Democrazia, esigenze del paese e blocco al cambiamento

La riflessione che ci ha sottoposto Franco Gatti è questione seria: il funzionamento della democrazia reale. La democrazia reale non funziona, in Italia e ogni giorno ne possiamo rilevare la debolezza, le cose che non funzionano. Non si tratta di faccenda da far passare sotto silenzio>, ogni tanto da Forza Italia e non solo arriva la denuncia di una democrazia bloccata, di un premier non eletto dai Cittadini, ecc.

Per non parlare dell’abuso della fiducia, della decretazione d’urgenza, del parlamento sempre meno in grado di far valere il suo potere legislativo, che dovrebbe essere assoluto. Tutto il potere oggi è del sistema partitico che ha il timone: a livello nazionale come locale. Il Consiglio di Buccinasco ha l’aspetto di una presa in giro. Cose già dette ma vale la pena ribadire, aver chiara la condizione di criticità democratica.

Tuttavia, tuttavia, nella vita di un paese, come se fossimo in famiglia, prima ancora dei rapporti interni viene la vita: il sostentamento di tutti, la capacità di far fronte alle esigenze, la casa, gli studi, gli alimenti. La capacità di onorare i debiti assunti, sena dover vendere l’auto o la casa. Sarebbe bene, anzi meglio,  che le due cose: la convivenza e la gestione andassero di comune accordo, ma se ciò non succede diventa indispensabile che qualcuno  si faccia carico dei problemi per tutti.

Ora, sono almeno vent’anni, a non voler andare indietro, che l’Italia ha quale primo e urgente, indifferibile dovere, il mettere ordine ai sui conti e pianificare la riduzione del debito. Il sistema dei partiti non ne è capace. Anzi: non è proprio intenzionato a cambiare sistema fermo come è nel procedere a gestire e profittare delle risorse pubbliche.

E’ nato e sta irrobustendosi un movimento antisistema: M5S, giovane, ancorato più alla rivendicazione che ad una proposta, almeno in questa fase. Però è l’alternativa seria sul piano del metodo, del far politica, nel proporsi la politica di servizio. Risparmi e tagli, che finora per quanto gli è possibile sta applicando. <Non è tutto, ma è moltissimo: la vera differenza per il domani.  Un serio progetto politico verrà dopo.

Poi  c’è il fenomeno Renzi: anche lui ha i suoi limiti progettuali (e qualche tara personale, come tutti). alternativa interna al sistema dei partiti, venuta fuori quasi per caso. Si propone di tenersi in mano il pallino, fare una repubblica presidenziale alla francese, e mettere a posto il “giaguaro”, ridisegnando a sua immagine il sistema. Sta cercando di farlo dall’interno ben sapendo che i partner pro tempore che può trovare non possono fidarsi di lui.

Si è preso dei giovani, lasciando fuori tutti i vecchi marpioni, questo forse può rappresentare un limite. Fare tutto da solo, contro tutti a battere il giaguaro. L’operazione che ha in mente è qualcosa di simile a un triplo salto mortale carpiato. Forse quando è partito ha pensato di portare tutto il PD, perdendo qualche frangia. L’esperienza, il test “buona scuola” dimostra le difficoltà che dovrà incontrare.

La riorganizzazione della scuola (che richiederà altre scelte) deve misurarsi con oltre un secolo di scuola statale e della mentalità indotta da cui partono tutti gli operatori. Quando dovrà affrontare la macchina pubblica dello stato e il SSN, si possono intuire le resistenze. Per non parlare del sistema coop. La composizione di interessi del PD comporterà perdite di pezzi e tentativi di rivolta sociale. Deve ripensare, ove già non l’avesse fatto, al suo progetto integrando l’area di centro, ed anche così sarà un’impresa ardua.

I partiti di centro sembrano più dinamici riguardo alle cose da fare, ma anche loro giocano entro il sistema  e la demagogia di cui tutti fanno uso, M5S compreso. Sarà dura per Renzi riuscire a mettere insieme una compagine che integri la parte autenticamente socialdemocratica del PD (che deve imparare a parlar chiaro e darsi un programma che trovi la fiducia dei mercati internazionali e delle forze moderate). Non avendo paura di fare ciò che più volte in Germania si è costruito: la grosse koalition. Sia nell’immediato dopoguerra che dopo la riunificazione.

Tornando ab ovo, alla base, il paese di una rivoluzione copernicana in chiave moderna ha bisogno, anche per affrontare le temperie della globalizzazione e delle sfide cui siamo obbligati. Ne abbiamo le capacità potenziali, ma il sistema gattopardo le blocca da vent’anni almeno.

L’aggiornamento del nostro stato e del suo sistema vetero finto democratico,  è urgente e indispensabile. Molto più importante e prioritario dei limiti che oggi manifestano le diverse riforme. Che ci riesca Renzi o M5S, che alla fine i pensatori teste d’uovo (come Fare o noise from america)  miracolosamente riescano  a raccogliere consenso elettorale è meno importante. Conta chi fa, non chi lo fa. Chi ci riesce avrà l’appoggio degli italiani e di tutti i moderati.

I media questo tipo di priorità non lo fanno emergere, ed è un dramma. Bisogna che le diverse esigenze individuali e di gruppo sociale trovino una composizione a livello più elevato, badando al paese e al suo futuro, ai suoi posteri. I nostri figli e nipoti.

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