Movimento Cinque Stelle: cosa è buono (e cosa manca)

Vi sono immagini europee che segnano e devono far riflettere. Ci riferiamo ad una affermazione di Andrea D. che definisce M5S un fenomeno che ha  in comune la genesi con movimenti analoghi del Sud Europa come Syriza (in Grecia) e Podemos (in Spagna), dalla forte connotazione di sinistra.Aree tutte  autocostruite ed esterne ai movimenti politici che traggono ragion d’essere dalla inadeguatezza, incapacità di incidere dei partiti storici che rappresentano la sinistra (soprattutto), ma non solo.

Come ogni generalizzazione, c’è della semplificazione in questa immagine, ma un filo comune che unisce questi movimenti non può essere negato, pur  fra le diverse ragioni, anche nazionali e quindi proprie. Tuttavia, tuttavia M5S ha le sue peculiarità che lo distinguono e ne marcano in modo proprio la sua origine.  Il blog, la rete, un comunicatore come Grillo. M5S è una derivazione della comunicazione in rete con un progetto innovativo di Casaleggio, mutuato da teorici USA  nello sviluppo della rete per abbattere la delega politica e dare maggior peso ai Cittadini.

In positivo i contenuti sono forti e attrattivi: democrazia diretta, politica come servizio a termine, movimento leggero non finanziato da danaro pubblico ma in proprio. Questa l’origine i punti fondanti, quelli che rappresentano la “novità”  nel panorama partitocratico italiano. Bastano questi elementi, questi presupposti, perché M5S venga visto come “antisistema”: la partitocrazia che occupa tutto, che si è ripartito tutto dello stato,  delle società pubbliche, degli enti nazionali e  locali, che questo potere detiene, tutto può discutere, anche lasciare qualche spazio per dividere la torta,  ma non la sua gestione del potere.

Infatti, dopo il boom elettorale 2013, l’incredibile, ingombrante nuovo soggetto in parlamento  si cerca di trattarlo come successe con la Lega (esterna al sistema, come origine), che in un anno o poco più è stata cooptata, ha cominciato a sedersi come commensale per ripartire il potere ed in breve ha buttato a mare l’originalità del movimento. Divenuto uno come gli altri, che con gli altri  discute e ripartisce. Con M5S, con Grillo, la faccenda non ha funzionato (o ancora no).

Ha pagato un suo scotto M5S, con l’uscita di un paio di decine di eletti. La corte forsennata per cercare di sgretolarla dall’esterno ha avuto qualche successo, che però si è fermato lì. La forza del nuovo progetto mantiene una coesione forte. Rimane credibile e man mano che passa il tempo, viene l’esperienza e l’efficacia dell’azione sui singoli temi. Vengono i risultati e le sorprese di un movimento che non ritira i milioni del finanziamento pubblico; che mette in comune una quota consistente di ciò che è assegnato a deputati e gruppo parlamentare, per  finanziare piccole imprese e opere, per il microcredito.

Molto minore è stato l’impatto a livello locale: i risultati sembrano inizialmente dare un senso di provvisorietà del successo politico, ma poi la situazione man mano cambia. I comuni M5S aumentano e soprattutto sorprendono per i risultati conseguiti. Taglio delle spese, efficienza e servizi. Parma (di cui si parla poco, anzi per niente) è un miracolo di gestione per riequilibrio e rinnovamento di un progetto di città, nonostante la dura contrarietà espressa dal PD locale (nell’occasione appoggiato anche dal giornale degli industriali locali: Gazzetta di Parma).

Qui, sintetizzando, finisce il versante interessante e positivo del rinnovamento politico che M5S rappresenta. Quanto al progetto , al programma, siamo ad una elaborazione con elementi interessanti  e innovativi, ne citiamo qualcuno: tutta la parte che regola la politica (eliminazione del finanziamento; sovrapposizione di incarichi publici e privati; referendum senza quorum; ecc.). e poi ….

Efficientamento di produzione e consumo di energia; liberalizzare il sistema dei media  incrementanto i soggetti, eliminando finanziamenti dallo stato; eliminazione dei monopoli di stato.  Insomma del nuovo in positivo c’è con spazi interessanti nello svecchiamento della macchina pubblica. Interessante quindi il progetto politico (steso nel 2013. VEDI, finora non rinnovato). Tuttavia c’è dell’altro che è debole o addirittura impraticabile, che sa di statalismo vetero.

Crediamo però si possa considerare che, dei diversi movimenti di società civile che si propongono il superamento del far politica, quelli che hanno raggiunto dimensioni  consistenti, l’esperimento italiano abbia contenuti che meritano attenzione; da seguire. Un fenomeno ancora in evoluzione, nel quale non poco resta da mettere a fuoco perché arrivi a superare la soglia della maggioranza. Che si compia il percorso verso un movimento corale del paese che vuole rinnovarsi. Il progetto può diventare concreto se alternativo: ipotesi di coalizioni non sono possibili.

Riguardo ai possibili limiti, alle cose che non convincono, continueremo nella nostra analisi; ne parleremo in un prossimo articolo.

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