Buccinasco e Cittadini attivi: altro passo avanti. Altri ne seguiranno

Il non voto, la reazione passiva dei Cittadini, all’invadente  e chiuso mondo della politica, anche e soprattutto quando locale, forse è giunta a una svolta. Quando la sfiducia si esprime nella non partecipazione ai fatti della Comunità, in genere il segnale viene  visto dai sociologi negativamente.

Sintomo di una malattia del “patto sociale” che sta alla base del vivere democratico. Il che però, va detto, non è rapporto di relazione automatico: causa/effetto. Nelle democrazie con maggiore tasso di partecipazione alle decisioni,  spesso si assiste a quote modeste o addirittura minime di votanti, soprattutto nei frequenti referendum.

In questo caso può anche vedersi un moto di estraneità sul quesito proposto: “mi sta bene una soluzione come l’altra e lascio che a decidere siano coloro che, coinvolti, andranno a esprimere le loro volontà”. Così il voto viene visto come intromissione in affari che, chi si sente estraneo vede come alterazione della volontà dei Cittadini interessati. A parte questa casistica (che diamo per assodato non riguardi l’Italia), l’effetto del non voto quale può essere?

L’assenza al voto come rifiuto della politica, può essere compressa fino all’esplosione in eventi  traumatici di vario livello; anche vere e proprie rivoluzioni. Con traumi e problemi propri di ogni passaggio di questo genere: prima che si possa ricostruire un equilibrio sociale dalla condivisione diffusa. Se non succedono è da preferirsi.

In una società civilmente matura la risposta, la correzione dell’anomalia da troppa delega ai partiti, avviene mediante la costituzione spontanea di gruppi di Cittadini che si impegnano direttamente nella Comunità. Impegni diversi che stanno crescendo, di natura sociale,  culturale, ludica, anche sportiva.  Minori i casi d’impegno diretto nella  manutenzione e sistemazione della cosa pubblica (tendenzialmente non gradita dalla politica attuale).

Ecco però che stiamo assistendo a un salto  di qualità. Una prima felice occasione è stata la autogestione della Sorveglianza di Quartiere, organizzata in breve e divenuta un centro di raccolta autogestito sulla sicurezza, come utile interfaccia per le forze dell’ordine. Il tentativo di ostacolare l’iniziativa di sindaco e giunta, davvero sbagliato, ha avuto conseguenze opposte, consolidando e dando sicurezza ai Cittadini volontari.

È poi seguito un gruppo locale che riguarda l’area immobiliare dei musicisti in fondo a passeggiata Rossini. Richiesta all’amministrazione; risposte molto parziali e inefficaci, tempo che trascorre a vuoto, poi si arriva al giornale locale che pubblica un’intervista collettiva. Il tentativo di dividere e bloccare l’iniziativa, ottiene il medesimo risultato: il gruppo di Cittadini si attiva in proprio e comincia a sistemare un’area lasciata deperire.

Questa volta arriva un’ipotesi di risposta del sindaco (sul giornale);  si vedrà come va a finire. Quel che è certo è un movimento dal basso, di Cittadini consapevoli e più che civili, che non prendono forche e falci per assaltare il municipio ma per sostituirsi all’inazione di chi, queste cose dovrebbe curare e risolvere. Saremo ottimisti in Città Ideale, ma la società civile è cresciuta e sta mettendo in campo il proprio valore aggiunto: vuole direttamente esserci e partecipare.

Finiti i tempi dei Masaniello e Ciceruacchio: di rappresentanti popolari dall’agire emotivo quanto privo di solidità concreta sul che fare, facilmente strumentalizzabili. Con i Cittadini attivi adesso ci si deve misurare, alla pari. Riconoscendo loro dignità e soprattutto il primato quali primi rappresentanti diretti del popolo. Popolo che non vuole più essere, e  non è più riducibile a  massa di manovra. Cittadini che sono il domani della democrazia vera, informata, partecipe.

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