La scuola: libera fa scandalo. Lasciata sospesa sul filo

L’articolo sulla sentenza di cassazione che ha dato luogo alla riflessione di Città Ideale (VEDI), ha dato motivo perché un nostro lettore Giovanni, abbia ritenuto doveroso dire la sua, da esperto in materia. Giusta e motivata l’esasperazione. Essere partecipe di una scuola paritaria comporta lo stato di un’attività sopportata, giudicata border line da una cultura statalista e monopolista.

Vorrebbero chiuderla, cancellare lo scaldalo di una scuola più efficiente e meritevole, molto meno costosa per lo Stato. Una scuola che rispetta i principi dell’istruzione definiti dal ministero adottandoli entro un progetto deciso da ciascuna. Su questa base selezionando docenti e coinvolgendo le famiglie entro il progetto educativo.

Fossero così il sistema educativo italiano ci troveremmo molto, molto meglio. Nei risultati nazionali e internazionali, con minore barriera verso la crescita sociale, con grande risparmio per le casse dello stato (che significa molto minori tasse. È in corso una vera e propria lotta sociale su questo terreno, che non finirà qui. Davvero bisognerebbe che le scuole paritetiche, con tutti i loro componenti: dirigenti, docenti, educatori, allievi e famiglie, si presentino presso le sedi appropriate, in silenzio, rivolgendosi alle istituzioni perché decidano una volta per tutte che farne.

Non succederà nulla perché verrà fuori l’ennesimo pastrocchio purché non sia riconosciuto il principio che la Costituzione (senza oneri per lo stato: infatti i genitori mettono lì sette miliardi ogni anno), che la legge 66/2000 del compianto Berlinguer che a queste scuole riconosce il diritto di essere e la parità di condizioni. Finché questo sistema “democratico” statalista e monopolista non cadrà da solo per consunzione, nelle sue macerie, il nostro Giovanni sarà costretto alla vita di mal sopportato, quasi a chiedere scusa per esistere.

E CHIUDIAMOLE TUTTE ‘STE SCUOLE PARITARIE !!!

(Giovanni – 27 Luglio 2015) E aboliamo ‘sta Legge 62/2000 sulla Parità scolastica, ignorata dal politico e, de facto, resa inefficace dal giudice… Basta con discussioni e proclami: ripetere all’infinito dati veri, reali (13.500 scuole paritarie, 1 milione di alunni accolti, più di 70.000 addetti, 7 miliardi di risparmio per lo Stato) e sentirsi rispondere che le Paritarie sono enti commerciali, se non diplomifici, per ricche famiglie altolocate non è solo noioso, è ormai un inutile esercizio vocale e di tastiera. Anche se lo ripeti, queste teste di legno mica lo capiscono. E allora ?

E allora a settembre, iniziando da Livorno, serrande chiuse, bambini e genitori silenti davanti al Comune, insieme ai docenti… Un sano principio di realtà vale più di tante parole. E cosa c’è di più reale di qualche centinaia di persone che civilmente chiedono: e ora ? Dopo aver negato un diritto sancito dalla Costituzione, dove li metti tutti questi alunni a fare scuola ?
Niente piazza nè slogan: persone, da guardare negli occhi e a cui rendere conto, altro che “c’è una riflessione da fare”, come afferma il ministro Giannini…

E’ troppo ? No. Dove manca la politica, arrivano i giudici. Di fronte ad una politica inetta e ignava, ad una magistratura lasciata -proprio dalla politica- libera di decidere quello che più aggrada al giudice di turno su qualsiasi materia (che si tratti di chiudere un’azienda, di decidere su materie economiche o etiche, oppure di far morire una scuola…), forse è arrivato il momento di far capire a questi personaggi da operetta (brechtiana, obviously…) cosa sia un diritto naturale, una legge e una società civile.

E lo si fa capire ponendo una presenza viva e pacifica e poi, seduti ad un tavolo insieme, scrivendo qualche regola di sana convivenza civile (e volendo anche “democratica”, che certa gente poi si offende se manca quella parolina…).

Ma se il giudice applica come aggrada, è una legislazione confusa che porta alla discrezionalità. E che la politica perseveri nel lasciar fare senza porre rimedio è vergognoso. Un esempio recente e calzante è la finta riforma renziana della #buonascuola, presentata come sempre dal premier ciarlatano come “rivoluzionaria”: in realtà è né più né meno che uno scriteriato e generalizzato piano di assunzioni (peraltro imposto dall’Europa, mica deciso da Renzi). Della realtà scolastica italiana, nemmeno l’ombra… D’altra parte, come puoi pensare di normare una cosa che non conosci ?

In merito alla sentenza di Livorno, si potrebbe andare nel tecnico, richiamando il decreto del governo Monti del 2011 sull’Imu (ennesima non limpidezza su una parola, “non commerciale”…) e la parziale correzione del luglio 2014 -da cui discende, in antitesi, la sentenza della Cassazione- ma il sunto è che, al di là delle tecnicalità, il problema è ancora una volta politico e di come la politica appoggi o neghi le libertà individuali.

Quindi, giusto per amor di verità: a Livorno la giunta M5S ha ereditato una causa iniziata nel 2010 dal PD, che nei precedenti 2 gradi di giudizio aveva dato torto al Comune. Ora, senza polemica ma rilevando solo un fatto: dov’è la differenza politica e, soprattutto, culturale tra il PD e M5S ?
Questa la dichiarazione di Stella Sorgente, vicesindaco M5S di Livorno: “Ci fa piacere che questa sia la prima sentenza a livello nazionale che riguarda immobili di questa tipologia, destinati ad uso scolastico, affinché sia fatta definitivamente chiarezza sulla legittimità di tali pagamenti tributari da parte degli enti religiosi». Quel “Ci fa piacere” è irrimediabilmente ideologico, irreale, astratto.
Vedremo come se la cavano queste “teste d’uovo” che vorrebbero cambiare il mondo e si ritrovano a far politica con le idee di Makarenko…

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  1. #1 scritto da Azelio il 29 luglio 2015 00:16

    Una volta si aveva paura dei comunisti e per anni questo ritornello è andato avanti finché non ci abbiamo riso tutti, perché anacronistico e ormai fuori luogo.

    Il rientro cospicuo dei capitali dalla Svizzera ha testimoniato questo fatto, cioè che il pericolo non esisteva se non nella testa di qualche esasperato.

    Oggi però, i gravissimi fatti che stanno accadendo contro il sistema delle scuole paritarie, che accoglie circa 1 milione di alunni in Italia, mi fa sospettare che il grande pericolo stia tornando.

    L’arma dell’istruzione governata e pilotata, è molto, ma molto più grave dei carri armati sovietici.

    Che sia un disegno di “Renzo Stalin” non è dato a saperlo, ma il pericolo incombe e non si può stare a guardare ancora a lungo.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 29 luglio 2015 08:13

    Ben trovato Azelio,

    la sua riflessione può sembrare provocatoria, ma ha del vero e lo ha nel profondo.

    Il comunismo non è un pericolo armato, ma le iniezioni socialisteggianti di cui è permeata la società, la spinta considerare la soluzione “sociale” o “politica” (in questo caso sinonimi) come migliore dei principi di libertà, è diffusa.
    La libertà di scelta dei Cittadini, deve essere contenuta e guidata, perché lasciata andare, diventa pericolosa.
    Ci devono essere i “partiti” che dai Cittadini hanno delega, ha interpretare la “volontà vera”, autentica, devono essere loro a indirizzare e ordinare la società.
    Una favola servita al sistema dei partiti per diventare partitocrazia: gestire il potere enorme che ne viene, spartirselo, farne uso per replicare il consenso, ripartire le diverse aree fra loro, ecc.

    Continua così il sistema dei partiti, applicando alle soluzioni semplici che ci consentono la libera scelta, l’ideologia della delega, centralizzando, facendone strutture monopolistiche statali.
    Il cancro che corrode la società, la fonte degli sprechi, la costruzione di intere categorie di Cittadini tenuti in bambagia con il piccolo stipendio, il posto assicurato, la pensione esagerata,
    i costi organizzativi fuori da ogni logica, lo stratosferico debito pubblico che non può essere ridotto perché farebbe perdere il consenso, ecc.

    l’iniziativa libera dei cittadini a questo sistema fa paura e ci provano in tutti i modi per comprimerla, nonostante gli indubbi vantaggi in termini economici e di qualità che reca al paese.

    Renzo Stalin fa ridere… infatti hanno già ordinato la sordina sul tema dell’IMU e troveranno la solita soluzione pasticciata per tenere la scuola libera entro un ghetto, per tenerla sotto controllo, perchè non si sviluppi, perché uno studente dello statalismo monopolista costi 4 o 5 volte di più e alimenti il debito pubblico.

    Intanto noi cittadini continueremo a buttar via ogni anno 80 miliardi di interessi (delle nostre tasse) tirando a campare, senza investire (venendo meno i mezzi), ma garantendo l’elezione di questi nostri “rappresentanti”…..

    per essere al mattino sono riflessioni non incoraggianti

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 29 luglio 2015 10:54

    Siamo di fronte a due diversi modi di vedere il mondo e la società.

    Da una parte la visione liberale, nella quale l’individuo è libero di fare le proprie scelte in base alle proprie preferenze, ai propri gusti.

    L’incontro tra domanda (variegata) e offerta in un libero mercato genera il sistema dei prezzi che forniscono informazioni agli attori per consentire loro di modificare le proprie abitudini o aspettative in una lunga catena di prove ed errori che non ha mai una fine (il mercato è sempre dinamico, in movimento, non è mai statico, non è mai in equilibrio perfetto e anche se lo fosse, non durerebbe visto che le preferenze sono mutevoli).

    La libertà implica responsabilità: ognuno è responsabile delle proprie scelte e paga per i propri errori (o viene premiato per i propri successi).
    La scelta giusta in assoluto non esiste: tutto dipende dalle proprie preferenze.

    Dall’altra parte abbiamo una visione di stampo socialista, in cui l’individuo passa in secondo piano e a farla da padrone diventa la società, il bene comune, l’interesse generale.

    Ecco, allora, che la libertà individuale viene troncata, resa monca, limitata e sacrificata nell’interesse del bene collettivo.
    Non puoi più scegliere ciò che vorresti, quello che meglio risponde alle tue preferenze, ma devi scegliere quello che massimizza l’interesse collettivo.

    La scelta (giusta) è una e una sola e l’offerta, di conseguenza è una e una sola, cioè il monopolio (che dovendo essere etico non può che essere di Stato).
    Tutto molto bello, in fondo viviamo in una società e la massimizzazione dell’utilità sociale vale pure qualche sacrificio sul piano individuale. Rinunce volte al bene comune.

    L’individuo non può più scegliere e viene confinato in scelte preconfezionate fatte da élite (illuminate???) che decidono cosa sia meglio per la società nel suo complesso, cosa massimizzi l’utilità sociale.

    Peccato che la funzione di utilità sociale (ammesso che ne esista una) è del tutto sconosciuta, anche (e soprattutto) alle cosiddette élite illuminate che dovrebbero scegliere nell’interesse della collettività, per cui la massimizzazione dell’utilità sociale è impossibile (un falso patente, una truffa?) e non è altro che la proiezione delle preferenze o dei desideri delle élite che, ahimè, non vanno affatto nella direzione della massimizzazione del bene comune, ma semplicemente nella massimizzazione del bene delle élite stesse, nella conservazione e nella gestione del potere.

    Perché per quanto ci si sforzi di prevedere cosa succederà e come reagirà la società, come si adatterà e modificherà in base alle scelte compiute, queste previsioni, ammesso e non concesso che il fine ultimo primo fosse davvero il bene comune e non l’interesse dei proponenti, saranno sfocate e approssimative, in poche parole errate, e richiederanno continui aggiustamenti e correzioni di rotta, con nuove regole, leggi, leggine e regolamenti, che limiteranno sempre più la libertà, ma non aiuteranno a centrare l’obiettivo (magari astrattamente identificabile, ma ignoto in termini pratici).

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 29 luglio 2015 15:33

    Una sintetica, efficace, lezione sul fine “sociale” di questa partitocrazia ridotta male, prossima a sgretolarsi lasciando rovine ai nostri figli e nipoti.

    L’utilità è per sua natura scelta individuale del Cittadino, il quale, solo, può scegliere la direzione da prendere.
    Lo stato controlli l’ordinato fluire degli eventi.
    Smorzi gli eccessi, incoraggi l’iniziativa individuale e agisca perché si sviluppi.

    Dovremmo mettere in programma una serie di schede-lezioni di economia e gestione della cosa pubblica,

    Chissà mai perché nella scuola monopolistica statale di economia e dei suoi principi non si parla fino alle scuole superiori…..
    Si sento politici e giornalisti sui media assumere posizioni aberranti, che anche uno studente di ragioneria si vergognerebbe di esprimere…

    buoan giornata Andrea

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 29 luglio 2015 17:41

    La realtà è che una società libera non è priva di storture.
    Facendo leva sul sentimento umano (sull’ignoranza) e sulla volontà (e presunta necessità) di porre un freno alle storture, con l’illusione di rendere la convivenza più equa ed equilibrata, i “politici” riescono ad espandere l’intervento dello Stato (e con esso il loro potere e i loro benefici e i benefici per i gruppi di interesse da loro rappresentati a danno dell’intera collettività, alla faccia del bene comune) a dismisura.

    Che questo crei, alla fine, una società più equa è tutto da dimostrare (anzi, nei Paesi in cui la cultura socialista ha avuto il sopravvento e in cui tutto era regolato e gestito dallo Stato è inequivocabilmente e inconfutabilmente provato che si stava peggio, o sarebbe più corretto dire che la stragrande maggioranza della popolazione stava peggio, perché qualcuno, i capi del Partito, se la passava piuttosto bene, dei Paesi liberali/capitalisti).

    Difficile, in un Europa permeata e intrisa di una cultura della carità cristiana (in particolare in Italia) e infarcita di teorie socialdemocratiche, attuare uno Stato davvero liberale (sarebbe troppo lontano dal nostro comune modo di sentire), ma la speranza di porre un freno all’ingerenza statale, di dare (maggiore) libertà agli individui e di ridurre il perimetro (e il peso, insopportabile) dello Stato (almeno verso un sistema ordo-liberista), quella può ancora, per qualche tempo, sopravvivere (la speranza, si sa, è l’ultima a morire).

    In gioventù ho viaggiato molto e ho osservato in diversi Paesi che più interventi pubblici venivano stanziati a favore dei poveri, tanto meno essi provvedevano a loro stessi, diventando così più poveri.

    E, al contrario, meno veniva fatto per loro, più dovevano darsi da fare per loro stessi, diventando più ricchi.
    Benjamin Franklin

    RE Q
  6. #6 scritto da giovanni il 30 luglio 2015 09:51

    Andrea D., apprezzo le utili analisi, ma danno una dignità di pensiero che queste teste di legno non si meritano…

    Qui la questione è di una semplicità sconcertante:
    1) le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e non hanno praticamente contributi dallo Stato, che viene da loro sussidiato (la sussidiarietà al contrario… ma è meglio non aprire il capitolo dei contributi statali alle paritarie…)

    2) però, per esistere (diritto sancito dalla Costituzione) e dare il servizio pubblico devono anche “campare” e devono chiedono un contributo agli utenti

    3) e lì, taaac, lo Stato dice : AHHHHH!!! ATTIVITA’ COMMERCIALE… allora TI TASSO !!!

    (Tralasciamo il fatto che le scuole paritarie, non svolgono attività commerciale, non vendendo nulla se non istruzione, educazione e cultura: ma a quale decerebrato verrebbe in mente di dire che, siccome richiedono un contributo spese ai loro utenti, le scuole statali si configurano come enti commerciali ???).

    Così, per lo Stato, non solo è “senza oneri” (affermazione, ricordo, che si lega al verbo “istituire”), ma lo Stato le sfrutta 2 volte: non solo non ti aiuto per il servizio che offri, ma mi devi pagare tu le tasse !

    E’ tutto qui: per questo ho provocato dicendo “chiudiamo tutte le scuole paritarie e poi vediamo”. Perchè stare alle regole è un dovere, e così avviene, ma farsi prendere per le nari da trinariciuti di guareschiana memoria…
    Che non sono solo a sinistra…

    Infatti, anche a conferma di quanto affermato da Luigi sulla “soluzione rabberciata” che questo governo troverà: ho letto ieri un post di quell’ormai ex-politico nomato Maurizio Lupi, il quale scrive, testualmente:
    “Le scuole paritarie non devono pagare l’Imu. Lo ha ha precisato oggi, in modo definitivo, il ministro dell’Economia Padoan: chi fa un servizio pubblico e non copre interamente il costo del servizio educativo e formativo che offre non la deve pagare.”

    Quindi, secondo questo personaggio che passa per difensore delle scuole paritarie, le scuole di Livorno non pagheranno perchè il ministro Padoan, con una dichiarazione, annulla la sentenza della Cassazione, le cartelle esattoriali e magari gli offre anche un caffè alle suore…
    Questa è la dimensione della politica in Italia.
    Mala tempora currunt…
    Saluti

    p.s. mi permetto solo un’osservazione su quanto da lei scritto, laddove parla di “un’Europa permeata e intrisa di una cultura della carità cristiana (in particolare in Italia)”.

    Ecco, senza la carità cristiana non ci sarebbero scuole, università, ospedali, opere di carità dall’impatto sociale incalcolabile.
    Diverso è considerare la cultura nata dal c.d. cattocomunismo, quella che, giusto per stare in tema scolastico, si riempie la bocca di Don Milani senza nemmeno sapere chi fosse
    (cioè, semplicemente, un sacerdote con a cuore il destino dei suoi ragazzi…).

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 30 luglio 2015 10:13

    Grazie del contributo, giovanni, sempre puntuale.

    Su una cosa che mette tra parentesi: meglio non aprire il capitolo dei contributi alle scuole paritarie…. proprio non si può essere d’accordo.

    Forse espressa con l’intento di non mettere carne ulteriore sul fuoco, ma questa tranquilla attesa dell’avvento della parificazione autentica non deve mai essere messa da parte.
    Deve essere strumento primario di proposta e richiesta di regolazione, di rispetto della costituzione, di libertà dell’istruzione.
    Deve finire la situazione dei genitori trattati come Cittadini che pagano tasse doppie:
    per loro e per chi frequenta la scuola statale: BASTA!
    è una vergogna

    quanto alla descrizione di Andrea sulle origini dello statalismo scolastico in Europa, di cui si sono appropriati i partiti facendo diventare il sistema una sorta di riserva indiana con elettori da tutelare e scuola statale da mantenere, queste sono certamente da ricercare nell’attività di origine religiosa o del socialismo ottocentesco (altra cosa rispetto a questi d’oggi che dovrebbero esserne gli eredi).
    Spiegherà meglio lui, se lo riterrà utile.

    Che un politico risolva in termini comunicativi una sentenza della corte, e giochi al ribasso, fa parte del mestiere….
    La scelta politica vera, quella civile e di piena dignità che ha proposto, giovanni, è da ritenere molto più efficace e meritoria:

    TUTTI DAVANTI AI MUNICIPI DI TUTT’ITALIA PER CHIEDERE L’ISCRIZIONE ALLE SCUOLE STATALI!!

    Sarebbe bello seguirne le reazioni. Così come un manifesto delle scuole parificate che si dichiarano disposte a pagare l’IMU a fronte di una applicazione paritetica nei confronti dei cittadini utenti.
    La scuola libera non ha bisogno di carità! Non ha bisogno di sussidi! Chiede la semplice applicazione di condizioni equipollenti.

    buona giornata

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 30 luglio 2015 13:28

    La mia posizione, credo condivisa da tutta Città Ideale, è quella di un sistema scolastico libero, aperto, con le scuole in concorrenza tra loro per offrire servizi sempre migliori e più vicini ai bisogni/aspettative delle famiglie le quali, grazie al sistema del buono scuola, sono davvero libere di scegliere dove mandare i propri figli (siano esse scuole gestite dallo Stato o meno).

    Lo Stato deve, quindi, alleggerire la propria posizione nel settore lasciando sempre più spazio all’iniziativa privata.
    Sul fronte occupazionale non dovrebbero esserci, in termini assoluti, grosse ripercussioni, ma nessuno può garantire che gli occupati siano gli stessi su base individuale, vuoi per una eventuale errata distribuzione geografica degli occupati, vuoi per una naturale selezione (ma questo sarebbe un bene per la Scuola: servizi migliori agli stessi costi, anzi probabilmente a costi inferiori!).

    In Italia la DC ha regnato (non governato, regnato) ininterrottamente per quasi 50 anni, ma non ha mai adottato delle vere politiche liberali, anzi il peso dello Stato è progressivamente cresciuto anno dopo anno.

    Non a caso, al momento della dissoluzione della DC, una più o meno larga fetta del partito (vogliamo chiamarli cattocomunisti?) è saltata a sinistra.
    E anche quelli rimasti a destra continuano a portare avanti politiche stataliste.

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 30 luglio 2015 14:05

    A quanto ci dice Andrea si può aggiungere l’esempio francese.

    particolarmente utile per la concezione centralistica e forte della struttura pubblica, statale.

    ormai da vent’anni un quarto delle scuole obbligatorie non sono statali, gestite in autonomia, con un 60% circa di matrice religiosa.
    Liberi di iscriversi all’una o l’altra, in una condizione di parità economica pressoché compiuta.
    Con 5.000 ispettori che girano per tutte le scuole (in Italia sono 90!)

    Insomma uno stato che tende ad alleggerirsi e limitare la sua funzione alle regole, al controllo e al rispetto dell’applicazione.

    In Italia, da noi, un mondo di là da venire, ancora….

    buona giornata

    RE Q
  10. #10 scritto da Camilla il 15 agosto 2015 07:45

    Solo una considerazione a proposito della presunta migliore qualità delle scuole private, “più efficienti e meritevoli”: informo che le rilevazioni OCSE Pisa parlano chiaro e si tratta di dati oggettivi, non di giudizi soggettivi, condizionati ideologicamente

    “In Ungheria, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Nuova Zelanda e nel Regno Unito le differenze nelle prestazioni, corrette per i fattori socio-economici dell’ambiente di provenienza sia degli studenti che delle scuole, pendono in grado statisticamente significativo a favore delle scuole pubbliche”. Sebbene, il divario a favore della scuola pubblica italiana è il più alto rispetto agli altri Paesi considerati dall’OCSE.

    A ciò, l’OCSE aggiunge che nelle scuole pubbliche italiane è migliore anche il “clima disciplinare”.

    http://www.orizzontescuola.it/news/ocse-pisa-2012-peggiori-private-finanziate-dallo-stato-e-divario-indirizzi-studio

    RE Q
  11. #11 scritto da Saccavini il 15 agosto 2015 08:59

    Grazie per la segnalazione dell’articolo, Camilla.

    Il contenuto è stringato e non chiaro nella ripartizione e nei contenuti socio-economici …
    Non è chiaro come è costruito l’insieme “scuole private”; come sono individuati i panel socio economici e di partenza, ecc. andremo a studiarci l’esito e ci faremo le nostre riflessioni

    La questione che pone l’articolo è però altra: come ripartire al meglio le risorse avendo come obiettivi un sistema dellistruzione nel quale
     sia libero ed eguale verso tutti i Cittadini l’impegno dello stato nel finanziare il costo dell’istruzione;
     assurdo l’uso distorto di un sostegno pasticciato e indiretto (e misero) mediante l’esenzione dell’IMU, di cui infatti dopo un mese non si parla più….. (come previsto, guarda un po’)

    Una visione di progetto può essere questa:
     vi sia libertà di scelta da parte delle famiglie/degli studenti; devono essere i Cittadini a scegliere in quale istituto far studiare i loro figli; ad esempio assegnando un voucher a ciascuno che ne abbia diritto, libero di andare a spenderlo presso l’istituto che scelgono;
     la conduzione della scuola venga assegnata a manager (così non sono considerabili gli attuali presidi, nella quasi totalità, per mancanza di preprazione manageriale); questa può avvenire in scuola statale anche nella forma di una gestione franchising;
     la scelta sia meritocratica come definiranno i Cittadini con le loro scelte di iscrizione; gli insegnanti assunti dalla scuola, con un sistema che premia chi meglio risponde al progetto scolastico;
     Il ministero realizzi un vero e severo sistema di controlli sulla gestione scolastica (oggi praticamente inesistente)

    Un altro mondo rispetto all’oggi, lo ammettiamo.

    Buona giornata

    RE Q
  12. #12 scritto da Andrea D. il 15 agosto 2015 13:16

    In realtà il discorso fatto qui punta sulla libertà di scelta in un sistema scolastico non caratterizzato dal monopolio (statale) ma da una situazione di concorrenza tra scuole. Da lì nasce il generale miglioramento del sistema dell’istruzione.
    Non a caso l’OECD, con in vari test PISA, realizza uno studio con un raffronto tra scuole pubbliche e private (a livello mondiale) giungendo alla conclusione che:

    the higher the proportion of public funding allocated to privately managed schools, the smaller the socio-economic divide between publicly and privately managed schools. This report also shows that those countries with narrow socio-economic stratification in their education systems not only maximise equity and social cohesion, but also perform well in the PISA survey.

    Liberamente tradotto
    maggiore è la proporzione di fondi pubblici destinati alle scuole private, minore il divario socio-economico tra scuole pubbliche e private. Il report mostra anche che i Paesi con una modesta stratificazione socio-economica nei loro sistemi educativi (cioè quelli che investono più soldi pubblici nelle scuole private – nda) non solo massimizzano l’equità e la coesione sociale, ma ottengono anche risultati migliori nei test PISA.

    Poi con le statistiche si può giocare come si preferisce con una serie di avvertenze:
    1) i test PISA sono rivolti ai quindicenni;

    2) le differenze di risultati sul territorio nazionale è a dir poco imbarazzante con un Nord che ottiene buone performance (con la Lombardia del tanto criticato buono scuola che guida la classifica ponendosi ai livelli delle nazioni più avanzate) e un Sud che performa male (poi come, i due polli di Trilussa, si fa la media);

    3) le statistiche corrette per la situazione socio-economica e compagnia bella, se non prese con le dovute cautele e per le informazioni che possono dare (“politiche”), ma estese a livelli più ampi, sono, letteralmente, degli abomini!
    Se si progetta un viadotto, ci si aspetta che regga e non che crolli nel giro di qualche giorno; in tal caso il discorso in base al quale l’ingegnere che ha realizzato il progetto, poverino, ha fatto un buon lavoro tenendo conto della situazione di disagio di partenza, mostra tutta la sua assurdità!

    RE Q
  13. #13 scritto da giovanni il 15 agosto 2015 16:03

    Concordo con Luigi e Andrea.
    Il punto è la libertà di scelta del cittadino, non l’analisi post…
    Si sostiene chi svolge il servizio pubblico, a parità di condizioni di partenza, nel migliore dei modi. Poi si valuta, ma almeno lo start sia uguale per tutti.
    Dopodiché possiamo istituire tutti i gruppi di valutazione che vogliamo, ma non si può valutare chi fa i 100 metri piani con chi è costretto a correre i 400 ostacoli…
    Ripeto, prima la libertà, poi si inizia a dialogare.
    p.s. Pisa e Invalsi sarebbero da rivedere, e molto…
    Saluti sereni

    RE Q
  14. #14 scritto da Saccavini il 15 agosto 2015 16:25

    Ben trovato giovanni,

    Grazie per il giudizio, con una osservazione:

    non conosciamo in dettaglio (forse nessuno di noi) il progetto strategico di Pisa e Invalsi.
    Si tratta per entrambi di strumenti complessi di valutazione globale dei sistemi scolastici e della loro efficienza.

    Progetto temerario per la complessità e la miriade di particolarità che nei singoli paesi si registrano: quale che sia l’esito nella prima fase, è da credere che le istituzioni che le hanno promosse si attendevano risultati parziali e irregolari.
    deve quindi prevedersi un percorso che man mano, negli anni, attraverso una normalizzazione graduale dei sistemi educativi, un affinamento dei metodi di raccolta e valutazione, si arrivi a esiti sempre più credibili.
    Questa situazione, questo divenire, deve essere chiaro a tutto il sistema che deve applicare i meccanismi in essere.
    L’approccio dovrebbe essere ad un tempo comprensivo e propositivo: oggi è così?

    L’impressione che da fuori se ne ha è di un approccio repulsivo da parte del sistema scolastico, a cominciare dalle scuole statali (cui una valutazione, un confronto con altri, fa venire l’orticaria).
    Perfettibile, senz’altro.
    Ha bisogno della partecipazione attenta di tutti perché il sistema di misurazione cresca, perché con questi risultati ci si confronti sempre meglio, in modo più efficace.

    buon ferragosto

    RE Q
  15. #15 scritto da Andrea D. il 16 agosto 2015 03:50

    Non ho alcuna competenza specifica per esprimere un giudizio su sistemi di valutazione complessi e articolati come le prove Invalsi o i test PISA, per cui mi limito a prendere i dati per quello che sono e lascio il campo a chi ha competenze maggiori delle mie.
    Quando, però, ho sottolineato che i test PISA si rivolgono ai quindicenni intendevo dire che sono svolti da ragazzi di seconda superiore.
    In Italia la distribuzione delle scuole paritarie è la seguente (VEDI):

    Le scuole paritarie attive nel territorio nazionale nell’anno scolastico 2013/2014 erano 13.625, il 71,8% dell’infanzia, l’11% della primaria, il 5% della secondaria di primo grado, il 12,3% della secondaria di secondo grado.

    Come si può notare c’è un balzo enorme, oltre il 200%, tra le secondarie di primo grado e le superiori che sono oltre il doppio.
    Che quindi possano esserci problemi con la gestione di queste scuole (almeno una parte), non si può escludere (anzi leggendo attentamente i dati si evince che tali scuole, o almeno una parte significativa di esse, tende ad attrarre studenti con background di basso profilo e che il dato netto, cioè corretto tenendo conto dei fattori esogeni, mostra performance migliori nelle scuole private, seppur di poco).
    Resta il fatto che, stando a quanto riportato dalla stessa OECD, (VEDI)

    In 16 paesi OCSE e 10 paesi ed economie partner, lo studente-tipo della scuola privata raggiunge risultati più alti di quello della scuola pubblica.
    Questo “vantaggio” della scuola privata si riflette nei punteggi della scala di lettura di PISA che nell’area OCSE sono di 30 punti più alti – l’equivalente di tre quarti di un anno di scuola – tra gli studenti della scuola privata rispetto a quelli della scuola pubblica.

    E’ indubbio che esitano Paesi che hanno sistemi statali di istruzione altamente efficienti e qualificati, come la Nuova Zelanda o il Canada (non certo l’Italia) e che la valutazione sia influenzata da una molteplicità di fattori che è arduo sintetizzare, non ultimo il costo complessivo del sistema, ma la questione centrale rimane quella se sia giusto “imporre” il modello statale a tutti piuttosto che lasciare la libertà di scelta alle famiglie (mettendole, ovviamente, nelle condizioni di poter scegliere e di non dover pagare due volte, prima con la fiscalità generale e poi con le rette, l’istruzione dei propri figli). Io, ovviamente, sono per la libertà e lo sarei anche in Canada, dove la scuola statale funziona bene.

    RE Q
  16. #16 scritto da Saccavini il 16 agosto 2015 06:47

    Buona giornata Andrea,

    molto interessanti i dati e le tabelle; grazie anche per i lettori

    RE Q
  17. #17 scritto da Camilla il 16 agosto 2015 13:16

    Buongiorno a tutti.

    Insisto: ci sono delle opinioni, tutte legittime, e ci sono i dati riconosciuti a livello internazionale.

    Sui test e sugli enti che li producono e li analizzano si può disquisire, come su tutto del resto, resta il fatto che quelli sono e quelli godono di accredito internazionale.

    Sugli OCSE-Pisa rimando alla letteratura specialistica e al sito dell’Invalsi, si tratta di un discorso non esauribile nelle poche righe di un commento e per affrontare il quale, mi permetto di dire, occorre anche qualche competenza specifica, per esempio sulla ricerca pedagogica.

    Sul resto mi sono limitata a rimandare ai dati, riconosciuti internazionalmente, che mi confermano nella mia idea sintetizzabile nel fatto che ognuno è libero di farsi e/o frequentare la scuola che vuole, ma “senza oneri per lo Stato”.

    Anche perché in Italia, come da dati oggettivi, gli alunni della scuola statale ottengono risultati migliori.

    Il resto, scusate la franchezza, è ideologia e arrampicamento sui vetri per farsi tornare i conti e, come tale, non mi interessa.

    RE Q
  18. #18 scritto da giovanni il 16 agosto 2015 18:17

    Buongiorno Camilla.
    Concordo con la non esauribilità in merito agli enti di valutazione.

    Mi permetto però di sottolineare che se il dibattito su scuola e libertà di scelta educativa si ferma ancora al “senza oneri per lo stato” e se si giudica l’interlocutore ideologico, bè…

    Questo da la dimensione dell’arretratezza culturale del nostro paese.
    E non mi riferisco a lei personalmente, ci mancherebbe.
    In nessun paese civile qualcuno si sognerebbe di mettere in discussione la libertà di scelta educativa e il relativo sostegno da parte dello Stato, che stabilisce regole e ne verifica l’applicazione, ma di certo non penalizza chi offre un servizio pubblico per tutti.
    Saluti

    P.s. e comunque la si pensi, i conti, quelli a carico della collettività, non tornano di certo…

    RE Q
  19. #19 scritto da Saccavini il 16 agosto 2015 18:17

    Tutto bene e tutto lecito, qui.

    Le diverse posizioni sono tutte legittime e il confronto è ad un tempo scopo, volontà di meglio comprendere e di migliorarsi.

    Se c’è una cosa curiosa è l’attribuire le posizioni diverse dalle proprie a ideologia e arrampicamento sui vetri: per lo meno improprio.

    Il nostro sforzo è proprio il rovescio: aprire, spalancare cancellate e abiti mentali: pronti al confronto, a condividere, a replicare.

    Queste sono nel nostro caso le nostre reazioni; che rimangono aperte tuttora (anche dopo lo sbrigativo giudizio della nostra Camilla)

    buona serata

    RE Q
  20. #20 scritto da Andrea D. il 16 agosto 2015 19:44

    Camilla, non ne faccia una questione personale, ma il dato “oggettivo” a cui fa riferimento non dice affatto quello che Lei sostiene; si legga con attenzione i report ufficiali, non le notizie o i comunicati stampa che partono con un dato non contestualizzato (estrapolando a capocchia o, peggio, per convenienza) e vedrà (ci sono i link).
    E come risulta dal documento ufficiale, il dato delle private, corretto per tener conto dei fattori esogeni (di fatto una vera e propria adverse selection), mostra un vantaggio, seppur modesto, per le private (questo in un sistema di competizione fortemente impari).

    Quanto al famoso discorso del senza oneri per lo Stato (un altro pastrocchio della nostra Costituzione, frutto di una mediazione, scalcinata, tra visioni del mondo inconciliabili, di cui una di stampo vetero-comunista ormai inesorabilmente condannata dalla Storia e che oggi resiste solo in Corea del Nord, visto che anche Cuba ha girato pagina), mi faccia capire: ma la scuola statale è gratis?

    A me risulta, cito a memoria ma il dato puntuale non è qui significativo, che si spendano oltre 60 miliardi l’anno!

    Se lo Stato si limitasse a pagare, per studente, quello che già paga, girando tale importo al sistema scolastico “privato”, come avviene, ad esempio, in ambito sanitario, la cifra complessiva non cambierebbe di un euro (anzi forse potrebbe anche diminuire):
    ergo per lo Stato non ci sarebbero oneri!

    Ripeto la questione è, prima di tutto, filosofica, etica: in uno Stato le persone devono essere il più possible libere e responsabilizzate o, al contrario,
    lo Stato (qualche burocrate o qualche politico) deve poter decidere al posto loro?

    RE Q

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