Italia, riforme e governo Renzi: una valutazione in itinere

Stiamo vivendo una situazione politica in Italia, che sul piano istituzionale, dire che è precaria può sembrare poco. Abbiamo un governo che dura da due anni, condotto da un non parlamentare, quindi non eletto. Non vietato ma irrituale. Sta attuando un riforma della Costituzione, che rinnova parecchio del sistema; si sta facendo una legge elettorale su misura.

Sul piano normativo siamo al limite della legittimità sulle norme esistenti, ma non oltre (VEDI una analisi fortemente critica, non senza ragioni). Se fossimo oltre, deve darsi per scontato che le spinte istituzionali e le iniziative dei gruppi politici  contrari all’attuale governo porterebbero al blocco del procedere per Renzi, si andrebbe alle elezioni di corsa.

Riforma costituzionale: si tratta di un piano di riforma incisivo, molto forte riguardo all’eliminazione sostanziale del Senato, alla sua sostituzione con componenti in qualche modo nominati dalla politica e gli aspetti collaterali danno per il futuro un potere maggiore al Presidente del Consiglio. Ci sembra di poter dire che la Costituzione dovrebbe prevedere organismi più specifici per la modifica. Aumentare quorum e ripetere votazioni, rendere il referendum conservativo sono elementi di garanzia ma…. Davvero questo sistema è funzionale?

Riscrivere le regole non dovrebbero essere quelli che poi le applicano. Soggetti che propongono, interpretano, scrivono, modificano il nostro testo fondamentale sono condizionati, avendo l’occhio a ciò che sul piano delle conseguenze operative: l’esercizio del potere legislativo ed esecutivo che loro stessi conducono. La costituzione non ha previsto organisti distinti, se non esterni. Eppure la Costituzione stessa venne realizzata da eletti ad una Assemblea Costituente. Eletti con la delega a scrivere la Costituzione.

Gli eletti che adesso la modificano non sono stati delegati per riscriverla, ma per applicarla. Tanto più che la composizione non è ripartita in modo rigidamente proporzionale (come sarebbe di rigore, se la delega fosse stata la riscrittura). Qualcosa non funziona; ma c’è in più il fatto che in tal modo si crea un precedente forte. Qualciasi futura combinazione e composizione si sentirà autorizzata a modificare e riscrivere le regole.

Non parliamo poi della legge elettorale, per la quale valgono simili argomenti, che dovrebbero veder impegnati organismi terzi nella definizione procedurale che porta alla legge e alla sua applicazione. Si sta rischiando una deriva, con ogni nuova maggioranza a riscriversi la legge a propria immagine e convenienza. Già successo, ed ormai prassi politica.

C’è dell’altro nella valutazione dell’oggi: i limiti del premier. Dinamico e centralizzatore, tende a fidarsi poco di chi gli sta intorno, è portato a gestire tutto, con il rischio di errori. Parla troppo e prende posizioni poco meditate, con l’occhio alle elezioni più che al Paese. Un premier che a parte l’età, i suoi limiti li mostra, quasi ne fa un vezzo. Ma, nonostante tutto ciò…

È riuscito a portare a casa riforme che semplificano la politica del futuro dando al paese una gestione semplificata; un maggior potere al premier, con conseguente più velocità e efficacia. Al termine del mandato sarà più chiara la scelta agli elettori: se verrà giudicata complessivamente valida la sua politica, verrà confermato. Diversamente andrà su un altro. La normalità delle grandi democrazie anglosassoni, può diventare operante, abolendo la politica consociativa.

Non sarà piacevole, ma occorre in questo periodo tenere i nervi calmi e vedere quali siano i rischi di un Renzi che vada a casa. Viene sospesa e probabilmente archiviata la lunga e faticosa traversata per semplificare la gestione del paese: ricominciare da capo.  Riforme che hanno i loro limiti ma rispetto all’esistente sono comunque un’opportunità; nei trent’anni precedenti Craxi, Berlusconi, Prodi non ce l’hanno fatta. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca.

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