Scuola pubblica d’infanzia: il parere dei destinatari del contributo

Riporteremo quanto trascritto nell’ultima ora, circa le affermazioni in Consiglio, dei nostri Cittadini in assembla degli eletti. Dichiarazioni che dopo parecchie riunioni a due con Assessore e Sindaco ci si attende siano ben pesate. Il Consiglio è sede istituzionale: non siamo in una riunione di partito, in un convegno qualsiasi.

Il sindaco: si è svolta una trattativa seria, nella quale non sono mancati momenti di tensione, ma si è giunti a un punto di condivisioen ampio, praticamente sul 97% del contenuto. Queste reazioni di stasera non si comprendono, il dissenso lo giudichiamo marginale. Se no devo pensare che oppure sono venuti qui degli interlocutori inetti.

Il costo del comune per un bimbo delle statali è di 650 euro, mentre la scuola d’infanzia parrocchiale ci costa 1760 euro. Si è fatta confusione stasera, ci sono state perfino richieste di referendum. Non si fa niente e si vota così com’è. Si è fatta propaganda elettorale e via così. Bocciata la proposta di Coalizione Civica di sospendere il voto per presentare in consiglio una proposta che sia condivisa.

Bocciati tre emendamenti del gruppo Forza Italia/Fratelli d’Italia: eliminare il paragrafo degli “utili”; ripristinare l’importo dei 67 euro sulla quota di sostegno personale prevista in detrazione dalla legge; in caso di aumento degli sicritti mettere il tetto massimo a 470mila euro. Non riportiamo i pareri del Segretario che ha adattato le sue competenze alla volontà del sindaco.

Riportiamo intanto quanto in un comunicato destinato a tutti i genitori della scuola d’infanzia è stato inoltrato nella giornata di ieri. Giudichino i lettori la posatezza e l’equilibrio dei rappresentanti, che dimostrano misura e chiarezza, smentendo nei fatti il sindaco (VEDI l’intero comunicato). Chiare le differenze e diciamo pure ben descritte (con queste si devono misurare).

GLI ASPETTI NEGATIVI CHE PEGGIORANO LA CONVENZIONE

Non si capisce perché, nonostante il risparmio per le casse pubbliche garantito dalla nostra scuola sia acclarato, venga diminuito a soli 234 bambini il contributo erogabile, limitando di fatto la libertà di scelta delle famiglie

Riteniamo paradossale la scelta dell’amministrazione di ridurre il contributo fisso di quei 76 euro che il Governo Renzi riconosce a tutte le famiglie che decidono di iscrivere il proprio figlio ad una scuola paritaria

Alcune precisazioni vanno fatte anche per quanto riguarda la clausola di garanzia. Abbiamo lottato a lungo per farla inserire nel Testo, ed è stato un grande risultato. Questo meccanismo consentirà al nostro asilo di avere più posti convenzionati nel caso in cui i bambini iscritti – nel prossimo triennio – alle scuole materne (statali e paritarie) siano più numerosi rispetto a quelli previsti dall’anagrafe comunale. E’ stata per noi una grande sorpresa scoprire che il Comune, arbitrariamente, abbia però deciso di stabilire un tetto massimo al contributo. Questo dunque significa che la clausola vale, ma solo fino ad un certo punto e cioè fino al raggiungimento dei 430.000 euro che l’amministrazione ha fissato come contributo massimo erogabile.

L’altro punto che non ci convince è quello relativo alla restituzione di eventuali utili. Anche in questo caso, abbiamo appreso dell’inserimento di questo vincolo quando l’accordo era già stato raggiunto. Abbiamo chiesto quali fossero i riferimenti normativi che imponessero un tale obbligo, ma ad oggi (come è emerso chiaramente anche durante il Consiglio comunale) nessuno lo sa spiegare tant’è che prima si parlava di un DL (il 78/2010), poi dell’articolo 97 della Costituzione e dopo ancora di una Legge regionale.

Una riflessione doverosa  per concludere…. ce ne parla Renato Caporale (VEDI)  con un avvertimento che condividiamo, crediamo con tutti i lettori:

…. c’è chi vive una vita dedicata all’educazione e c’è chi vive una vita senza capire che la scuola in ogni forma e sostanza non è un “nemico” da combattere ma un “amico” da sostenere. “Mal educata” a capire tutto questo, l’amministrazione di Buccinasco tenta uno “sparo” sulla materna parrocchiale di Romano Banco. La storica scuola materna, dedicata a “Don Stefano Bianchi”, suo fondatore, è stata una vera manna dal cielo per intere generazioni, rimanendo ancora oggi più virtuosa proprio per il suo modello educativo, economico e gestionale…

Uno sparo prevedibile, viste le premesse. Uno sfregio al vivere civile, al riconoscere dignità e rispetto doveroso che chi ha responsabilità di maggioranza non dovrebbe mai dimenticare. Anche qui bisognerà ricostruire un rapporto di corretto rispetto delle istituzioni mettendo da parte  ogni divisione preconcetta per una Comunità coesa, con le sue peculiarità, le sue caratteristiche, le sue diversità che sono ricchezza.

Tag: ,

  1. #1 scritto da Roberto DM il 30 aprile 2016 13:05

    Dal SIoNO Magazine…

    “Il confronto pacifico e condiviso dei precedenti sei mesi è stato vanificato i
    n sole quattro ore di fischi, applausi, urla e commenti inappropriati,
    al termine delle quali la convenzione è stata approvata dalla maggioranza del consiglio.”
    Roberta Campagna,
    Si o No Settimanale Magazine il giornale dei navigli.

    Lo sparo che ha sentito Renato Caporale era quello di una pistola da starter,
    che si usa nelle competizioni sportive…
    un via alla corsa in cui tutto era stato già deciso mesi prima…
    partecipanti, vincitori e tifosi urlatori ed incitanti a bordo pista…. !!
    Che spettacolo !!

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 30 aprile 2016 13:27

    Bisogna tornare ab ovo Roberto, alle origini.

    I Cittadini in una Democrazia (potere al popolo),
    sono coloro che hanno diritto, DIRITTO, di esprimere
    il loro consenso o dissenso.
    Il Consiglio è pubblico: chi ha l’onore e l’onere di amministrare
    viste le deleghe che oggi ha,
    può accogliere, ripensare, approfondire, modificare, quando predisposto.
    Oppure considerare le proteste verbali comunque espresse,
    cosa che li lascia indifferenti e proseguire come un carro armato.

    L’articolo in questione descrive le ragioni della maggioranza,
    che non ha altri argomenti che farne una questione di buona educazione.
    La realtà evidente è un’altra:

    UNO le sei o sette riunioni (non mesi precedenti) non hanno portato a un testo condiviso.

    DUE che ci fosse un accordo è una invenzione, ne al 100 ne al 50: un accordo c’è o non c’è
    in questo caso non c’è e lo dimostrano i punti elencati dal comitato di gestione della scuola d’infanzia.

    TRE la maggioranza ha posto un au aut rifiutando anche la proposta di una pausa di riflessione


    Buttarla in caciara non è cosa dei genitori ma della maggioranza.
    Il comunicato non urla.
    Documenta e descrive posizioni precise. Con questo ci si deve misurare,
    non inventandosi un argomento per parlar d’altro….
    buona giornata

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth