Comunicazione e politica: superato il limite della decenza?

Ci viene da FB questa bella riflessione di Barbara Massa. Desolata per l’eccesso di banalità spensierate mentre stiamo vivendo un periodo di grandissimi cambiamenti e turbamenti, dei quali la prima personalità impegnata a ricordarcelo è l’attuale Papa, che non perde occasione per richiamarceli all’attenzione.

Senza girarci tanto in giro, i contenuti sono di emanazione politica, dell’attuale partitocrazia che senza ritegno ci vuole Cittadini disinteressati, superifciali, ignoranti. Possibilmente assenti alle elezioni. Meno votato, più possono pilotare e perpetuare la loro riconferma. Non si chiami fuori la politica da questo stato di cose del sistema comunicazione, dei media. Può fare molto e molto di più.

L’equilibrio nel tipo di programmi e nei contenuti è un valore. Significa rispetto per il mondo che cambia e che soffre, per le tragedie d’oggi (che poi non sono d’oggi ma di sempre, e anzi si stanno riducendo). Oggi il mondo è diventato il cortile di casa, abbiamo coscienza e siamo chiamati a dare risposte su questioni fino a ieri sconosciute ai più; distanti, più facili da dimenticare. Il richiamo, di una feroce ironia, che Barbara ci propone, deve far riflettere.

ANCHE NOI FINALMENTE STIAMO PIANGENDO

(Barbara Massa 29 Marzo 2016) Anche quest’anno la programmazione degli “storici” palinsesti televisivi continua senza intoppi Sono scadenze stagionali, quelle cose che ci toccano ogni anno e che noi assumiamo, con più o meno indifferenza, come Sanremo, Il Grande Fratello, Amici, L’isola dei Famosi… Io normalmente non le seguo, guardo sempre meno televisione, non ho tempo e non mi piacciono. Così quest’anno, quando è arrivata L’Isola dei Famosi, non mi sono soffermata a ragionarci su neppure per un istante.

Fino a ieri sera, quando, in una delle mie poche serate oziose con sufficienti ore di sonno alle spalle per non svenire davanti alla tv, sono incappata nella storica trasmissione. A dire il vero non ho resistito molto, credo 15 minuti al massimo, ma comunque un tempo sufficiente per provare un profondo disagio e un’autentica vergogna.

Questo è stato un anno terribile. I numeri parlano chiaro e la cronaca di ogni giorno, ci riporta immagini e resoconti terribili di disperati, che naufraghi lo sono davvero, e che in mare, per raggiungere una costa, ci muoiono veramente.

Donne uomini e bambini che conoscono la fame, quella vera, e che vivono in tende, nel fango, davanti ad un fuoco di fortuna, in attesa di vincere la loro partita, che non è la notorietà, ma un posticino in quella parte di mondo che, anche se spesso solo apparentemente, dovrebbe garantire loro una vita dignitosa e lontana dalla morte e dalla violenza. Mi scuso per la banalità del mio ragionare, perché è davvero un pensiero banale e scontato il mio, qualche cosa di cui neppure ci dovremmo trovare a discutere.

Tuttavia la trasmissione c’è, in prima serata, e ci sbatte in faccia, senza pudore alcuno, uomini e donne che piangono commossi perché gli mancano i loro cari, perché hanno fame, perché lanciati da un elicottero per raggiungere la spiaggia hanno avuto paura di morire….E’ uno schiaffo troppo forte, di quelli che ti fan voltare la faccia e che ti lasciano il segno sulla guancia. Cancellarne la programmazione non avrebbe cambiato le cose, non avrebbe salvato neppure uno dei tanti disperati che anche in questo momento, mentre al calduccio della mia casa scrivo, sta cercando di mantenersi vivo.

Ma sarebbe stato un segnale, un segnale di civiltà ed io appartengo a quella generazione che considera ancora i segnali un cosa importante. Questa trasmissione ci parla e se l’ascoltiamo veramente ciò che dice è drammatico.Racconta di noi, che siamo pronti e ormai assai esperti a piangere davanti a un bambino riverso sulla spiaggia, o a un padre che salva il proprio figlio tra le onde del mare, ma non siamo ancora pronti e disposti a cambiare nulla in noi e nella nostra vita e nella nostra società per aiutarli veramente.

Perché loro, non esistono davvero. Accettiamo di riconoscere e immedesimarci nella sofferenza e nel dolore solo quando questa ci viene presentata come una finzione, perché così l’immedesimazione non ci ferisce e lascia intatte le nostre coscienze. Noi sappiamo piangere solo per noi stessi, non più per gli altri. E questo, chi si occupa di comunicazione, lo ha già capito da tempo.

Basta vedere come vengono presentate le disgrazie altrui: noi abbiamo bisogno di un nome, di una storia, ogni disgrazia ha la sua drammaturgia la sua regia e il suo giusto palcoscenico e sempre, la foto più efficace: giusta luce, giusta inquadratura…la musica, si sa, aiuta e….. BUM…è fatta…anche noi, finalmente, stiamo piangendo.

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  1. #1 scritto da Roberto DM il 31 marzo 2016 14:26

    Oh,Signur,oh Signur…pure il banalissimo sermone di “suor Barbara” viene pubblicato su Città ideale….!!
    Ma almeno avete avuto il consenso scritto per pubblicarne foto e pensiero ?…..

    P.S.
    E’ un bel match dire se è peggio fare audience con una trasmissione televisiva come l’Isola dei famosi o fare audience pubblicando i sermoni di “suor Barbara”….
    Ma almeno a casa tua mentre guardi la TV c’è il telecomando che ti salva appena capisci che puntualmente alla fine di un telegiornale parlano dell’isola dei famosi….

    RE Q
  2. #2 scritto da Città Ideale il 31 marzo 2016 15:26

    Signùr, Signùr, Roberto…

    Anche cercando di capire la definizione di suora rivolta a Barbara Massa,
    non riusciamo …

    Il tema non è ALTERNATIVO

    ma DA EQUILIBRARE

    Che in prima serata vi siano troppe trasmissioni formato telenovela brasiliana anni ottanta, crediamo sia evidente.
    Un invito alla riflessione lo giudichiamo degno di interesse.
    Non ci rendiamo conto, creda, di come il mondo (la gran parte dei paesi) sta correndo
    con novità quotidiane, nuovi prodotti, nuove tecnologie
    che richiedono un sistema dei media dalla composizione che aiuti
    a capire e vivere il cambiamento…

    Poi la politica di questo periodo che tende a fare di tutto
    una sorta di gara ludica o talk show urlato
    che ha il risultato di non consentire di capire,
    di crescere, di formarsi una idea
    chiara e competente…

    Questo il pensiero di Città Ideale sul tema

    Libero poi ciascuno di vedersi ciò che crede,
    cambiando canale con lo zapping.

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 31 marzo 2016 20:46

    Fermo restando che la TV sforna ciò che il pubblico vuole, lo spunto di riflessione è valido, ma la medaglia va vista da entrambe le facce. L’Africa è in continua e inarrestabile espansione demografica, molto superiore al tasso di crescita delle varie (povere) economie, per cui stiamo parlando di orde, milioni e milioni, di persone che spinte dalla fame e dall’indigenza cercheranno “fortuna” altrove, in particolare qui, in Europa.

    Possiamo pensare di dare accoglienza a qualche centinaio di milioni di disperati nei prossimi 30 anni?

    Questa è la domanda che dobbiamo porci, senza falsi e pericolosi buonismi.
    La fuga dalle guerre è, troppo spesso, una scusa di comodo per i fanatici della teoria delle porte aperte.
    La maggior parte dei morti nel Mediterraneo non è per gente che fuggiva dalla guerra.

    Chi si imbarca su zattere per lasciare la Turchia alla volta della Grecia, non scappa da una zona di guerra!
    Non c’è la guerra in Turchia!
    Cercano approdi in Europa nella speranza di trovare, se non l’Eldorado, almeno un futuro migliore.
    Comprensibile, ma lo possiamo sopportare?
    Siamo in grado di reggere l’impatto e di garantire un futuro sereno a tutti?

    L’accoglienza a braccia aperte di chiunque voglia venire, è davvero la strada maestra per garantirci un futuro prospero e privo di tensioni?

    Gli indiani dell’America Centrale accolsero benevolmente i conquistadores e non mi pare abbiano fatto una bella fine.

    Lo stesso dicasi in Nord America dove senza l’aiuto degli indigeni i primi coloni non sarebbero sopravvissuti.
    Si festeggia ancora oggi il Thanksgiving, ma mi pare che il ringraziamento verso gli indiani non sia stato proprio durevole e riguardoso, o no?

    RE Q
  4. #4 scritto da Città Ideale il 31 marzo 2016 21:55

    Sul tema potremmo scrivere molto,
    è un tema importante e complesso che riguarderà i prossimi decenni.
    Ciò che pone Barbara è questione di comunicazione, facendo riferimento a due immagini simili (paura d’annegare) in situazioni antitetiche.
    La questione che affronta è la comunicazione o, per lo meno, questo è ciò che Città Ideale ha inteso cogliere dalla sua riflessione

    buona serata Andrea

    RE Q
  5. #5 scritto da Roberto DM il 1 aprile 2016 17:07

    RE Q
  6. #6 scritto da Città Ideale il 1 aprile 2016 17:33

    Sediamoci tranquilli e prendiamo atto di una realtà storica ineludibile:

    Nei prossimi decenni i paesi dell’Occidente avanzato saranno gravati da:
    > crescente composizione di pensionati che hanno superato la fase di vita attiva;
    > una riduzione della popolazione misurabile in parecchie decine di milioni;
    > avranno bisogno assoluto di popolazioni “importate”;
    > se ciò non venisse programmato bene; se venisse ostacolato;
    > l’Occidente è destinato al declino, superato da Paesi nuovi arrivati.
    > oggi ci sembra ancora molto lontana una matura coscienza sul problema.

    Un argomento molto complesso, certamente da affrontare.
    Che però Città Ideale non ha considerato nella proposta di Barbara Massa,
    preferendo porre l’attenzione su una distorsione dei media, del sistema di comunicazione

    ne parleremo Roberto, perché l’argomento merita
    (anche se solo di riflesso riguarda la nostra Buccinasco)

    buon giorno

    RE Q
  7. #7 scritto da Roberto DM il 3 aprile 2016 18:03

    RE Q
  8. #8 scritto da Saccavini il 3 aprile 2016 21:23

    Parleremo di questo argomento, Roberto.

    Ci sarà modo di approfondire.
    Per ora si può solo prendere atto che l’Europa
    sta dando una pessima immagine di sé.. praticamente non esiste.

    In pratica gli stati non periferici, stanno dicendo a quelli di confine:
    ARRANGIATEVI, NON SONO PROBLEMI CHE CI RIGUARDANO.

    Chacun pour soi ed Dieu pour tous

    gli stati nazionali sono storicamente praticanti di questo antico detto.
    fase di stallo, che non esclude passi indietro nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa

    buona serata

    RE Q
  9. #10 scritto da Città Ideale il 14 aprile 2016 14:15

    Buon giorno Roberto,

    grazie per la segnalazione da ilgiornale; ci piace riportare l’articolo:

    L’imprenditore in questione è Corrado Buzzolan, il quale di fronte ad una richiesta d’aiuto non ha saputo dire di no. Quel gesto generoso però gli è costato caro.

    Qualche giorno prima di Natale, forse influenzato dal clima di solidarietà tipico della festa religiosa, aveva concesso a un uomo di nazionalità romena l’uso della sua casa in via del Santuario 6. Lazar Fanica, però, aprofittando del buon cuore di Corrado, non è più andato via. Di recente il romeno di 56 anni è stato multato di 600 euro dalla polizia locale Alto Vicentino per l’abbandono in via Pranon di 30 scacchi di immondizia domestica.

    La situazione è degenerata a fine gennaio quando l’imprenditore ha fatto visita all’ospite per chiedere al romeno di lasciare la casa, richiesta che ha scaturito in una lite, con parole grosse e altro. Buzzolan ha denunciato alle forze dell’ordine di essere stato minacciato da Fanica armato di accetta. Pure il romeno ha presentato denuncia per lesioni, asserendo di essere stato aggredito dal padrone di casa. La situazione appare in stallo, anche perchè Fanica sostiene di aver ricevuto assicurazioni da Buzzolan di potere restare pagando un canone di affitto, che al momento non ha versato.

    Il fatto, che ha tutti i tratti di un incubo, non sembra destinato a concludersi presto: per Corrado Buzzolan si profila una trafila burocratica e legale lunga anni per rientrare in possesso della sua casa.

    Non ha a che vedere con l’articolo ma la vicenda è allucinante.
    Capita troppo frequentemente che la giustizia legata al principio e privata del buon senso del giudice (da noi si deve applicare la norma) si traduca in casi assurdi come questo.
    Probabilmente dobbiamo cambiare il modo stesso del fare giustizia:
    la nostra società è enormemente più complessa rispetto ai principi giuridici d’epoca napoleonica da cui trae origine.
    Le casistiche sono le più diverse e le norme non possono prevederle tutte.
    Il giudice che applica la norma e manda in pensione il buon senso è sempre più illogicO (e dannoso).

    buona giornata

    RE Q

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