Giorno della Memoria e i sinti: Città Ideale (e Buccinasco) non ci sta

Non ci stiamo no, a questa presa in giro, con un uso strumentale di un evento fra i più tragici dell’era moderna intercorso per un ventennio in Europa, sviluppatosi in Germania e proseguito, in seguito perseguito in Italia. La storia, soprattutto la memoria di questa tragedia dell’uomo, non si può usare per polemiche di bottega.

Ancora meno nel corso di una ricorrenza che dovrebbe far riflettere sul modo tragico di affrontare la diversità entro gli umani; soprattutto e su tutto sulla conseguenza di un portato culturale escludente che ha tracciato l’Europa nei confronti del popolo ebraico. Ciò che qui viene combinato non è storia: così non si informa, non si chiarisce, non si indirizza verso i valori non razzisti. Anzi si crea superficiale confusione. Interessata!

Questa Memoria a Buccinasco non assolve i nostri pro tempore sui sinti senza fissa dimora: cui hanno assegnato la residenza, per cui hanno impiegato somme considerevoli in una quindicina d’anni.  Noi italiani non abbiamo responsabilità, o  colpe verso i sinti italiani, che in Italia non sono stati oggetto di persecuzione.

Il Giorno della Memoria riguarda l’orrenda applicazione della concezione razziale entro il genere umano, che ha riguardato categorie d’uomini, “meno umani”: i minorati fisici o mentali;  le “devianze” sessuali, gli asociali o non integrati (fra questi i rom); chi rifiutava il sistema (non nazisti: fra cui molti comunisti ma non solo), gli ebrei (residuo della condanna che sottotraccia ha percorso l’Europa cristiana per due millenni).

La Memoria: il monito riguarda tutti, in diverso modo e peso; la quantità non deve essere la differenza. Ai nostri pro tempore attuali è da ricordare ciò che sembrano dimenticare: i girovaghi italiani durante il razzismo all’italiana, hanno subito qualche restrizione ma non sono andati nei lager, né spediti in vagoni piombati verso i luoghi di detenzione o eliminazione d’Oltralpe.

Perché allora ridimensionare la tragicità della concezione razzista, che va ricordata e che deve essere  lo scopo del Giorno della Memoria: valore permanente dell’Umanità perché non si ripeta. Perché appaiare i “sinti italiani” a questo giorno? Hanno forse qualcosa da farsi perdonare i pro tempore, per i nostri soldi spesi da decenni? Le affermazioni di un comunicato comunale sono lì che dimostrano il gioco strumentale:

il presidente di Apertamente: ….., proprio nelle cronache quotidiane del nostro Paese si ripete la stessa emarginazione, l’esclusione, il disprezzo nei confronti d’un popolo, che preparò allora la strada dello sterminio”.

L’assessore alla Cultura: “Quest’anno vogliamo dedicare a loro il nostro Giorno della Memoria per riflettere insieme sullo sterminio, di cui poco si parla e poco si sa, di un popolo che dà fastidio e anche oggi viene discriminato”.

Tutto incoerente e lontano dalla realtà. A Buccinasco a nostre spese, i sinti sono stati solo favoriti e “aiutati” a vivere, di espedienti, nel nostro territorio.  Adesso si pretende che noi Cittadini ci si debba sentire in colpa verso costoro?  Non abbiamo debito alcuno nei loro confronti. Dobbiamo anzi chiedere che vivano nel rispetto delle regole del vivere civile.

Intanto La spinta di Città Ideale e del M5S di Buccinasco per una regolarizzazione dell’insediamento attuale ha ottenuto qualcosa di straordinario (di cui i pro tempore non comunicano).  Li abbiamo costretti a una ammissione importante (per ora solo parole per tutelarsi dall’illegalità di cui sono responsabili).  Ecco cosa scrive in merito la relazione programmatica al bilancio dei tre anni prossimi:

“Rispetto alla soluzione del problema “Sinti”, stante l’impossibilità di mantenere la situazione nello stato attuale, si è valutata la possibilità, a breve termine, di trasferimento graduale della Comunità, in altre aree idonee (con caratteristiche di temporaneità) e soprattutto, non in contrasto con la destinazione urbanistica assegnata dalla pianificazione sovraordinata (Parco Sud). A tale proposito è stata effettuata una ricognizione sul territorio, dalla quale sono emerse alcune indicazioni poste al vaglio della giunta.”

Un’altra vittoria della società civile. Ammissione fatta male, che punta a minacciare la ripetizione della illogica sistemazione a ghetto di persone itineranti, invece di regolarizzare il campo attuale, entro cui devono abbattere tutto il costruito. Lasciando solo  case mobili. Ne parleremo ancora, perché l’argomento crediamo sia di grande interesse per la Comunità. Resta comunque una affermazione che per la prima volta li ha costretti ad ammettere la realtà: adesso sono loro a dirlo: sono quindici anni che vi è una condizione di illegalità!

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