Il collegio dei revisori cambia: sono obbligati dalla legge

Fare il revisore ai bilanci del comune, per cinquant’anni è stata una pacchia. Bastava seguire la volontà del sindaco: aumentavano le occasioni dei medesimi incarichi in altri comuni con la medesima area di maggioranza, più si era corrivi, effcienti nel coprire le magagne, più crescevano ruoli e incarichi.

La scelta del collegio da parte del Consiglio comunale è stato conflitto di interessi potenziale (come i parlamentari che fanno leggi sulle loro medesime condizioni economiche). Situazione diventata insostenibile dopo la maggioranza automatica di consiglieri assegnata al sindaco.

Logica per un aspetto di semplificazione decisionale, deteriore se mancano contrappesi come ad esempio la nomina delle istituzioni di garanzia e controllo. Negli anni cosa è successo? In ogni città o regione si sono man mano realizzati dei “Sottordini professionali”. Ciascun partito ha costruito una lista di propri professionisti di fiducia cui ricorrere quando si amministra un comune, un ente, una società a controllo pubblico. Sono così nati, per specializzazione, professionisti ad uso pubblico.

Anche giustificate da esperienze specifiche, necessarie per navigare con qualche lanterna nella marea oscura di leggi e normative che determinano la pubblica amministrazione, ma soprattutto invertendo i ruoli sostanziali. I politici scelgono i loro controllori di fiducia e ne fanno uso: in grado di discutere in camera caritatis come ottenere su un piano formalmente legale certe scelte. Più frequentemente come coprire con la sabbia i reflui di operazioni innominabili, con l’effetto di certificare ciò che non lo è.

Questo modo partitico di una gestione autocratica si amplifica dal 1997 con la scelta del Segretario da parte del Sindaco (divenuta cosa orrenda): il controllore della Stato sulla regolarità degli atti deliberati assegnata all’ente che dovrebbe essere controllato. Lo Stato che rinuncia ad una sua funzione primaria. Risolta con una legge del parlamento dai larghissimi consensi (e critiche severe degli studiosi).

Per i revisori si è arrivati ad una modifica sostanziale, nell’estate 2011 (governo Berlusconi), divenuta legge operativa con il Dicembre 2012. Buccinasco naturalmente, appena insediata ha nominato i suoi, votando in consiglio quasi all’unanimità un professionista di Buccinasco da tutti conosciuto e stimato, presidente e altro revisore scelto dalla maggioranza. Poco dopo entrata in vigore la legge che modifica la nomina, che h avuto effetto  nel Consiglio del 29 scorso.

La normativa ha modificato la nomina prevedendo l’estrazione a sorte (in prefettura) su base regionale fra i candidati che fanno domanda per l’incarico. Adesso quindi i revisori sono molto meno eterodiretti: il che vuol dire che i bilanci potranno essere certificati in modo più autonomo, meno condizionabile. Una buona notizia, che riteniamo di dover porre in evidenza anche perché vicende professionali non commendevoli riguardano persone che siedono in questa amministrazione.

Ove conseguenze dovessero derivarne per chi fosse interessato da eventi del genere (Città Ideale ne ha ha già parlato in tempi non sospetti: VEDI), la situazione sarebbe delicata non solo per l’interessato: potrebbe toccare pesantemente sindaco e Giunta. Un modo asservito di esercitare una funzione di controllo al bilancio comunale sta per finire (o per ridursi non poco); ci consente di guardare con serenità il futuro, ma le conseguenze di trascorsi in materia permangono. Auguri ai neo nominati augurando loro una funzione professionale serena.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 30 settembre 2015 12:25

    La solita burocrazia senza capo né coda. Prima si scelgono (a sorteggio) i candidati, poi il Consiglio li nomina e decide il loro emolumento (così dicono le procedure)!

    Così è stato, senza sorteggio, la volta scorsa, con un compenso dell’organo uscente di 9.000 euro e una proposta di Baldassarre per € 6.000 rivista al ribasso su proposta del Consigliere Benedetti a € 4.500!!!!

    Ieri sera Baldassarre ha proposto un compenso di € 7.000 e, eccezion fatta per Iocca (che però si è solo lamentato evidenziando la stortura, ma senza presentare emendamenti volti a ridurre il compenso), nessuno ha fiatato (nemmeno Benedetti, o sbaglio?). Per cui il brillante risultato è stato un aumento del compenso dei Revisori da € 4.500 a € 7.000 (circa + 60%, non male). Le cose sono due: o pagavamo una miseria prima o paghiamo troppo adesso!

    Non avrebbe più senso ripensare la procedura in modo che il Consiglio fissi prima l’emolumento, poi si faccia l’estrazione e si verifichi, sapendo già quale sarà il compenso, quali componenti si dichiarano disponibili ad accettare (abolendo il successivo passaggio formale in Consiglio, del tutto inutile, visto che la nomina avviene per sorteggio)?

    Troppo difficile pensare alle norme avendo presente il quadro d’insieme, invece di modificarle un pezzo alla volta facendo un pastrocchio?

    PS Sia chiaro, il compenso in sé non è lunare anche se non esistono più le tariffe professionali e c’è la libera contrattazione. Fatto sta ed è che le responsabilità e i doveri dei revisori non sono cambiati e per avere lo stesso identico servizio di prima, quasi 9.000 dei nostri euro se ne andranno in fumo ogni anno (o meglio, se ne andranno nelle tasche dei revisori che, mi auguro, ringrazieranno educatamente).

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 30 settembre 2015 13:31

    Il Consiglio per questi amministratori (e probabilmente anche altri) è un dovere faticoso, di cui diffidano.

    Quasi tutte le deliberazioni vengono presentate senza che vi sia l’argomento clou su cui il Consiglio è chiamato a decidere.

    Come in questo caso:
    l’argomento su cui delibera il Consiglio è il costo: che deve essere approvato dal Consiglio.
    la proposta di delibera non indica l’importo!!!
    I Consiglieri devono deliberare su due piedi, con la proposta presentata al momento, fra la sorpresa di tutti (tranne la maggioranza, ovviamente)
    Formalmente corretto?
    Non sappiamo; affermiamo però che è illogico. Una presa in giro dell’istituzione Consiglio.
    Una dimostrazione di un presidente che il Consiglio conduce in modo inadeguato il ruolo, nello sprezzo dei consiglieri di minoranza (che non si chiama opposizione accidenti! rispetti il consesso e il suo ruolo).

    Il modo d’agire è poi quello di amministratori che dell’agire prudente e efficiente nulla sanno (o forse se ne fregano): chiunque in queste condizioni nell’indicare l’esigenza di nomina perché gli interessati si iscrivano, metterebbe l’importo assegnato al ruolo.
    Macché. questi trattano dopo l’estrazione!
    Potrebbero dire: signori il compenso è tot. prendere o lasciare.
    Non succede nulla, si rifà l’estrazione.
    (naturalmente l’importo per i revisori è ridicolo: dipende da cosa si chiede loro. Se i compiti assegnati oltre che dalla legge fossero ben dettagliati da una norma del comune, potrebbe anche essere molto più)

    Insomma: il Consiglio è trattato in modo che lo parifica a inutile orpello cui si è obbligati dalla legge.

    Non si amministra così: bisogna che cambi molto, moltissimo, quasi tutto.

    nb
    il nuovo compenso se non abbiamo male inteso è di 7500 anno con un 50% in più per il presidente.
    Il costo per i revisori era 11.250; diventa: 18.750. un più 66,6%!

    buona giornata

    RE Q

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