La corruzione nel far politica, nei partiti: come uscirne ?

La corruzione è malattia contagiosa come la tisi di una volta. Si diffonde nell’aria e corre, mandando in malora i paesi ove supera il limite minimo (10%?), sul PIL complessivo che genera la pubblica amministrazione. Dobbiamo individuare la fonte da dove promana per tagliare alla radice il sistema. Qualche corruttore e qualche corrotto ci sarà sempre, anche nelle aziende private, ma qui il circolo è limitato all’azienda.

Nell’impresa privata il dirigente o funzionario indegno, prima o poi viene scoperto, quindi buttato fuori. Sempre un danno, ma la pena è certa e assoluta: l’estromissione. Quasi mai si va in tribunale perché l’azione del corrompere è incompatibile con una gestione che si basa sul risultato e non vi sono alternative. Nel pubblico la cosa è diversa, dalle conseguenze devastanti.  Partiamo da chi ha il compito di indirizzo (o a questo dovrebbe limitarsi): i politici pro tempore.

Riflessione che viene da un  esempio semplice (senza nomi, ma reale): l’impresa ha un appalto nella gestione dei rifiuti da 6 anni. Tutto regolare, finché non cambia il Segretario che, convoca l’imprenditore e gli comunica che vi sono questioni che non vanno; che lui non si serve di imprese che non conosce; che ci deve essere “collaborazione”. “Si rende necessario uno sforzo per collaborare”. L’impresa fa finta di non capire e viene buttata fuori, anche con una denuncia alla magistratura (che lascia il tempo che trova, ma il messaggio è chiaro per tutti). Il Sindaco abbozza: ci sarà un perché. C’è sempre un perché.

Oppure quell’altro sindaco  che, di fronte ad una ipotesi di rendere funzionale territorio inutilizzato, agricolo, assegnandolo per orti ai Cittadini che lo vogliano (impianto che l’impresa si assume gratuitamente): “perché lo devo fare? a noi cosa ne viene? Non mi piace. Qui si fa solo quello che piace a me”. Anche qui il messaggio è quasi esplicito. Anche qui il proprietario che offre, senza condizione alcuna, è costretto a non capire (poi telefona e si sfoga con Città Ideale).

Fin qui può succedere; il delinquente,  pubblico amministratore o funzionario, può essere. Ma quando diventa troppo frequente, si instaura un meccanismo corruttivo perverso: le imprese che non si adeguano vengono messe fuori e sempre più isolate. Il sistema corruttivo ha l’esigenza di  essere integrale. Chi non ci sta è pericoloso perché è un rischio; solo se diventa condizionabile per aver ceduto,  i corruttori si sentono più garantiti.

Meccanismi che valgono anche con i dipendenti, con i funzionari, perfino con i revisori. È successo con Trenord che due revisori interni denunciano e mandano sotto inchiesta una trentina di pezzi grossi. Spostati in un ufficio vuoto, a far nulla (VEDI). A Buccinasco ne sappiamo qualcosa; così come a Cologno Monzese due anni fa. Per gli onesti che hanno etica, che denunciano la corruzione deve rendersi pubblica la conseguenza che li emargina.

Ogni notizia che esce sui media, nella quale chi si comporta correttamente viene estromesso, messo da parte, “punito”, è una vittoria per il sistema corruttivo. Un esempio a chi gli sta intorno:  cosa può succedere se ci si mette contro “il sistema”. Un esempio del genere possiamo vederlo anche a Buccinasco. Vince la volontà del “sistema”; un pessimo segnale per la società civile fatta nella stragrande maggioranza di persone per bene.

La corruttela è prossima a superare  la soglia della marginalità, quando casi del genere sono episodici. Sembra  proprio essere divenuta sistema; la ragnatela spinge le sue trame in ogni anfratto e copre le aree a rischio. Rischiose le aree che non sono presidiate da “affidabili”: corrotti o silenti, per questo sono costretti a ripetere il comportamento. Pena la marginalizzazione o peggio: la denuncia.

La corruzione diffusa ha l’aspetto di malattia contagiosa, rischiosissima: simile alla tisi, si diffonde con l’aria, con il respiro. Contagia tutta la pubblica amministrazione. Come possono difendersi i singoli politici o funzionari, posti davanti al bivio? Oggi sono di fronte a scelte che si fanno sempre più difficili; più probabile nella montante epidemia corruttiva, la tangente, il voto di scambio, lo scambio di favori e ritorni reciproci.

Chisi trova davanti al bivio deve avere coscienza di cosa sta rischiando personalmente:  domani potrà diventare uno strumento sempre più “utilizzabile”, uscire sarà sempre più costoso, potrà avere conseguenze gravi. Per sé e per la famiglia. Mantenere dritta la rotta è la soluzione migliore, non solo per il paese. Ma anche per  i Cittadini, per i giusti, le persone che hanno il senso del limite, guidati dalla morale propria, prima del tornaconto del momento.

Per i Cittadini sta maturando una situazione che per il paese può farsi davvero critica. Il sistema che ha il suo perno nei partiti, nelle segreterie e nei meccanismi autoreferenziali obbligate a conquistare il consenso con qualsiasi mezzo, è il visrus che diffonde l’epidemia.  Deve essere neutralizzato e si può. Si deve fa uso del voto, in modo generalizzato e coerente, avendo coscienza che il cambiamento dobbiamo farlo per i nostri figli e nipoti. Per il nostro e loro sereno domani.

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