Antipolitica o politica come servizio?

L’esito della Brexit, con la sua dimostrazione manifesta del grave limite di Democrazia nell’uso di strumenti del suffragio universale in un mondo sempre più complicato da comprendere nelle sue numerose variabili globali, ha dato la stura a una serie nutrita di riflessioni sulla natura del problema. Anche a una analisi per una volta globale, più ampia della situazione che Brexit si porta dietro.

La democrazia e i suoi strumenti sono una parte del discorso, naturalmente. Con le riflessioni che denunciano una divaricazione fra istruzione pubblica e le conoscenze necessarie per vivere la vita del tezo millennio. Un muro sempre più alto fra i pochi chi del bagaglio culturale sono dotati e si aggiornano e i molti che vivono senza avvedersi del mondo che, a velocità crescente, si fa più complesso e cambia.  I lettori di Città Ideale su questi temi già possono ricordare qualcosa.

Oltre a questo tema l’esito del referendum Brexit suscita altro: il diffondersi in tutti i paesi occidentali, di movimenti dal basso, alla ricerca di modi nuovi di rappresentanza, esterni, che non si riconoscono nei  partiti storici. l’effetto del referendum Brexit viene letto, meglio viene incasellato entro questa tendenza. Ci può essere del vero; siamo a una presa di coscienza di questi temi ?

Per Città Ideale la tematica richiede approfondimenti; non vi è dubbio che i partiti (in senso globale)  per come storicamente si sono costruiti, oggi appaiono vecchi, pesanti, costosi, inadatti. Lo stiamo dicendo da tempo: è finita la crescita economica secolare che tutto risolve e copre: se ogni anno si sta un po’ meglio del precedente sul piano sociale il far politica è semplice e facile.

Periodo finito, bisogna cambiare la rappresentanza che governa. I suoi contenuti, i suoi modi d’essere. Dovendo rispondere alla stasi e alle criticità sociali numerose (la caduta del ceto medio, le tecnologie e la conoscenza che cambia, il lavoro che si deve reinventare, l’invecchiamento della popolazione, ecc.), è richiesta una politica credibile, che coinvolga, che abbassi la delega, che sia partecipata perché sia credibile.

I movimenti estranei alla politica d’oggi, sono una richiesta di democrazia nuova: definirli “antipolitica” è proprio del sistema partito: non è antipolitica bensì antisistema, alternativa ai partiti storici. Il nuovo non nasce adulto, si porta dietro tentativi che possono apparire deboli, quasi estemporanei, alcuni destinati a durare poco, a rinnovarsi.

Definire tutto “antipolitica”, viene dalla concezione sbagliata che il far politica dei partiti d’oggi è perfetto, che non può cambiare, che non può essere diverso: un arroccarsi indifesa. Fra i numerosi contibuti apparsi sui gionali prendiamo in considerazione quello di Carlo Calenda (ministro per lo sviluppo economico), uscito su ilcorrieredellasera epubblicato anche sul sito del ministero (VEDI).

….. Come mostra anche il referendum inglese fratture profonde, trasversali e diverse da paese a paese attraversano le nostre società: giovani verso anziani, grandi aziende verso pmi, classe media verso élite, non laureati verso laureati. Il grado di polarizzazione tra vincitori e vinti non è più sostenibile. Riconoscere questa situazione è la prima cosa da fare per impostare una credibile proposta politica ed economica che affronti, piuttosto che rifiutare, le sfide della modernità. C’è un poderoso investimento da fare su cultura e educazione. Oggi il divario tra mezzi culturali per capire e operare nella realtà e offerta educativa è diventato una voragine. Siamo colpiti da un gigantesco salto culturale e tecnologico che investe tutti i settori della vita economica e sociale. L’unico modo per affrontarlo è fare un upgrading a 360° del nostro software e del nostro hardware. ….

Difficile non concordare, mentre sul piamo delle soluzioni immediate la proposta appare troppo semplificata: quote di investimenti pubblici  per creare lavoro per far ripartire crescita e lavoro. Troppo semplice,  forse condizionato dal ruolo dei suo ministero, anche se il discorso merita l’attenta lettura. Nelle condizioni date si devono prima individuare le razionalizzazioni della spesa, impegnandosi ad applicarle.

Dopo, solo dopo aver dato garanzia assoluta su un processo di efficienza della macchina dello stato, si potrà ragionevolmente destinare nuovo indebitamento (compensato dalla riduzione dei costi). Da qui la domanda: oggi il sistema, i partiti, sono dotati della credibilità sociale (del consenso politico) per condurre una politica che accompagni sacrifici e sviluppo? La risposta è no: la ragion d’essere  dei movimenti antisistema viene da questa incapacità.

Tag: ,

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth