Welfare sulle criticità o generosità associativa diffusa?

La vicenda dei passaggi di enti centrali e locali che impiega mezzo milione di nostre tasse per aiutare crescita e integrazione di 14 minori non accompagnati (senza familiari o comunque profughi privi di qualcuno che se ne prenda cura), ci fa tornare alla mente una riflessione sulla diversità fra lo Stato tutore del popolo e società nella quale lo Stato lascia alla libera volontarietà dei singoli e delle associazioni l’incombenza, incentivandola attraverso agevolazioni sulle imposte.

La riflessione sul tema la riteniamo importante perché sul tema si ragioni. Se l’obiettivo di chi pro tempore ha la responsabilità della gestione è l’ottimizzazione degli interventi e delle risorse disponibili, è bene che il bilanciamento fra impieghi pubblici (anche se esterni all’ente gestito), sia considerato con la resa ottenibile. Non si tratta di scelte valide di per sé.

Viene in soccorso un articolo preso un paio di mesi fa da Tracce, la rivista di Comunione e Liberazione, a firma Giorgio Vittadini (VEDI). Il contesto è diverso, perché l’obiettivo del professore di statistica alla Statale è rilevare e spiegare la differenza dei contributi per individuo in USA e in Italia: l’articolo spiega. Una motivazione importante che ne da Vittadini, questa ci insegna  e ci fa capire.

“Alexis de Tocqueville (1830, ndr) aveva espresso efficacemente la differenza fra il sistema americano e quello francese, più simile al nostro. “gli americani si associano per fare feste, fondare seminari, costruire alberghi, innalzare chiese, diffondere libri, … creano i nquesto modo ospedali, prigioni, scuole. Dove in Francia  (in Italia, ndr) vedete il Governo (la mano pubblica, ndr), state sicuri che negli Stati Uniti vede un’associazione”

Il welfare negli USA è concepito come iniziativa civile che lo stato sostiene con misura. L’effetto che ne viene è un mondo no profit più organizzato, ricco e, aggiungiamo noi, etico e severo nella gestione dei fondi. Succede che le erogazioni private alle attività no profit hanno una tassazione agevolata o addirittura vanno in detrazione. In questo modo c’è efficienza, con molto meno struttura burocratica.

In Italia, ma anche nei paesi europei (in modo più efficace), lo stato si fa carico del welfare, lo gestisce e se ne appropria. L’esempio di Trezzano (cui si è accodata Buccinasco) ne è la conferma.  Prima ancora che politica, è una qustione di maturità democratica e culturale. Lo stato non è migliore, bensì meno efficiente, burocratico, strumento di erogazioni interessate da parte della politica dei partiti.

Venuta è l’ora nella quale lo stato diventi leggero, a cominciare dalla politica locale, che incoraggi la partecipazione attiva della società civile, la minore tassabilità delle attività associative che generano welfare. Abbiamo nei giorni scorsi indicato il tema dei Servizi alla Persona: due milioni ogni anno che potrebbero con sicura maggiore qualità di servizio e costi molto inferiori, probabilmente dimezzati, essere gestiti dalla società civile.

I PARTITI HANNO IL DOVERE DI CAMBIARE MARCIA

(slogan elettorale di Giambattista Maiorano, tuttora sul blog del PD)

Tag: , ,

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth