PD Buccinasco: Arboit iscrive i papi al PD per condannare l’economia di mercato

Capita (non solo a sinistra): succede che non si è in grado di esprimere spiegazioni plausibili con l’economia politica, visti i risultati pessimi conseguiti negli ultimi cinquant’anni. Frustrate dalle applicazioni pratiche le ideologie sinistre e sottoderivati più o meno statalisti; fallimento reso evidente dai fatti  il loro effetto deleterio .

Ecco allora la ricerca di qualche escamotage che esca dall’analisi dei fatti:  individuare un supporto ideale forte, andando a prendersela con l’interlocutore che fa comodo. Si vuol ricreare la barriera ideale, che salva il “socialismo statalista” e condanna il capitalismo “affamatore di popoli”. Arboit (assessore alla cultura, all’insaputa di questa) se ne esce con una riflessione straordinaria (sul sito fb del PD Buccinasco). Il titolo è già un programma:

PAPA FRANCESCO NON PIACE AI CRISTIANI DI CENTRODESTRA?

La domanda è retorica ovviamente, supportata da un articolo su ilgiornale a firma Vittorio Feltri. Questi considera l’intervento del papa improprio perché gli attribuisce, sbagliando, una valenza politica. Ma i papi non hanno uno gestione pubblica reale,  non si misurano sulle concrete realtà dei singoli stati. Forniscono indicazioni a ciascuno e a tutti, esprimendo auspici, non giudizi politici. Arboit non lo sa (?) e ne approfitta. Ecco le sue perle:

…… chi vuol far fare un passo avanti al suo popolo per essere più vicino alla realtà, si scontra con i conservatori.

Tra i detrattori di Papa Francesco ci sono gli atei devoti di centrodestra.

…… gli atei devoti cercano di portare indietro l’orologio della storia.

….. Francesco denuncia i meccanismi disumani dei mercati finanziari mondiali e la povertà che questi producono

….. denuncia le ingiustizie del sistema economico e le complicità umane in queste ingiustizie

….. l’amore e l’accoglienza che esso genera, che occorre soprattutto testimoniare e indicare come comunità cristiana, e non essere invece la sterile incarnazione di un dibattito su principi morali.

Su questa sequenza di espressioni si potrebbe scrivere chiose demolitorie,  ma basta molto meno, per capirne il senso: la Chiesa è Maestra di vita ai cristiani e all’umanità; mai si propone di fare politica. Ha cessato di condurre direttamente uno Stato dal 1870 e sappiamo tutti in che modo è stato lasciato.

La conduzione politica dell’economia, la gestione di uno stato richiedono canoni e scelte che si basano sui numeri e sulla scienza, con la prudenza e l’auspicio che Colui che sta sopra guardi giù. Attribuire alla Chiesa il presupposto politico che si sostituisce al marxismo leninismo non fa neppure ridere: è una bestemmia.

Che l’incarnazione di un dibattito sui principi morali sia cosa sterile e alternativa al vivere il proprio credo è affermazione di Arboit  sconcertante, non qualificabile: messa in chiusura del pistolotto teorico che tende ad appaiare tutto il post Concilio con il socialismo di cui sopra, è operazione misera.  Vediamo davvero la storia e ricordiamo a lui e suoi accoliti (i lettori lo hanno ben presente), cosa ha realizzato l’economia politica liberale.

Per la gran parte della storia umana, la normalità è stata la stagnazione. Davanti al grande fatto della storia moderna, a questa incredibile moltiplicazione di pani, pesci e bocche da sfamare, l’intellettuale occidentale alza il ditino. Al capitalismo rimprovera di rendere i ricchi sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri.

Dall’inizio dell’Ottocento a oggi, nei Paesi occidentali il reddito pro capite è aumentato da circa tre a circa 100 dollari al giorno. Due secoli fa l’85% di noi doveva per forza lavorare la terra, per procurarsi di che vivere. Oggi l’agricoltura pesa raramente per più del 5% degli occupati (il 2% negli Stati Uniti e in Svizzera, il 4% in Italia). Eppure non abbiamo mai mangiato tanto e tanto bene.

Oggi l’americano medio consuma 66 volte più «cose» di quante ne consumasse a inizio Ottocento. Senza considerare i miglioramenti sotto il profilo della qualità: dalle giacche a vento che non lasciano passare una goccia d’acqua alla sicurezza antisismica. Con il Pil è cresciuta anche la popolazione. Nel secolo scorso, la mortalità infantile si è ridotta del 90%: le morti di parto del 99%.

La «globalizzazione»: fra le contraddizioni e gli abusi che inevitabilmente segnano tutte le vicende umane ha allargato la torta. Nel 1981 più della metà degli abitanti dei Paesi in via di sviluppo viveva con meno di 1,25 dollari al giorno. Nel 2010 era il 21%. Negli ultimi vent’anni il numero totale di quanti soffrono la fame è sceso dal 18,6% al 12,5% della popolazione mondiale. Il dibattito sulle disuguaglianze potrebbe chiudersi così: allargando lo sguardo

Si potrebbe continuare: invitiamo gli interessati a rileggersi per intero Città Ideale di non molti giorni addietro (VEDI), che probabilmente ha motivato questa alzata d’ingegno “culturale” dell’assessore. Fatti, non ideologie, come ci insegna Francesco, come lo dice ai cubani, con preciso indirizzo verso i politici seduti in prima fila. La storia è maestra di vita politica, e su questa, dinamicamente e in modo approfondito si misura l’economia politica. Entro la quale le sortazioni di Francesco ci stanno benissimo.

Il capitalismo ha migliorato la condizione umana. Ma l’azione della mano pubblica produce spesso conseguenze perverse

Tag: ,

  1. #1 scritto da Andrea D. il 29 settembre 2015 12:46

    Non ho ancora avuto il tempo di leggere per intero l’enciclica di Papa Francesco, ma gli estratti che ho visto posso dire che non mi sono piaciuti per nulla.

    La realtà è che la prima vera minaccia al Pianeta, alla sostenibilità di lungo periodo, è la crescita demografica.

    Se non ci fosse stato il progresso, il capitalismo, il mercato e la spinta a sempre nuove scoperte, nuovi modi di produrre, nuovi sistemi per fare di più e meglio (ciò che Arboit condanna con disprezzo) l’umanità tutta morirebbe di fame e ci faremmo a pezzi gli uni con gli altri su scala planetaria per accaparrarci quel po’ di risorse scarse e indispensabili alla sopravvivenza.

    E invece la popolazione cresce, ma il capitalismo ha trovato il modo di sfamarli quasi tutti, la povertà diminuisce (è un dato di fatto incontrovertibile, checché ne dica Arboit, se la si guarda su scala mondiale, se si restringe l’ottica fino al cortile di casa, si può raccontare quel che si vuole) e il benessere aumenta.

    P:S:
    L’operaio cinese che diventa più ricco e può permettersi consumi che vadano al di là del mero sostentamento è benessere, è ricchezza, è conquista.
    Questo ha provocato l’impoverimento dell’operaio italiano?
    Probabilmente sì, ma cos’altro sarebbe se non un trasferimento di ricchezza da chi ha di più, l’operaio italiano, a chi ha di meno, l’operaio cinese?
    Il concetto di trasferimento da chi ha di più a chi ha di meno, tanto caro alle sinistre.
    Solo che trasferire la ricchezza va bene quando si benefica del trasferimento, quando il trasferimento va a proprio danno non va più bene, non è più trasferimento è un meccanismo disumano!
    I soliti comunisti solo con i soldi degli altri!

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth