Dall’antistato allo Stato: un passaggio su cui riflettere

I partiti, la politica, adottano criteri comunicativi, con un occhio prevalente sull’effetto consenso. Eventi, iniziative, giaculatorie; competizione fra chi è più paladino dello Stato, più feroce avversario dell’antistato: delle mafie, come più pudicamente si dice, evitando di dare concreta collocazione a una malavita organizzata che si prende fette crescenti di potere, che non è più solo malavita, ma antipotere rispetto allo Stato; basato sulla forza, sull’intimidazione. Viene meno, sostituisce lo Stato di Diritto.

Presupposto territoriale dell’antipotere è la condivisione con la politica, soprattutto locale, basata sullo scambio voti/preferenze contro lasciar vivere se non favorire o spartirsi affari con l’antistato. Non solo locale però. Le cronache ogni giorno ci  descrivono una ragnatela che pervade fette di poteri, politici ma anche economici, di trafficanti negli appalti pubblici che la politica distribuisce. Questa la melma, il pantano entro cui prospera il contropotere che diventa antistato.

Basare il contrasto all’antistato su eventi pubblici di tanto in tanto, è evidente che non intacca neppure con un graffio la struttura fatta d’interessi comuni partitocrazia/malaffare sistemico. Inutili quindi? A qualcosa servono, perché al problema rimandano e lo ricordano: non di più. Se poi a farlo è l’insieme dei partiti che in altri tavoli contrattano, cedono o spartiscono fette di potere e d’affari…. L’aspetto di una recita di comodo diventa evidente.

La base del cancro sta in queste incrostazioni: che vanno abbattute. Può farlo solo la società civile che al sistema dei partiti è esterna: i partiti da soli sono troppo condizionati dal consenso contrattato, diventato ormai endemico; molto meno al Centro Nord (sembra) ma pervasivo al Sud, ove gli elettori sono la maggioranza.  Tirarsene fuori richiederebbe il ripensamento totale della forma partito; non se ne vedono avvisaglie.

Può essere un’antidoto la  scuola, l’educazione civica fatta sistematicamente, integrata con un’intelligente e capace comunicazione dei media. Anche questa però si inaridisce presto se lo Stato non agisce in modo determinato per ridurre le capacità attrattive dell’antistato con un agire corretto, efficace, pulito, fino a rappresentare il riferimento valido per i giovani e la società attiva. Fare economia pulita deve diventare conveniente… deve valere la pena.

Discorso complesso, che sarà occasione di altre riflessioni. Questa parte è la premessa indispensabile di un’agire di contrasto vero e organico all’antistato. Uscire dalla convivenza di fatto (quando non diventa connivenza)  che oggi viene praticata. Leggere l’elenco delle vittime dell’antistato è emotivo, ma drasticamente riduttivo. La diffusione dell’antistato ha sottomesso intere generazioni, fette di società civile costrette a convivere, a subire l’intimidazione, la violenza, il ricatto. Vince la prevaricazione del più forte quando viene a mancare lo Stato di Diritto.

Vi è poi, fra gli altri, un fattore di penetrazione nell’economia reale che sta crescendo in modo che deve preoccupare. Le attività illecite (su tutte: le droghe), generano enormi quantità di capitali da ripulire. Troppo lentamente le istituzioni internazionali stanno ponendo paletti e controlli (qualche difficoltà la stanno creando). Ecco che può venire a fagiolo l’attività immobiliare, commerciale o imprenditoriale pulita su cui investire. In questa fase di crisi fatta di carenti capitali per investire, le occasioni d’impiego diventano facili e profittevoli. Un’estensione a macchia d’olio dell’antistato nella società. Come affrontare la situazione?

Il contrasto alle operazioni è di dovere: le regole nei rapporti della P.A. con i privati devono essere rafforzate come prevede il Protocollo della Legalità.  Una diffusione incontrollata della presenza nell’economia reale porta l’antistato a occupare, appropriarsi di fette crescenti dell’economia legale. Si deve contrastare in ogni modo questo percorso, e anche trovare alternative in positivo.

Adesso torniamo alle problematiche subito espresse dal Segretario su mandato del sindaco, nell’ultimo Consiglio Comunale: opportune per l’antistato. Qualcosa Segretario e sindaco dovrebbero sapere e considerare; non far finta di dimenticarsene. Devono essere superate quindi, le criticità messe avanti dal segretario, dotando il comune di regole severe. Ne parleremo ancora, di cosa ancora si può fare.

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