Scuola pubblica e riforma: indispensabile muoversi. Il no è perdente

Compito di chi governa è gestire le criticità per superarle. Sarebbe ben più comodo lasciare le cose come stanno, se ciò non genera criticità nel consenso, ma diventa inettitudine. Se un sistema intero della pubblica spesa è “migliorabile”, chi governa deve intervenire. Nel nostro sistema le scelte sono sempre state condizionate  da un patto non scritto con gli elettori.

Chi governa non tocca interessi di fasce di Cittadini con un occhio al consenso. Mai nel dopoguerra abbiamo avuto un governo, un premier, che avesse la forza di dire no a pretese fuori misura, di correggere sistemi di spesa disastrosi se ciò andava ad intaccare interessi di larghe fasce sociali. Si è anzi andati a rovescio, vellicando dipendenti pubblici con scivolamenti e premi pensionistici, anticipazioni, trasferimenti in luoghi già colmi, e peggio: caricando annualmente sulle nostre tasse e sul debito pubblico lo sbilancio provocato da ridotti versamenti contributivi.

Un metodo sedativo, un oppiaceo, per sopire le spinte e mantenere consenso. Non abbiamo avuto un De Gaulle, una Thatchter, un Reagan, capaci di andare controcorrente. Questo premier Renzi, ci sta provando, ma senza arrivare all’affondo, che sarebbe necessario. La riforma dello stato la comincia dalla scuola: ci avrà ragionato sulle alternative. Poteva scegliere il sistema pensionistico pubblico (ove sono annidati la gran parte dei costi abnormi privi di contribuzione, superiori ai 2.500 euro mese). Forse che lo scotto, in termini di consenso sarebbe superiore?

L’autonomia gestionale di un complesso scolastico richiederebbe capacità manageriale che nel comune sentire del mondo della scuola è lingua e metodologia sconosciuta. Affidarla a i presidi è palesemente incongruo. Forse avrà ritenuto che in questo modo la riforma fosse più digeribile. Insomma un tentativo migliorabile, che non convince; manca della forza propria che deve avere una riforma che ammoderni il sistema. Fatto sta che le resistenze sono tenaci.

Riflessione che ci viene da uno sconsolato rendiconto di una serata informativa PD sulla riforma della scuola tenutasi recentemente a Robbiolo. Rendiconto che denuncia l’assenza degli interessati, degli scritti al PD, dei Cittadini. Disinteresse? Diremmo di no: si tratta di una resistenza passiva perché nulla cambi, perché tutto resti come ora e magari si assumano 160mila precari. Non interessa il contenuto, gli obiettivi, ma il tornaconto personale.

…… In conclusione si ha l’impressione di una ennesima occasione persa per migliorare, non riformare cosa fuori dalla portata e credo dalla volontà di chi ha scritto la Buona scuola, la scuola, per avviare, almeno avviare, il percorso per dare autonomia responsabile a scuole e docenti e contemporaneamente inserire, finalmente, elementi di valutazione sulla scuola e sulla loro capacità di programmare.

Un discorso onesto, quanto amaro, ma ci si deve chiedere qualcosa. Può un partito come il PD, levare la bandiera della autonomia didattica, della libertà  di confronto, perché il sistema si misuri sui risultati, premi i più impegnati e capaci, inneschi un’evoluzione nella crescita qualitativa del sistema istruzione ? Non si può vellicare l’interesse immediato dei Cittadini con provvedimenti favorevoli sotto elezioni e sperare che non arrivino le reazioni, quando si deve cambiare indirizzo (poiché si è obbligati a stringere la cinghia, smettere di indebitarci a spese dei nostri figli e nipoti), dalla sera alla mattina.

Ci vorrebbe una statura politica ben superiore, una credibilità che non si vede chi in Italia possa essere in grado di spenderla. Ci si può augurare che la riforma passi… per avviare, almeno avviare il percorso … (ci dice il coraggioso, quasi temerario PD) ma sarà dura, purtroppo. Avrà i suoi costi in consenso, forse entro l’elettorato tradizionale, storico, del PD. Potrà però essere compensato dall’elettorato diffuso dell’area moderata, concretamente ancorata ai risultati per il paese piuttosto che per le monetine che vengono in tasca subito.

Man mano che la questione prosegue nei suoi approfondimenti, la lotta di retroguardia di sindacati e della grande maggioranza dei docenti, del mondo della scuola, si palesa debole e antistorica. Forse alla fine passerà, con un avvio certamente contrastato. Perfino con azioni di contrasto duro, al limite dell’eversione. La prima volta è sempre dura, la beccata che riesce a rompere il guscio è al limite del possibile, poi si sgretolerà la cappa di piombo…. si spera che il seguito avvenga in discesa.

  1. #1 scritto da Franco Gatti il 22 giugno 2015 23:27

    Cara città ideale
    C’è anche da ricordare che la riforma Renzi va in direzione diametralmente opposta a quanto proposto nel programma elettorale del PD per le elezioni del 2013.

    Se gli elettori avessero voluto deduzioni anziché detrazioni (o viceversa, scusami per la eventuale imprecisione) per le scuole private, ………….

    L’interessante riflessione di Franco Gatti viene riproposta come articolo che esce domani…:

    Partiti, programmi e leggi (riforme): l’Italia è questa, purtroppo

    RE Q

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