Buccinasco: i pro tempore ascoltino Francesco con i fatti, non a parole

“C’è il martirio del sangue per i cristiani ma anche il martirio di tutti i giorni, il martirio dell’onestà in questo mondo che si può chiamare paradiso delle tangenti

“oggi manca il coraggio di buttare in faccia i soldi sporchi. È un mondo dove tanti genitori danno da mangiare ai figli il pane sporcato delle tangenti”.

oggi è comune lavorare in nero. Un contratto senza ferie e assistenza sanitaria. Questo si chiama lavoro schiavo e la maggioranza di noi viviamo in questo sistema di lavoro schiavo”

“I profughi fuggono da guerra e sfruttamento. La guerra è l’affare che in questo momento rende più soldi. Ci sono difficoltà anche per fare arrivare aiuti umanitari, ma le armi, invece, arrivano sempre. Non c’è dogana che le fermi. È l’affare che rende di più”.

ha chiesto con forza, anche agli ecclesiastici, di non essere adoratori della “dea tangente, mettendo in guardia dalla “doppia di vita di coloro che donano alla Chiesa ma rubano allo Stato.”

“Agli esattori delle tasse – ha sottolineato il Papa all’inizio del Giubileo straordinario della misericordia – Gesù dice di non esigere nulla di più della somma dovuta. Cosa significa? Non fare tangenti!”

“La società corrotta puzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza”

“La sensibilità ecclesiale comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane,

“Io penso ad alcuni benefattori della Chiesa che vengono con l’offerta: ‘Prenda per la Chiesa questa offerta’. È frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata con il lavoro malpagato! Io dirò a questa gente: ‘Per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo’. Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio.

Le esternazioni di Francesco  hanno un filo logico molto evidente: coniugano Fede con Etica e Morale, non facendo sconti. Affermazioni generali, dalle quali si può notare una conoscenza non approfondita delle leggi economiche. L’insieme però è chiaro. La domanda di comportamenti etici e morali interpreta un’esigenza diffusa, globale:  difficile non condividere.

In questo insieme però un file rouge è evidente: la corruzione politica ma anche interna alle autorità religiose… le tangenti, la diffusa mentalità corruttiva, il ricilcaggio. Temi che sono caldi, che riguardano soprattutto la crescita esponenziale della corruzione legata alla malavita globale, agli antistati nei diversi paesi (Italia molto rappresentata).

Alla conseguente politica che ne è il principale supporto, per le inevitabili dimensioni economiche di molte delle decisioni di spesa.  La lettura socio-politica di Francesco ha una forte connotazione  verso i detentori del potere, degli amministratori pubblici. Riguardo al sistema armi-difesa.

Ma come può utilmente riversarsi su Buccinasco la lezione di Papa Francesco, in chiave socio-politica? Viene alla mente il rifiuto dell’iniziativa dell’ANCI “cento comuni contro le mafie” e la contrarietà che ha del clamoroso.

A seguire, forse per compensare, il mese di eventi contro la mafia (in generale, senza obiettivi politici, senza priorità indicate), seguito a ruota dalla delibera di giunta sull’antiriciclaggio, in ritardo di vent’anni, sulla spinta dell’azione di Città Ideale. Per finire con il silenzio successivo, che sta durando ormai da tre mesi.

La questione dell’antiriciclaggio, il tema caldo oggi a Buccinasco, è una sorta di tabù: come per Città Ideale: non se ne deve parlare. Persino la commissione speciale sul Protocollo della Legalità, cambia contenuti, se non proprio argomenti. Viene da consigliare ai nostri pro tempore. Che si sveglino e seguano gli indirizzi che indica loro questo Papa francescano, che coniuga lotta alla povertà con azione verso Etica, Morale, Pulizia. Praticarle non a parole ma sui fatti.

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