Imposta Municipale Unica (IMU), Local Tax, promesse confuse e confusione diffusa

Il livello medio dei nostri sistemi di comunicazione: i nostri media, è davvero modesto se non mediocre. Parliamo di qualità culturale, di competenza economica: sulle radio, le Tv, i giornali stampati e su internet. Per capirne qualcosa occorre andarsi a cercare siti specializzati, ove per altro regna una confusione di posizioni dato che anche qui si fatica a prendere la questione dalla radice. Proveremo a fare un po’ di chiarezza, spiegando la base di partenza, che non viene mai ripresa e riportata.

L’autonomia amministrativa degli enti locali è stata nel 1997 inserita nella Costituzione, perché indirizzo europeo:  gli enti locali devono vivere con propria capacità di tassare. Devono chiedere ai Cittadini i danari per amministrare: i Cittadini toccati nel portafoglio spingeranno chi amministra a far uso prudente ed efficiente delle tasse. I partiti saranno costretti a risparmiare per fare sana gestione se vogliono essere rieletti.

In Italia questo scenario è inviso al sistema dei partiti: abituati a ricevere soldi da Roma, a chiederne un mucchio, a spendere e spandere perché è con la spesa che ottengono il consenso. Con il debito pubblico che abbiamo una condizione insostenibile. Bisognerebbe mandarli tutti a casa con una spinta nel didietro.

Quindi quando è stata varata la legge di cui tutti si sono gloriati: IMU, Imposta Municipale Unica aveva nominalmente questo scopo. Lo Stato non avrebbe più trasferito danari ai comuni riducendo le tasse, i comuni avrebbero emesso l’IMU, per amministrare. Però venivamo da una tassa  precedente emessa negli anni 90 (Amato): ICI. Una tassa sul patrimonio (una assurdità da situazione di grave emergenza: una guerra o che altro) di cui lo Stato non può fare uso sistematico, invece ce la trasciniamo da decenni, con svariati nomi.

Infatti IMU, invece di essere la tassa comunale unica che aboliva i trasferimenti dallo Stato, è diventata il sostituto dell’ICI, aumentata. Ora ripetiamo i principi elementari di una gestione economica: la tassa sul patrimonio è un’assurdità, perché non è basata sul reddito ma sul possesso di un bene. Brucia ricchezza e impoverisce il paese, i Cittadini. Si aiuta la recessione, si tiene bloccato il paese (che infatti  in 10 anni è cresciuto del 4%… quasi zero).

La tassa patrimoniale sulla casa è una profonda ingiustizia, ancor più dannosa se la togli per la prima casa e la applichi a imprese e attività di impresa, perché prosciughi il reddito in una fase che è già  difficile. Deve essere abolita e basta. Quindi la proposta del premier di abolirla non può che essere giusta. Se però dopo 20 anni e passa che la tassa patrimoniale sugli immobili è applicata, occorre metter mano alla spesa pubblica. Ridurre le spese in misura almeno proporzionale.

Allora (invee): si toglie l’Imposta Municipale Unica (applicata come tassa patrimoniale) e la si chiama Local Tax, all’europea (non basata sulla casa). Grosso modo non cambia nulla,le tasse non si riducono,  ma si promettono altre sforbiciate marginali. Almeno qui i danari dovrebbero venire da minori costi dello Stato, no?  Macché, il premier non lo dice ma il ministro Padoan si incarica di chiarire: anziché arrivare al pareggio di bilancio col 2017, contiamo di poter continuare a sforare entro il 3%, aumentando il nostro debito, fino al 2018, poi si vedrà.

Insomma nel 2018 avremo 210 miliardi in più di debito pubblico e ci avvicineremo ai 2500 miliardi!! Tutto perché il sistema dei partiti: il sistema, sia chiaro (tutti d’accordo, non uno si e l’altro no) , ritiene di non poter ridurre  i costi dello Stato. Non potendo aumentare le tasse perché stanno già strozzando il paese,  si fa nuovo debito. Irresponsabile, quasi delinquenziale.

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  1. #1 scritto da Saccavini il 23 luglio 2015 22:30

    Un chiarimento dovuto a Pd e bersaniani che fanno dell’IMU una battaglia di egualitarismo del tipo:
    La tassa che pagano quelli che stanno meglio, abolirla è una politica di “destra” e via sproloquiando.

    la local Tax (che sostituirà IMU) dovrà individuare parametri di costo locale ai residenti.
    Viene naturale pensare a:
    > un criterio legato alla abitazione e sue dimensioni,
    > una modulazione se la casa è in proprietà o in affitto,
    > se la proprietà è una società immobiliare, modulando la tassa in funzione del patrimonio, delle quote sociali detenute da persone fisiche che ne hanno l’uso,
    > il numero del nucleo familiare che fa uso dell’abitazione,
    > ecc.

    Ciò indicato,
    affermare che una tassa sul patrimonio sia “equa” è da inguaribili demagoghi condizionati da ideologie passatiste,

    staremo a vedere..

    RE Q

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