Parroco e Cittadino: a cosa serve il prete nella vita civile. Un esempio

Città Ideale è mossa da questa riflessione da una carenza che avverte da tempo, nel vivere e vedere la realtà civile di una categoria che nei media, nel sentire diffuso, viene avvertita come altra, quasi estranea come se rispondendo alla fede, a ciò che è visto come la chiamata del Padre, rappresenti un mettersi fuori, lasciando la società civile: ciò che ancora nel Manzoni veniva definito “il Mondo”.

Siamo invece convinti che la componente “laica” dell’attività pastorale meriti riflessioni che oggi mancano, che non ci sono. Prendiamo l’esempio da Don Savino Gaudio. Un parroco a Corsico che in tre anni lascia un segno tale da vedere la chiesa piena oltre ogni limite, 60 e oltre i sacerdoti concelebranti, anche più di un vescovo per l’ultimo saluto. Ci soffermiamo però sui Cittadini: la piazza piena una folla mai vista, silente. Un clima compreso, religioso nel modo e nel clima: una partecipazione religiosa certo, ma indubitabilmente civile.

Un servizio pastorale durato oltre quarant’anni, ha lasciato il segno in molti che lo hanno incontrato, che hanno avuto modo di sentirlo o di intrattenersi con lui. Una vita che lui ha dato al Signore, cosa lascia ai Cittadini, cosa ha dato alle Comunità nelle quali ha svolto il suo compito? Davvero la società civile può essere così sorda da non cogliere spirito, comportamenti, testimonianza? Non anche un insegnamento civile verso migliaia di Cittadini, magari non praticanti, non credenti, agnostici, o perfino atei ?  Cosa che non conta  nella formazione del tessuto sociale in cui viviamo?

Il Cittadino Parroco (vogliamo anteporre la qualifica civile in questo discorso), civilmente è uomo, Cittadino come altri. La sua missione, il suo apostolato ha funzione oggettivamente civile. Quanto lascia nei Cittadini (credenti o meno), con il suo comportamento, il suo darsi senza chiedere, il suo esempio, il suo cucire e ricucire relazioni, amicizie, famiglie. L’essere disarmato a mani aperte e sorridente, col suo carattere amorevole o spiccio, deciso e incitante, per la società civile, per i laici non ci dice nulla?

No: ci dice molto il Cittadino Parroco, i Cittadini che come lui formano il tessuto, il reticolo nel quale si compone e lega la società civile. Molto del nostro essere ciò che siamo nella nostra società è stato costruito e si compone nel notro vivere, nel nostro rapportarsi con gli altri, nel nostro sistema di valori. Magari individualmente da ciascuno declinati a modo proprio, ma se si va a vedere la radice di ciò che siamo, ci troviamo tanti Don Savino, tanti Cittadini Parroci che ci hanno lasciato valori e sentire.

Non tutti i Cittadini Parroci hanno la forza e capacità di relazione, di trasmettere l’esempio di vita, come don Giussani, o il cardinal Martini fino a don Savino. Eppure il tessuto intrecciato di queste testimonianze lascia molto spesso, quasi sempre, l’humus che compone la nostra civiltà, il nostro pensare, la nostra visione della società.

Non parliamo della missione di fede che resta lo scopo di fondo dell’apostolato, che prende ogni pensiero, ogni atto del vivere. Ricordiamo il lascito alla nostra società, ai nostri valori naturali, cominciando dalla famiglia, che in altri paesi è molto meno pregnante di quanto lo sia per noi; che ci caratterizza.   Che socialmente, fra le molte cose di noi italiani, viene riconosciuto come valore che ci distingue, positivamente.

Per tutto ciò che compiono ogni giorno, per ciò che ci lasciano e ne resta, un grazie a tutti i Don Savino, che sono tanti. Rimane con i suoi valori e la fede di ciascuno e di tutti i credenti. Non esclusiva è pure riferimento per la società civile: una vita ben spesa, che merita di essere ricordata: la nostra riflessione, il riconoscimento della società.

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