Vincono le lobbies, perde il Paese

Un articolo che ci propone Andrea, su una questione che può sembrare di poca importanza, parziale. Non lo è perché viviamo in uno stato particratico che tutto monopolizza, che mette paletti e norme per “regolare il mercato”, mentre di fatto innesta nella nostra vita quotidiana una serie di protezioni per categorie e lobby, oggi l’una, domani un’altra, che si traducono in balzelli. Il supporto ideologico è lo statalismo, che deve metter mano su tutto.

Questa al scusa: regolando il mercato si ottengono vantaggi per i consumatori. Come ci spiega Andrea la conseguenza si traduce in un aggravio di costi, con beneficio per la lobby. La somma di queste distorsioni del mercato si traduce in minore competitività del sistema paese. paghiamo tutti, siamo meno attrattivi, restiamo fermi. Chi guadagna è la lobby.

Solo la lobby guadagna? Non ce lo vengano a raccontare… Chi ha proposto il disegno di legge? Un deputato albergatore o gruppi di nostri rappresentanti che  ne traggono un qualche ritorno? Questa è la politica d’oggi. Se poi i Cittadini se ne allontanano e diventano anti sistema ecco che le ragioni ci sono. La politica degli interessi, di categorie o di gruppi politici, è conseguenza dovuta. Questo è un sistema diventato dannoso, da archiviare mandando tutti a casa.

VINCONO LE LOBBY (e lo statalismo) – PERDE IL PAESE

(Andrea Dalseno – 08 ottobre 2015) Leggo oggi sui vari siti di news articoli dai toni trionfalistici quali “vincono gli albergatori“, “gli alberghi potranno fare prezzi più bassi“, “esulta Federablerghi” e via dicendo. I titoli si riferiscono a un disegno di legge, per ora passato solo alla Camera, volto a rendere nulle le clausole di Parity Rate nei contratti (liberamente) sottoscritti tra gli alberghi e le piattaforme di prenotazione online.

Il Parity Rate è l’obbligo sancito contrattualmente, di accordare al sito di prenotazione l’offerta più bassa tra quelle disponibili tra i vari canali. A prima vista potrebbe sembrare una forzatura, una norma restrittiva della concorrenza, ma, in realtà, è un vincolo necessario, senza il quale il modello di business, basato su commissioni sul venduto, semplicemente non funziona.

I grandi portali hanno elevati costi di gestione, fanno pubblicità e attirano i clienti. Se fosse possibile per il cliente andare sul sito del portale (noto e conosciuto grazie ai suoi investimenti pubblicitari), selezionare l’hotel e poi andare sul sito di quest’ultimo per spuntare un prezzo più basso, è del tutto evidente che l’intermediario resterebbe (quasi sempre) a bocca asciutta (visto che prende le commissioni solo sul venduto).

Ovvio che così non può andare. I portali sarebbero costretti a rivedere i sistemi di tariffazione, magari facendo pagare per il servizio (la vetrina), penalizzando così le strutture più piccole. D’altra parte nessuno è obbligato a sottoscrivere un contratto con il portale e chiunque può realizzare siti con funzionalità e clausole contrattuali diverse. Insomma, il mercato è libero!

In definitiva, la solita norma protezionistica (e miope), voluta dalle lobbies e contraria alla libera concorrenza, al libero mercato. In realtà la lobby degli albergatori parla di libertà di concorrenza, di possibilità per gli alberghi di fare tariffe più basse, di convenienza per i consumatori, ma sono storielle a beneficio del cittadino comune che, disinformato, si beve l’apparenza (diversa dalla sostanza). Si tratta di norme protezionistiche contrarie alla libertà di mercato!

Non c’è nulla, ma proprio nulla che impedisca a Federalberghi o a chi per essa di creare, in base alla libertà di mercato, un proprio portale di prenotazione in (libera) concorrenza con gli altri, nel quale  non applicare il Parity Rate. Credo sia evidente che, una volta che il sito si fosse affermato (grazie ai  massicci investimenti pubblicitari), non ci sarebbe hotel che non sceglierebbe tale piattaforma rispetto alle altre! Un successo annunciato, non vi pare? Ma perché non lo fanno, allora?

Bisognerebbe domandarlo a loro, ma probabilmente per due ordini di motivi. Il primo è che costerebbe non poco. Creare la struttura, gestirla e, soprattutto, farla conoscere e affermarla, richiede investimenti ingenti, molto ingenti. La seconda è di carattere reddituale: un successo che non genererebbe ricavi! I clienti userebbero il portale per trovare l’hotel e poi andrebbero a fare la prenotazione direttamente sul sito dell’albergo, lasciando il portale a bocca asciutta. Un buco nell’acqua!

Non fareste così anche voi? Cosa siamo tutti di fessi a cui piace pagare di più? Direi di no! Il libero mercato è il luogo delle possibilità, il luogo della sperimentazione, dell’innovazione per fare sempre meglio, per battere la concorrenza nel soddisfare le aspettative e i desideri dei consumatori. Se ci fosse un modo profittevole per evitare il Parity Rate, qualche operatore l’avrebbe già realizzato, i clienti l’avrebbero preferito agli altri, decretando il suo successo e gli operatori rimanenti si sarebbero presto adeguati. Non serve una norma per superare il Parity Rate, basta la concorrenza.

Alla Camera il testo è passato con una larga maggioranza, trasversale. Speriamo che al Senato ci ripensino, ma ne dubito. In tal caso esultiamo, ha vinto la lobby e ha perso il mercato (e il Paese).

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  1. #1 scritto da Saccavini il 9 ottobre 2015 20:50

    Ecco che la situazione trova risvolti.
    vedi l’articolo d’oggi su ilcorriere:
    http://www.corriere.it/economia/15_ottobre_09/expedia-lancia-l-allarme-cosi-turisti-lasceranno-l-italia-98ab8154-6e9a-11e5-aad2-b4771ca274f3.shtml

    L’articolo non esplicita la mossa che metterebbe fuori gioco i gestori delle reti, scippando il compenso dovuto (che l’albergo potrebbe scaricare sul cliente).

    RE Q
  2. #2 scritto da Andrea D. il 9 ottobre 2015 21:20

    Purtroppo la politica insegue il consenso concedendo privilegi (rendite) a questo o a quel gruppo di pressione. Sta accadendo in Italia con questa legge, ma è già accaduto anche all’estero.

    In Spagna, ad esempio, la pressione degli editori (operatori locali schierati contro gli interessi delle multinazionali straniere, vi suona familiare?) ha fatto sì che venisse introdotta la cosiddetta Google Tax, cioè il pagamento, per legge, di un obolo da parte degli aggregatori di notizie, come il celeberrimo Google News, agli editori. Risultato:
    1) Google News ha abbandonato il Paese;
    2) I siti di notizie hanno perso, mediamente, il 15% di traffico, con punte più elevate per gli editori minori;
    3) Gli utenti si sono trovati con servizi peggiori;
    4) Il calo di traffico si stima abbia prodotto una perdita per il settore pari a 7 milioni di euro;
    5) Il danno per gli utenti, costretti a impiegare più tempo per le loro ricerche, si stima nell’ordine di oltre il miliardo di euro!
    Adesso ci stanno seriamente ripensando, ma il danno è fatto!

    Se il mercato non funziona, accade (ma raramente), si può anche pensare di intervenire, ma se la concorrenza è viva e il mercato funziona, che la politica ne stia fuori!
    Fa solo danni e genera solo rendite a beneficio di pochi e a spese di molti.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 9 ottobre 2015 22:42

    La situazion in Italia sta diventando patologica;

    viviamo in una paese simil cinese: una economia di centrale mercato

    Un ossimoro, ma non esiste praticamente da noi un settore che non sia condizionabile dal sistema romano dei partiti-governo-parlamento.
    Se aziende o settori economici importanti i flussi finanziari e le normative ne determinano blocco o sviluppo;
    Se categorie omogenee (come gli albergatori) le lobby e le norme dipendono dal sistema romano;

    Il mercato propriamente detto è distorto e bloccato dalla legislazione esorbitante che frena l’iniziativa e la libera concorrenza, il successo del più capace, del più efficiente
    La differenza di fondo rispetto alla Cina è
    in Cina l’interesse del paese è rappresentato da un partito unico,
    in Italia a gestire gli interessi della consorteria sono un insieme spezzettato di interessi e partiti, contrastanti fra loro ma omogenei nel tutelare i propri interessi, con beneficio loro e sovraccosto per il paese;

    verrebbe da dire che in Cina sono più efficienti….

    noi lontani dal mondo occidentale di mercato, di cui pure, sempre più formalmente, facciamo parte.

    bel pensiero serale, vero Andrea?

    RE Q

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