Unioni civili e convivenze: cosa dice il testo approvato al Senato

Ormai siamo a una condizione del testo prossima alla sua stesura definitiva. Non dovrebbero esservi sorprese, salvo una forse.  Il passaggio alla Presidenza della Repubblica per l’analisi del profilo di costituzionalità. Cosa che non è proprio banale nel caso in esame e, dall’articolo se ne comprenderanno le ragioni (per la legge, allo stato attuale VEDI dal sito del Senato).

I proponenti della legge: sono pressoché totalmente del PD, in tutto su 74, di cui uno IDV e due SVP. Fra i nomi più noti (oltre Cirinnà): Puppato, Manconi, Gotor, Ichino, Idem, Mineo, Mucchetti, Orellana (ex M5S). Nessuno degli altri gruppi di Camera o Senato è tra i proponenti. Non è curioso?

L’impianto della legge: riguarda due istituti nuovi. Identifica una forma nuova di unione diversa dalla famiglia naurale fondata sul matrimonio (art.29 Costit), definita Unione Civile, relativa a persone dello stesso genere, che intendono formalizzare la loro unione entro un ambito legislativo definito.  Socialmente si tratta di un intervento relativo a circa 17.500 unioni già esistenti di fatto (fonte ISTAT), contro oltre 20 milioni di famiglie unite in matrimonio.

Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è fondato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge

La legge inoltre norma per la prima volta un fenomeno sociale sempre più diffuso che riguarda le Unioni di Fatto, siano esse composte da formazioni naturali, siano persone dello stesso genere. Si tratta di circa tre  milioni di Unioni di Fatto naturali. L’intento è stabilire diritti di natura generale, senza intervenire con tutele specifiche di tipo sociale, a differenza della precedente, che riguarda le Unioni Civili. Queste, le Unioni Civili, fuori dalla metafora la legge le tratta come  famiglie gay. questo significa.

Le differenze fra Unioni Civili e famiglia. Sostanzialmente non ve n’è alcuna, sul piano normativo. Quanto la legge prevede per la Famiglia naturale, è di fatto esteso alle Unioni Civili. Per costituirla ci vogliono due testimoni e si va in comune davanti a un rappresentante dello Stato previsto dalla legge. Ecc. Il trasferimento dei medesimi diritti è evidente dal testo di legge: ove nel codice è scritto  «da un matrimonio» sono inserite le seguenti: «o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso» (art. 32).

Le ragioni della distinzione Matrimonio/Unioni Civili? Sembra semplice: per unificare i due tipi di unione si deve per forza intervenire nella Costituzione con una modifica, dall’iter lunghissimo. Con questa scorciatoia si realizza la parificazione facendo finta che si tratta di istituti diversi. Ecco: in questo modo di procedere potrebbe rilevarsi un profilo di non costituzionalità, di cui si è parlato a proposito del Presidente della Repubblica. Se si dovesse fare una modifica costituzionale, con tanto di referendum, la legge non passerebbe mai.

In termini sostanziali che succede? Anche qui è semplice anche se nessuno ne ha mai parlato. Tutti i benefici sociali previsti per la famiglia naturale e i figli sono trasferiti alle Unioni Civili, con un costo che la proposta di legge indica in forma previsionale da un iniziale 6,7 milioni l’anno nel 2017, fino ai 22,7 milioni nel 2025.

Naturale che si tratti di elaborazioni teoriche, tanto che la legge prevede che, in caso di sforamento: il Ministero dell’Economia “provvede alla copertura finanziaria del maggior onere” . Curioso che quando si debba decidere di costi per i contribuenti, la politica né i media, neppure ne parlino. Si noti che tutti questi istituti sono istituite in difesa e sostegno della famiglia naturale che si regola entro il matrimonio. Ecco l’art. 31. Della Costituzione:

Articolo 31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo

Ovvio che queste elargizioni si inseriscono in un procedere per cui, dovendo aiutare l’unione naturale e la crescita della natalità (stiamo invecchiando quasi inesorabilmente), ci sarà ricaduta automatica per le Unioni Civili con cui si dovrà ripartire il monte economico assegnato. Questa è la ragione “ideale” dei promotori PD della legge e dei loro sostenitori più o meno manifestanti: ottenere soldi pubblici a go go.

Come si potranno controllare concretamente questo tipo di unioni, il cui scioglimento può aversi solo su iniziativa diretta di una delle parti, non si sa. Pensiamo a quante potranno essere quelle di comodo, che beneficeranno di soldi pubblici, che graveranno sulle nostre tasse; che magari si registreranno solo per ottenere facilmente soldini. Le possibilità di controllo non sono previste.

Non solleviamo qui la questione naturale del problema, che pure è importantissima! La diffusione e la solidità della famiglia naturale in Italia, che è tanto apprezzata socialmente nei paesi anglosassoni e mitteleuropei, invidiata, indicata come esempio; che tanto contribuisce nell’ammortizzare le criticità che individualmente si possono presentare, con soluzioni interne alla famiglia.

Il costo economico rilevantissimo, oltre alle conseguenze sociali della disgregazione e solitudine ha le sue ricadute, anche molto gravi, da cui in Italia la famiglia tradizionale presenta una difesa. Una barriera importante. Stiamo andando verso un terreno a noi sconosciuto, dagli effetti imprevedibili e misurabili in tempi non brevissimi, col rischio di danni di lungo periodo, forse non recuperabili.

Intendiamo oggi esporre una riflessione di cosa andremo a rendere operante. La legge prevede decreti attuativi e una verifica a due anni dall’entrata in vigore per vedere cosa succede e introdurre correttivi se necessari. Di necessità ve ne saranno, facile prevederlo. Cominciamo a vedere se un movimento diffuso sulla costituzionalità della norma può superare le poche riflessioni finora limitate a qualche scritto e saggio su riviste specializzate.

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