FOIA in partenza: entra in vigore il diritto alla trasparenza

Freedom Of Information Act: una faccenda adottata oltre Atlantico nel 1966 (cinquant’anni fa!, nell’America ancora kennediana), arrivato in Europa nel 2000 (Regno Unito). L’acronimo adottato anche in Italia (FOIA), non è  propriamente felice, ma tant’è: si tratta della trasparenza! Del principio quasi ovvio e mai applicato:

le informazioni detenute dalla pubblica amministrazione appartengono ai Cittadini

Un principio assoluto, che si deve assolutamente pretendere e applicare. Che in Italia si sta cercando di adottare dal governo Monti, con un iter tormentato che si sfarina in piccole dosi. Il lettore abbia la pazienza di andare a leggersi il titolo del decreto appena approvato (VEDI), di cui si attende la pubblicazione :

DECRETO LEGISLATIVO RECANTE REVISIONE E SEMPLIFICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE PUBBLICITA’ E TRASPARENZA CORRETTIVO DELLA LEGGE 6 NOVEMBRE 2012, N. 190 E DEL DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013, N. 33, AI SENSI DELL’ARTICOLO 7 DELLA LEGGE 7 AGOSTO 2015, N. 124, IN MATERIA DI RIORGANIZZAZIONE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Parliamo delle novità: è finalmente assodato e stabilito il diritto a ottenere qualsiasi informazione detenuta dalla pubblica amministrazione e da altri soggetti (alla pubblica amministrazione ricollegabili), senza necessità di motivare la richiesta (“accesso civico”). I dati della pubblica amministrazione sono dei Cittadini!

Il decreto stabilisce anche norme relative all’accesso a dati statistici grezzi detenuti dalle pubbliche amministrazioni, a vantaggio di ricercatori che presentino un progetto di ricerca ritenuto “adeguato”. L’amministrazione è obbligata a rilasciarli; La richiesta è valida anche se non motivata. E’ libera e non soggetta a nessun diritto o bollo o imposta.

In cauda venenum dicevano i latini.. ed infatti vi sono alcuni aspetti attuativi che richiederanno limitazioni: il decreto demanda a ANAC (ANTICORRUZIONE) e all’Autorità per la Privacy, perché insieme definiscano le linee guida entro cui è possibile far valere il diritto di privacy o elementi di sicurezza dello stato o dell’ente che possano determinare la negazione (che però deve essere motivata entro trenta giorni); ci sarà da aspettare e il risultato non è sicuro che sia il massimo.

Ma  la cosa più stupida (si, non si può definire diversamente questa dimenticanza ministeriale), che rischia di vanificare l’efficacia del principio, trasformando il decreto in una grida di manzoniana memoria, è l’assenza di sanzioni: sembrerebbe che il mancato adempimento all’obbligo comporti solo un illecito disciplinare. Non proprio zero effetti ma quasi… Naturalmente al ministero non sono stupidi; semplicemente fanno la legge inserendovi il baco che consente di non adempiere. Una cosa voluta.

Nonostante i limiti, il principio ha il carattere di  una rivoluzione; Città Ideale attende l’entra in funzione perché, sia pure dopo trenta giorni (c’è da scommettere   che il limite massimo stabilito dal decreto verrà sfruttato sempre). Prepariamoci, tutti i Cittadini hanno diritto ad avere tutti i documenti e i dati: sono nostri!

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