Acqua pubblica (statale): referendum e 65 miliardi di buchi

Il referendum per l’acqua pubblica, per escludere le società private che, non sia mai, puntano al profitto, l’acqua gestita dallo Stato senza fini di lucro è giunto al capolinea. Buttato nel cestino: lo Stato non è capace di una gestione efficiente, non può destinare 65 miliardi di investimenti per adeguare la rete alla normativa europea, su cui paga, e chissà per quanti anni pagherà una multa all’UE.

Città Ideale aveva avvertito: non esiste un servizio gratis, se per renderlo disponibile occorrono investimenti per realizzare e mantenere reti efficienti. Qualcuno questi capitali li deve tirar fuori: se la gestione è statale (pubblica è un sinonimo che attenua il termine statale) bisogna destinare danari dalle tasse dei Cittadini, in una coperta sempre corta, che deve reperirle tagliando altri servizi.

Le società di fatto statali (sorta di consorzi in forma di società per azioni, ma a controllo totalmente politico) non sono efficienti. Inoltre sono vincolate a tenere i costi bassi per ragioni di consenso politico. I capitali mancano. Non si può all’infinito pagare centinaia di milioni l’anno di sanzioni UE. Sarebbe necessario privatizzare: farlo però chiuderebbe una greppia di migliaia di incarichi e posti di lavoro che i partiti si distribuiscono.

Non lo faranno, finche il sistema partitocratico, il gattopardo, resterà al potere. Bisognerà farlo fuori. Cosa hanno pensato allora, per far finta di adottare criteri “di mercato”? incentivare le strutture territoriali grandi a controllo partitico, sperando in economie di scala per le dimensioni, e facendo finta di renderle pubbliche con una quota minoritaria a “privati” (che sarebbe interessante studiare per capire gli agganci di questi con la politica territoriale). Ecco che si crea il gestore unico sul piano territoriale (un altro monopolio).

Succede però che si deve modificare la legge per inserire il criterio dell’economicità dei prezzi, della vendita dell’acqua a quotazioni che “assicuri adeguata remunerazione al capitale investito” (il decreto approvato). Quindi via libera all’aumento dei prezzi, ma in cambio in condizioni monopolistiche (per definizione inefficienti). Pagheremo caro, pagheremo anche gli investimenti da fare per ridurre lo spreco dell’acqua (oggi il 37% di quella messa negli acquedotti va perso!). Leggi l’articolo de ilfattoquotidiano VEDI)

Si otterrà efficienza?  certo che no. Le finte aziende private monopolistiche non saranno condizionate dal mercato, essendo unici distributori. Saranno controllate dai partiti, con posti e sedie distribuiti dai partiti; il conto a fine anno quadrerà sempre: basta aumentare le tariffe al “mercato” (ciò alle spese di questi elefanti che operano da monopolisti).

E il referendum? Passata la festa, gabbato lo santo. Cari elettori che avete votato affascinati  dall’idea dell’acqua come l’aria. Gratis per tutti; che avete dato il voto ai partiti che si sarebbero impegnati per l’acqua gratis: vi hanno preso per il naso. Non poteva essere diverso, del resto. L’economia è una scienza triste: se vai contro e cerchi scorciatoie finisce che vai a sbattere, e il conto lo paghi: lo dobbiamo pagare. Che almeno serva di lezione.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 20 marzo 2016 15:52

    La famosa teoria dei Beni Comuni, dei diritti inviolabili, dello Stato padre e padrone che deve garantire i bisogni primari.

    Le solite filastrocche dei beni comunisti, poco beni e molto comunisti!
    L’acqua è un bene primario e per tale motivo deve essere lo Stato a gestirla e fornirla!
    E il cibo no?
    Perché, seguendo la stessa logica, non dovrebbe esserci lo Stato agricoltore, allevatore, macellaio, fornaio, salumiere?
    La casa no?
    Perché le abitazioni devono essere messe sull’orrido mercato fonte di profitti e di diseguaglianze?
    Perché non ci deve essere SOLO lo Stato costruttore?
    E la mobilità?
    Non è forse un diritto la mobilità?

    Vogliamo lasciarla ai capricci del settore privato, agli ingordi profitti delle multinazionali? Perché non ci deve essere SOLO lo Stato a produrre mezzi di trasporto?
    E il vestiario, le scarpe, i mobili e chi più ne ha più ne metta?

    Si badi bene, lo Stato deve essere il SOLO E UNICO produttore, perché in caso contrario le differenze permangono, anzi si accentuano, e il fallimento dello Stato imprenditore è sotto gli occhi di tutti!

    Qualcuno ha memoria di cosa fosse, in Italia, l’IRI degli anni 70/80 del secolo scorso, con lo Stato impegnato a produrre macchine, conserve e panettoni?
    Quanto è costato alle tasche degli italiani tutto quello spreco?

    Non sono favole, c’è stato un tempo e un luogo in cui tutto questo avveniva, in cui lo Stato faceva tutto e pensava a tutto, produceva beni e servizi senza i disgustosi profitti del settore privato e i cittadini ottenevano i beni dallo Stato (e visto che non c’era di mezzo il profitto, ovviamente, a costi più bassi e con una qualità maggiore, o forse no?).

    Quel luogo si chiamava URSS, la patria del socialismo reale, e così mentre i tedeschi dell’Est, solo alcuni fortunati, potevano girare su una gloriosa Trabi (VEDI),
    quei disgraziati dei tedeschi dell’Ovest, costretti pagare il prezzo dei profitti dell’industria privata, erano,
    poveretti, costretti ad accontentarsi di una Volkswagen, di un’Audi o di una Mercedes e,
    pensate un po’ che disgrazia e fonte di diseguaglianza,
    qualcuno, magari, era persino costretto a dover girare in Porsche (VEDI)!
    Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa la trionferà!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 20 marzo 2016 16:17

    Elenco esaustivo,

    che è sempre utile riproporre,
    un antidoto allo stato padrone deve essere ben più diffuso nel nostro malridotto paese.

    Finora sull’acqua pubblica, sui costi destinati a salire (e parecchio) si parla poco.
    resta la fine miseranda della campagna per l’acqua gratis a tutti per diritto…. di Stato.
    Intanto paghiamo multe da centinaia di milioni l’anno all’Europa…
    Oltre ai 65 miliardi che si dovranno prelevare nei prossimi anni dalle bollette dell’acqua.

    Sperando che i monopolisti del territorio, a controllo partitico, anche questi 65 miliardi
    trovino la maniera di spenderli
    lasciando che un terzo dell’acqua vada a mare o nelle fogne ,

    che soprattutto nel sud (ma non solo) le fognature fanno… non fanno acqua, purtroppo, ma altro.

    buona domenica

    RE Q

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