Stato, democrazia e libertà: pro e contro

in URSS,mentre imperava la dittatura del proletariato (sedicente), le due o tre generazioni che si sono succedute, hanno  assorbito e fatto proprio  un comportamento gregario, nel senso di gregge composto da pecore eguali, che nulla di diverso dovevano avere o pensare di raggiungere. Placidamente addormentati nel tran tran di una vita monotona, nella quale il comportamento che si distingueva era visto con attenzione sospetta.

Questo modo di vivere privo di aspettative, che poneva in fondo al proprio sacco le capacità individuali perché “distinguenti”, quindi potenziale incrinatura dell’uniformità, ha avuto una funzione da bambagia; una rilassante pozione di camomilla quotidiana. Assenza di problemi, assenza di aspettative e variabili, quasi tutti in uniforme; tutti con le stesse cose, le stesse quantità, le scarpe una volta l’anno. Dava sonnolenta sicurezza.

Quanto è cambiato il mondo, accanto ai molti più reattivi che vi si sono adeguati, non sono mancati coloro cui la sicurezza di uno stato che pensa a tutto, che toglie ogni preoccupazione dal vivere, rimpiangevano il vecchio mondo. Soprattutto le persone più in là con l’età, i pensionati. Più difficile adeguarsi al mondo cambiato, così misero e fermo ma “sicuro”, senza scosse, cambiamenti, evoluzioni.

Situazione che in qualche modo, attenuato ma percepibile, è vissuta anche nei paesi scandinavi e mitteleuropei di consolidata socialdemocrazia. Lo stato qui è vigile ed efficiente, si misura con l’economia che cambia e si regge su un’etica e morale del vivere pubblico più robusta che da noi. Lo stato funziona meglio e soprattutto non ha pretese dittatoriali nella conduzione; promuove e delega ai privati ciò che loro possono fare bene, spesso meglio e in modo meno costoso.

L’Italia è un’altra cosa; per certi versi residua una concezione ideologica-dittatoriale del far politica per cui tutto deve ricondursi ai partiti pro tempore al potere.  A scendere, la scala sociale dei funzionari composta di sostanziali soggetti (non quale sostantivo ma aggettivo, di persona sottoposta e sottomessa), la cui carriera professionale è legata alla “fedeltà” al politico di turno, all’esserne di volta in volta gli esecutori. Aspetto che fa assomigliare il sistema romano alla struttura sovietica del potere.

Per un altro verso il sistema del voto universale obbliga i partiti a lisciare il pelo, vellicare le pulsioni, secondare gli istinti basic. Proteggere e sopire, per ottenere il carburante che fa rieleggere: il voto. Ne discende la necessità di tenere bassa l’informazione, l’istruzione e i media sugli aspetti civici, dei diritti del Cittadino, tenerli alla larga dalla gestione pubblica a cominciare dall’ente locale.

Togliere responsabilità individuali consente poi ai politici di farsi paladini della criticità del momento con escamotages insulse, recitando il ruolo dei paladini dell’interesse dei Cittadini, dei “deboli” disinformati. Il sistema romano li tiene nell’ignoranza e poi fa finta di esserne il tutore, per accalappiare il consenso. Lo stiamo vedendo sulla faccenda delle “banchette”.

La direttiva europea risale a qualche anno addietro. Il giorno dopo compito dei governanti (e dei media!) sarebeb stato di informare, spiegare e istruire i Cittadini sugli effetti del cambiamento. Non lo hanno fatto e, di questa disinformazione protratta la responsabilità è loro. Se avessero proceduto, in poco tempo, gli strumenti tossici per raccogliere denaro  sarebbero finiti; quelli già emessi si sarebbero svalutati (ma non azzerati).

Le banchette avrebbero evidenziato subito le loro criticità e si poteva intervenire per tempo, con qualche perdita, ma senza traumi. Certo, avrebbero cambiato di proprietà le “banchette”, con gli effetti a cadere sui politici locali (che sono i proprietari di fatto, i mandanti). Il sistema romano dei partiti non ha proceduto, lasciando tutto come prima. Le conseguenze le abbiamo davanti agli occhi in questi giorni.

La morale della favola? I Cittadini, anche se si cerca di mantenenerli  nella loro condizione di pecorelle inconsapevoli, devono reagire, individualmente e come collettività, facendo uso dell’informazione alternativa, impegnarsi  a comprendere, autoapprendere le conseguenze che vengono dalla diffusione di sistemi liberali che la globalizzazione oggi richiede.

Da Cittadini, dobbiamo comprendere che stiamo diventando più autonomi , meno nel bozzolo. Dobbiamo proteggerci da soli, in qualche modo più responsabili delle nostre scelte e dei nostri risultati. Lo stato matrigna che pensa a tutto è un residuo di concezione tramontata. Lo stato oggi deve servire e porre tutti nella condizione di poter agire e sviluppare le proprie scelte.

Se lo stato Italia non lo fa, poi si va a sbattere con la faccia contro il muro, fatta di regole, di una concezione del vivere, del fare società e stato che ci viene imposta dall’Europa. Senza, se non contro, la volontà dei nostri partitocrati incapaci di accompagnare il cambiamento verso il domani, per rimanere al passo coi tempi. Quindi di quanto oggi accade sono responsabili i nostri amministratori. un pochino anche noi Cittadini che, lasciati a noi stessi, dobbiamo attrezzarci. E cambiare i manovratori,  mandando a casa costoro.

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