Cinque regole d’oro per motivare chi lavora: un suggerimento per il municipio

Città Ideale deve il motivo di questo post ad un articolo schema de ilsole24ore a firma Enrico Marro (VEDI). Ci è sembrato interessante in un progetto di gestione che può coinvolgere i funzionari del municipio, e ne abbiamo fatto uso con alcune personalizzazioni che vengono dalla nostra esperienza. Crediamo davvero utile la lettura agli interessati, in particolare alle funzioni amministrative pro tempore. Pr Città Ideale potrebbe essere un punto del programma elettorale.

I concetti, i principi retrostanti da cui questa gestione del personale scende, sono ancorati su presupposti oggi distanti da ciò che avviene e da come si comportano i politici nella versione autocratica. Le regole introdotte anche nei regolamenti con valore di legge (T.U.E.L.).  La politica può superarle con una gestione autocratica e intimorente, su un presupposto di potere come indirizzo assoluto che può solo essere eseguito senza discutere.

Queste relazioni col personale che sono davvero dannose oltre che obsolete. Chi vive in un’azienda deve trovarsi in un ambiente in cui le decisioni sono tutte segnate dall’utilità aziendale, che tutti possono arrivare dappertutto, pur che ne abbiano voglia, che il rispetto, la dignità non sono discutibili, tanto sono pacifiche. Senza queste basi di partenza ciò che viene indicato sotto perde di senso. Auguriamoci che presto possa diventare realtà.

RICONOSCERE E DARE IL GIUSTO RILIEVO A CHI LAVORA AL MEGLIO. Obiettivi. È importante che l’azienda registri ed elogi pubblicamente i risultati eccellenti ottenuti dal singolo o da un team; incoraggiando così il collettivo a iniziative performanti.

Azione Stabilire una procedura (semplice) per premiare il lavoro svolto in modo eccellente. Incoraggiare la pianificazione e i miglioramenti nell’organizzazione e l’esecuzione del lavoro.

INFORMARE E DISCUTERE CON I DIPENDENTI LA GESTIONE, GLI ESITI LE CRITICITÀ. Obiettivi. Contribuisce a creare collaborazione; rende i collaboratori ricettivi ai cambiamenti, disponibili a imparare, a confrontarsi, a proporre.

Azione Spiegare la funzione e la validità delle operazioni nei minuti passaggi di ogni documento. Dalla genesi all’iter previsto, con attenzione alla ridondanza.  Flusso frequente di dati e notizie, delle proposte e degli orientamenti. Istituire momenti di verifica finalizzati al processo più che all’operatore, in uno spirito di aperta collaborazione.

CLIMA DI CRESCITA POTENZIALE PER TUTTI Obiettivi Concrete prospettive di carriera consentono di mantenere nel tempo un clima di alto morale e impegno proattivo sul lavoro. Curare affiancamento formativo e corsi diffondendo competenze. Il turn over per crescita di posizione arricchisce il clima e spinge a emulazioni, evitando l’uscita generata da barriere nelle funzioni intermedie

Azione Offerta di incarichi aperta a rose ampie, arricchite da autocandidature (incoraggiate). Discutere i percorsi di carriere, anche con confronti sindacali interni. Informazione ampia sulla formazione con piani discussi e condivisi.

POSSIBILITA’ DI PROPOSTA E CONFRONTO  SULLE ATTIVITA’ Obiettivi Conoscere il pensiero di colleghi degli altri reparti (a monte e valle) fa lavorare meglio, si interagisce motivati e informati. Evitare condizioni di scarsa conoscenza degli obiettivi, caratteri e orientamenti altrui, che genera stress e disaffezione.

Azione Impostare le procedure in modo che il flusso generi conoscenza del lavoro altrui. Pianificare periodi sostitutivi  o di affiancamento. Sessioni brevi di confronto a domanda e risposta, meglio se pianificate. Gruppi di lavoro con compiti complementari   o affini che agevolano conoscenza e confronto.

SPINGERE L’AMBIVALENZA DI GENERE NEI COMPITI Obiettivi Fin dall’ingresso nel team l’apertura agli incarichi non deve avere differenze di genere, situazione che deve percepirsi come effettiva e naturale. La valorizzazione di genere incrementa le potenzialità del collettivo.

Azione La determinazione dei cambiamenti di ruolo e delle assegnazioni va spinta in chiave totalmente paritetica, le scelte devono essere motivate, non solo al gruppo ma anche con colloqui individuali quando si percepisca una potenziale non condivisione.  Gli orari di lavoro deve essere flessibili  e la flessibilità di genere va accolta e prevista in termini naturali. Rende praticabili aggiornamenti formativi anche nei periodi di assenza parentale.

  1. #1 scritto da Napoleone Buonaparte il 16 giugno 2015 08:08

    Crolla tutto il castello se il vero motivo per cui valorizzi un dipendente è quello di fargli fare l’utile idiota, e ahimè mi pare che succeda spesso così.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 16 giugno 2015 08:44

    Il lavoro, l’impegno professione è parte della vita prevalente dell’ambito esterno alla famiglia.

    La gestione delle risorse umane non può che partire da qui per individuare il percorso di un rapporto che non sia solo utilitaristico.
    Certo: anche l’impresa, anche le vaie forme organizzate che vivono di collettivi da impegnare verso l’obiettivo dell’efficienza.
    Quale che sia lo scopo della singola impresa, essendo le risorse economiche “finite”, avendo un limite che non si deve superare (pena, all’estremo, la perdita di ricchezza, la fine del lavoro e dell’impresa), hanno quale scopo fondante il migliore impiego delle risorse, quindi anche dell’Uomo.
    Fino al 1837 in Gran Bretagna non esisteva limite nell’assunzione di bambini nelle miniere: far uso di bambini consentiva lo scavo di gallerie più piccole, per giungere con meno costi alla vena di carbone.
    La Regina Vittoria emanò un decreto (dopo chissà quanti decenni) che stabiliva l’età minima a 8 anni.
    Era il paese industrialmente più avanzato del mondo.
    Nelle zolfatare siciliane andarono avanti a far uso di “carusi” fino agli anni quaranta/ cinquanta di questo secolo.

    Oggi è diverso: la crescita non solo sociale, almeno nel nostro mondo sviluppato, l’affermarsi di una crescita dell’uomo e della democrazia ha cambiato molto (ma in altri luoghi siamo ancora là dov’era l’Inghilterra vittoriana.
    Il lavoro ripetitivo che non richiede un coinvolgimento della mente, basic, è finito, non c’è più.
    Il lavoro è complesso e sempre più richiede partecipazione collettiva a tutti i livelli: chi ci riesce e lo fa bene, innova di più, si afferma e si sviluppa.
    Questo il mondo d’oggi.

    Non è casuale che questa sintesi venga proposta e discussa sul giornale di confindustria, mentre l’editoria sindacale, non parliamo di comunicazioni massive, ne è praticamente priva.

    Vale la pena rifletterci, Buona parte.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 16 giugno 2015 10:22

    Ancora, circa l’”utile idiota”, di un Uomo che vive di lavoro..

    La visione del lavoro come sfruttamento ha fra le sue declinazioni anche questa che lei dice: utile idiota.
    Cioè: sei in una condizione di soggezione e quanto realizzi è utilità per chi è proprietario o conduttore dell’attività svolta.
    Un portato marxista dell’alienazione della forza lavoro.
    Il prodotto non è di chi produce ma di chi utilizza (sfrutta) il lavoro.

    Una visione concettuale storicamente sbagliata: infatti le previsioni di impoverimento crescente dei lavori e di una conseguente rivoluzione che avrebbe dato in futuro il lavoro libero dallo sruttamento in una società utopica, non hanno avuto seguito.

    Vero invece che il lavoro ha consentito l’arricchimento della società, di interi continenti, della cultura generale, … il lavoro svolto dall’uomo, contribuisce alla crescita e al benessere suo, dell’azienda, del paese, del continente, dell’umanità.

    Individuare percorsi che consentano di rendere efficace, attrattivo, coinvolgente l’ambiente di lavoro e l’attività che si svolge è prima di tutto un obbligo morale di chi il lavoro lo gestisce.
    Ancor più stringente e determinante questo obiettivo in un’azienda pubblica.

    In Italia siamo permeati da una visione ideologica che inchioda il paese: lavoro eguale sfruttamento fa comodo sia percepito come tale anche agli autocrati impreparati.
    Non a caso il comportamento adottato da questi pro tempore viene da una visione “sinistra”

    buona giornata

    RE Q

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