Sindacati e sistema sfruttamento del Sud. Si accorgono del caporalato?

Città Ideale ha una memoria storica sulla materia. Con il termine caporalato si intende un meccanismo di questo tipo: “caporale” è un personaggio  che trae autorevolezza da rapporti con potenti del luogo (fra questi, sempre la politica locale; quindi l’antistato o entrambi. Segue l’impresa agricola che valuta la credibilità del caporale anche su questi aspetti).

Questa riconosciuta credibilità nei paesi consente di raccogliere richieste di lavoro. Fa uso di pullman e autisti, che raccolgono e consegnano sul campo i lavoranti. L’impresa paga il caporale un tot pattuito (in base a numero e ore). Il caporale retribuisce i lavoranti. Spesso avviene senza contratti, in nero come si dice. Oppure regolarizzando il minimo di giornate necessario (150 giorni). Necessario per aver diritto al sussidio mensile versato dall’INPS  (disoccupazione stagionale agricola).

L’esigenza di raccogliere lavoranti e consegnarli all’azienda agricola è naturale, ma non è prevista dai contratti. Sta cominciando a funzionare nel  Nord il voucher, che fa emergere e regolarizza un lavoro temporaneo e volatile, ma  non tutti sono d’accordo fra i sindacati. C’è anche chi vuole abolirlo il voucher.

Perché i sindacati non apprezzano? Bella domanda: i sindacati gestiscono da anni la funzione di controllo su giorni lavorati e contributi, percependo (i sindacati) per ogni pratica un corrispettivo consistente.  Per come è radicato negli anni e oliato il sistema caporalato, sono localmente inevitabili rapporti fra uffici locali dei sindacati e caporali (benissimo conosciuti sul territorio, gli uni agli altri).

Il caporale in queste condizioni dispone di una potenziale merce di scambio: all’ufficio locale del sindacato,  fornisce, promette, un tot di dipendenti da gestire per il sussidio disoccupazione. L’accordo non è scritto ma sulla parola; neppure necessario parlarne. Ti consegno i documenti di tot dipendenti e tu mi blocchi i controlli sul personale al lavoro.

Sistema oliato che funziona senza intoppi. Ci guadagna il lavoro irregolare, l’impresa  che spende meno, il sindacato. A pagare: l’INPS e i lavoranti agricoli. Sappiamo di un’azienda interinale che si propose, anche in accordo con un sindacato agricolo (UIL), un lavoro interinale interamente regolarizzato.  Sistema efficiente perché all’impresa si offre un’interlocutore solo che fa contratti, versamenti, pagamenti, paghe.

Risposta inizialmente molto forte dalle imprese grandi e medie, ma opposizione feroce dal territorio (paghisti e sindacati) che fecero pervenire in meno di un anno 30 ispezioni del lavoro, ma anche alle imprese agricole che facevano uso dell’interinale, denunce improbabili ma tali da inchiodare l’attività. Un avvertimento nei fatti, chiarissimo  all’impresa agricola: “Se fai uso dell’interinale ti mando l’ispezione”.

L’impresa interinale  mandò al ministro del lavoro pro tempore (Maurizio Sacconi) una descrizione della situazione chiedendo se al Ministero interessava più il caporalato, se gli sembrava logica la storia documentata che stava vivendo: aziende agricole che lasciavano il caporalato per l’interinale, soggette a controlli. La risposta avvenne nei fatti: l’impresa interinale non ebbe più ispezioni, se non saltuarie. Tutto però andò avanti come prima: i caporali, come i sindacati a produrre certificazioni per l’INPS.

Perché Città Ideale ne parla ora? La lettura di un articolo (corriere della sera) nel quale sindacati e ministero vanno in piazza contro il caporalato…  in testa i segretari di categoria CGIL, CISL UIL.  Fanno tutti tenerezza: intanto il sistema descritto all’inizio (fonte di potere locale, reddito nero, voti di scambio per l’antistato, entrate per i sindacati). Non saranno queste manifestazioni a cambiarlo.

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  1. #2 scritto da Città Ideale il 28 giugno 2016 10:25

    Tutto da leggere l’articolo de ilsussidiario, datato 19 01 2010, in coincidenza con il rilievo e l’attenzione provocata da una delle tante esplosioni, ricorrenti, che riguardano in particolare la Calabria per la raccolta di agrumi (e non solo).

    L’autore, va rilevato perché è un esperto di sociologia delle situazioni deboli o border line:
    si tratta di

    TOTI LICATA

    leggiamolo, nono stante i sette anni trascorsi, rimane di attualità nella sua analisi e nei problemi socio-politici che illustra.

    L’intreccio fra antistato e politica locale è presupposto innegabile dell’illegalità del sistema;
    da un lato il non vedere, la disattenzione dello stato nelle sue diverse articolazioni (locali e nazionali),
    mano pubblica che coinvolge anche associazioni sindacali e imprenditoriali locali,
    che qualcosa di ritorno a loro non può non venire: presupposto indispensabile,
    dall’altro il condizionamento ambientale che permette all’antistato l’offerta di pacchetti di voti.

    Non è un monopolio, qualche isola di legalità che riesce a sopravvivere c’è,

    resta la sostanza di una mano libera lasciata all’antistato, allo sconcio che descrive TOTI LICATA

    Quindi il rito di una manifestazione ogni qualche tempo, in prima fila sindacati e politici,
    è origine dello sconcio di questo far politica,
    dell’inutilità, anzi
    della presa in giro, della disinformazione sistematica
    che nel nostro paese viene diffusa dal sistema dei media

    la responsabilità del sistema dei media va aggiunta a quella sopra elencata
    Un modo per uscirne c’è: mandare a casa il “sistema”

    grazie Toti Licata

    RE Q
  2. #3 scritto da Nuccio il 3 luglio 2016 13:54

    La disinformazione è sempre stata d’obbligo in Italia e non solo, che qualcuno mi spiegasse cosa centra il nuovo senato con le regioni: aboliscilo e basta. Non ho ancora visto la sparizione delle 8000 partecipate. Le tasse le pagano solo quelli che hanno una busta paga…..
    Leggevo un articolo sempre di Toti Licata su Rosarno, il caporalato etc. Ok trovo i meridionali un pò rassegnati e passivi, Rosarno la trovo un’eccezione, magari lo facessero anche altrove. Di promesse sul combattimento del caporalato ne ho sentite fin troppe. Ma sento che gli italiani sono stufi sia della destra che di questa finta sinistra. I sondaggi lo confermano, sperando che i pentastellati non si pieghino al sistema…

    RE Q
  3. #4 scritto da Saccavini il 3 luglio 2016 16:42

    Che il caporalato nel meridione e in agricoltura in particolare, continui a essere prospero,
    che di fatto rappresenti una modalità extralegale, antistato,
    ciononostante condivisa da partiti, pezzi della politica, sindacati,
    per ritorni e utilità diverse, per quieto vivere, perché considerato un “male minore”..

    non si sa bene rispetto a che!
    Il sindacato CGIL sta facendo firmare per l’abolizione dei voucher…
    per l’abolizione si badi, non per una applicazione organica e severa…
    è semplicemente pazzesco.
    Sono conniventi con il caporalato oppure analfabeti di legislazione del lavoro e di economia.

    La regolazione normata delle piccole attività temporanee è da decenni adottata in tutta Europa.
    In Francia (ad esempio) esistono società specializzate che forniscono prestazioni casalinghe per poche ore,
    come baby sitter, assistenza anziani spot, badanti, assistenza sanitaria a domicilio,
    tutte regolate con voucher (con una trattenuta sociale del 12% mentre da noi è del 25%!)

    Tutti lavori che nell’interesse di chi lavora, dell’INPS, delle tasse, sono in questo modo regolarizzati.

    Questi protervi residui dello statalismo vogliono eliminare, il meccanismo.
    Anziché attivarsi per una diffusione sempre più agevole, che aiuti le famiglie che hanno necessità del servizio,
    che regolarizzi e garantisca chi quei lavori esegue, che siano certi di essere pagati!

    Una pazzia Nuccio…

    Sta diventando il cancro che contribuisce a uccidere l’economia del paese, e il lavoro…

    Città Ideale accetta confronti, … è qui che aspetta
    (saremmo sorpresi che si facciano avanti, perché sanno che la situazione è questa)

    buona giornata

    RE Q

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