Il mondo cooperativo e le leggi “agevolative”: parliamo dell’assenza di controlli?

La cooperazione è una forma aggregata di attività autonoma che, alle origini,  si àncora su intenso impiego del lavoro, per attività dalla marginalità contenuta.  Sviluppata dal secondo ottocento è stato un importante strumento di crescita lavorativa e stabilità per lavori umili (e meno); ha promosso anche costruzioni a proprietà indivisa, generando nei decenni  patrimonialità  importanti.

Questo contesto in Italia è finito da tempo. Il mondo cooperativo si è strutturato in tre confederazioni para partitiche: bianco, rosso, verdi, così come i sindacati. I partiti non sono soggetti a regole o controlli e gestiscono tutto il potere che vogliono, in discesa, sindacati e mondo cooperativo o, come si dice più recentemente, terzo settore.   Una condizione agevolativa sul piano fiscale e di costo del lavoro.

Ricordiamo sempre che il  socio lavoratore della coop non è regolamentato dallo statuto dei lavoratori, che in mancanza di lavoro può essere lasciato a casa senza stipendio (un licenziamento di fatto, senza regole). Qualche codicillo attenuativo non cambia la sostanza.  Una situazione che agevola le cooperative di lavoro e genera occupazione, in una condizione ben diversa per chi fa impresa, costretto a regole e costi molto più stringenti e costosi. Così negli anni il mondo cooperativo, articolato a comprendere le coop sociali di tipi uno o due,  si è sviluppato nei lavori di emanazione pubblica.

Nel frattempo le imprese che sono sul mercato a confrontarsi tutti i giorni, si sono ridimensionate, costrette a trasferirsi all’estero, ad essere cedute a multinazionali, a chiudere, il rimanente a lottare stringendo i denti per sopravvivere e magari riuscendo egualmente a far bene, a crescere. Questa la storia economica e sociale del nostro paese nell’ultimo quarto di secolo.

Ricordiamole queste condizioni, così come bisogna andare a vedere le leggi che regolano il mondo cooperativo, divenuto struttura funzionale del potere partitocratico. Cosa c’è di nuovo? C’è di nuovo che nel tagliare i costi del governo centrale Sono praticamente azzerate le risorse per il controllo previsto dalla legge per le attività cooperative.

Le coop sono per legge sottoposte ad accertamenti sulla attività (se un’azienda non è una coop sostanziale froda il fisco perché le coop hanno minori tasse e costi). Cominciamo Con un’anomalia: le coop aderenti ai consorzi bianco, rosso, verde sopracitati , per legge non sono sottoposti a controlli esterni. Questi controlli si fanno in casa dal rispettivo consorzio. Così ad esempio Legacoop controlla Manutencoop, Conad, Coop Lombardia, e via scendendo. Uguale per Confcooperative e Unicoop.

Come se la holding di un gruppo avesse l’esclusiva di revisionare attività e bilanci delle società operative sottostanti, per delega governativa. Bene. Anzi, malissimo, ma non basta. Tutte le coop che non fanno parte del mega inciucio, dovrebbero essere controllate dal ministero dell’Economia (adesso si chiama dello Sviluppo economico). Dichiarazioni e disposizioni ferree di ministri e governo si susseguono, su una stretta dei controlli verso le coop sociali dopo i mega scandali a Roma e non solo.

Ma lo stesso ministero deve smentirsi in seguito ad una interrogazione di M5S (VEDI da ilfattoquotidiano). I fondi, già insufficienti,  destinati alle ispezioni con la fine del 2014 sono stati quasi azzerati (da 12 milioni a 1 milione) e il direttore generale degli ispettori ha emanato a Gennaio una circolare con cui tutte le ispezioni sono sospese. Un sistema, quello coop,  che fa uso e macina spese pubbliche stratosferiche, frequentemente oggetto di appalti tarocchi, che agisce fuori da ogni controllo. Controlli che sono stati addirittura sospesi!

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