Renzi, le riforme e il futuro politico in Italia

Lasciamo perdere le analisi degli esiti elettorali; le novità digeribili sono: UNO meno 10% nell’affluenza al voto che sarà difficile collocare nell’indifferenza: sostanziale rifiuto e ostilità verso la politica. Chi non vota sbaglia sempre. Però il non voto  un po’ lo si è voluto (un ponte di 4 giorni!), puntando su migliori risultati politici da chi al voto non rinuncia. DUE lo spazio sui media dato a Salvini in funzione anti M5S è riuscito male. Salvini ha intercettato voti dalla destra, certamente tolto parte di  voti al M5S. Voti  che non sono Lega: rappresentano rifiuto al sistema.

TRE Renzi ridimensionato sul territorio: il voto al PD oggi rappresenta più la scelta Renzi che voto al partito (il che non è un male: è l’evoluzione verso un voto sulle persone e la loro proposta; meno sull’ideologia). Attenti però:  fintanto che non si andrà alla elezioni il suo potere con l’attuale parlamento rimane pressoché  invariato. Vediamo ora: quali possono essere le tendenze?

L’Italia ha un bisogno estremo, urgente,  di riformare la macchina dello Stato. Nelle condizioni date si richiedono interventi inizialmente dolorosi, almeno in parte. Compito che può compiere un governo poco condizionabile dal parlamento. Insomma deve rompersi l’equilibrio che compone il giaguaro (così è d’uso chiamare la partitocrazia trasversale  che forma un unico impasto di interessi). Ci vuole un governo presidenzialista alla francese: per cinque anni chi governa può agire e sarà chiamato a risponderne ai Cittadini, nel voto seguente.

Che Renzi possa rappresentare questo percorso è nei fatti. Piace poco a tutti e non garantisce cosa farà: qualcosa di simile a un terno al lotto. Tuttavia le riforme in chiave presidenzialista vanno nella direzione giusta. Funzionerà poco e male? Gli elettori lo manderanno a casa  e alla fine un De Gaulle potrà uscire, che possa seriamente metter mano ai nostri enormi problemi.

Lo farà? Nessuno può dirlo; ma non importa. Faccia pure un sistema di governo presidenzialista e lo faccia autorevole. Se personalmente si lasciasse coinvolgere dalle spinte di Tizio o Caio e si impelagasse come successe a Berlusconi: una volta fatte le leggi che garantiscono il governo, agli interessi coalizzati per l’immobilismo non basterà più trovare la soluzione per buttarlo giù. Chi lo sostituirà avrà i medesimi poteri e potrà agire da presidente vero.

Le elezioni trascorse possono richiedere qualche aggiustamento nel progetto.  Renzi ha puntato sul flop del M5S per togliersi il rischio antisistema, favorendo Salvini  sui media, negli ultimi 20 giorni: non è andata come sperava.  Il M5S si è radicato sul territorio e può solo crescere; questo è il suo problema. Se trovassimo M5S che governa perché si prende il premio di maggioranza, sarebbe un problema per ma anche dei mercati internazionali. Impreparati a un rapporto organico con forme di democrazia rinnovata e preoccupati per ciò che sta avvenendo in altri paesi, non solo del Sud Europa.

In definitiva: le polemiche, gli attacchi e le critiche a Renzi dei partiti vecchi (e dei media da loro in qualche modo etero diretti), stanno rappresentando le istanze del giaguaro: che tutto resti com’è e soprattutto che a ciascuno sia riconosciuto il suo angolo di potere.  Che ne siano coscienti o che rimestino il pastone della politica quotidiana, per suscitare interesse (e vendite, e approvazioni da chi ha in mano contributi ai media e pubblicità da erogare), cambia poco.

In questo convivio vi sono poi i sinistri che se non è più certo il posto in questo lato dell’emiciclo si sentono spaesati e non capiscono cosa vogliono e dove vanno. Non si cancelleranno mai e non capiranno mai cosa sta succedendo perché a loro la verità è già prestabilita dall’ideologia. Come il libro della smorfia, per ognuno dei 90 numeri hanno già la codifica scritta.

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