Dove è andato a finire il comunismo del PD? Ce lo spiega PD Buccinasco

Può capitare a tutti di leggere velocemente un articolo e superficialmente averne una sensazione diversa rispetto al reale. Nel caso che affrontiamo in questo articolo, leggiamo la demolizione del comunismo, postato nel sito del locale PD (quello in cui il Morano pensiero plaude come vittoria progressista l’aver ridotto i contributi alla materna parrocchiale perché giudicata, la materna, covo di futuri democristian-berlusconiani, da ridurre, possibilmente spegnere).

L’autore ripreso è un docente a Milano università statale (storia contemporanea): Aldo Giannulli. Mente agile e non targabile ideologicamente; vicino a M5S su cui appare frequentemente. Scrive un articolo demolitorio sulla storia del PCI-PDS-ULIVO-PD: un articolo antisistema, sostanzialmente lineare, (VEDI). Interessante la ricostruzione, anche se un po ‘ troppo schematico, ne consigliamo la lettura.  Citeremo alcune frasi per far capire e condividere col lettore, crediamo, la sorpresa di trovarla sul sito fb del PD; non accompagnato da commenti o riflessioni.

C’è una parte della base (sia di iscritti che di elettori) del Pd che gli resta fedele, nella convinzione di stare sostenendo l’erede naturale del Pci. Una visione a metà fra il formalismo giuridico ed il pensiero magico-religioso: quel che non è dimostrabile per via di carta bollata è sorretto dalla fede in un qualche spirito che aleggia e vivifica le forme della materia. Un procedere a-logico per il quale potremmo dimostrare che Marcinkus è l’erede legittimo dei dodici apostoli e che Pisapia è l’erede di Ludovico il Moro.

Poi il passaggio al Pds liquidò anche le forme di quella continuità, ma mantenne buona parte della base e del gruppo dirigente, appena spruzzati di qualche new entry. La composizione sociale restava più o meno la stessa e così anche alcuni elementi di cultura politica, purtroppo la parte peggiore di quella che fu del Pci: il culto del partito che ha sempre ragione, il cui successo coincide con il bene delle classi popolari e della nazione, la cui andata al potere è un bene in sé, a prescindere da quel che in concreto fa…….

Peraltro, la resa incondizionata ai dettami neo liberisti, insieme al senso di colpa di “essere stati comunisti” (si pensi alle dichiarazioni di Veltroni) rendeva quel gruppo dirigente quanto di più distante si possa immaginare dalla storia del Pci……….

La politica del governo Renzi ha dato la netta e non infondata sensazione che fosse il Pd a spostarsi su posizioni di centro e di centro destra.

Nello stesso periodo la sempre maggiore partecipazione di esponenti locali del Pd alla pratica corruttiva ha completato la mutazione genetica in atto.

In un anno il 25% degli iscritti non ha rinnovato la tessera (ed è facile intuire che nella maggior parte dei casi siano stati fautori di Bersani, Cuperlo e Civati), poi le inchieste hanno rivelato un retrobottega maleodorante di “comitato d’affari”. Il rapporto di Matteo Orfini sulla situazione del partito a Roma ha descritto un quadro desolante di tesseramento gonfiato, di contiguità con ambienti di malavita, di clientelismi vari. Poi Cofferati ha denunciato brogli e falsi nelle primarie liguri vinte dalla Paita.

Ora la formazione delle liste, con il massiccio afflusso di camorristi, fascisti, berlusconiani, inquisiti e pregiudicati vari, non fa che rendere definitivo questo quadro. Il Pd non è più neppure quello del 2007. Si chiama Pd, ma nel senso di Partito di De Luca.

Ora, noi non sappiamo se Giannulli faccia parte ideale della sinistra, quella delusa della socialdemocratizzazione che porta avanti Renzi, né ce ne importa. Si esercita in una descrizione degli italiani manichea, da PCI togliattiano. L’area onesta e progressista sta con la sinistra; il centro e i non comunisti sono assimilabili, messi in un mucchio, a camorristi, fascisti, berlusconiani. per concludere la gestione Renzi viene parificata a Berlusconi. Un infortunio di Giuannulli che forse è voluto, per  fare colpo.

Un percorso che timidamente cerca di staccarsi dallo statalismo comunista (tuttora praticato dai nostri impolitici di Buccinasco), viene condannato senza riserve, assimilato al peggio delle operazioni politiche. Del vero ci sarà anche. Che  lo faccia proprio Arboit, che piaccia a Morano,  e affini …. fa pensare.  C’è anche confusione, nel riportare articoli e testi così indiscriminatamente.  Vuoi vedere che stanno transitando verso altri lidi “sinistri” duri e puri? In questo sconquasso buccinaschese, può capitare di tutto.

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  1. #1 scritto da Franco Gatti il 26 maggio 2015 10:25

    Buongiorno e grazie per la segnalazione.

    Io condivido l’analisi di Giannuli. Renzi ha portato il PD molto lontano da dove lo aveva trovato.
    Ha fatto inversione ad U rispetto al programma presentato dal PD alle elezioni del 2013, per mettere in pratica (o tentare, vista la differenza tra ciò che ha fatto e ciò che dice di avere fatto) un programma per molti aspetti indistinguibile da quello che nel 2013 aveva Forza Italia.

    Non è un caso che ad applaudire le “riforme” (?) di Renzi siano spesso e prima di tutti esponenti che in Parlamento sono stati eletti in partiti diversi dal PD.

    A mio parere Renzi sta quindi attuando un programma opposto ed inconciliabile a quello del PD “pre Renzi” grazie (citando per analogia Berlusconi) “ai voti di chi mai avrebbe votato PD se avesse saputo che fine avrebbero fatto i propri voti”.

    Nel 2013 il PD era alleato a SEL, e solo grazie a questa alleanza ha guadagnato il premio elettorale: che fine ha fatto questa alleanza? Su quali riforme PD e SEL hanno lavorato assieme?
    I migliori alleati del PD sono invece i Parlamentari dell’ NCD, che furono però eletti nelle liste di Forza Italia, che presentava Berlusconi come leader ed aveva un programma opposto a quello del PD: ora questi parlamentari votano con gioia leggi che applicano il loro vecchio programma, e queste leggi passano grazie al voto dei parlamentari PD.

    Nel Vs commento affermate che Renzi sta trasformando il PD in un partito socialdemocratico…, forse nulla di male, ma dipende cosa si intende per Socialdemocratico, e se gli elettori erano stati avvisati di questa inversione di rotta!
    Secondo me il PD di oggi ha tradito gli ideali per i quali era stato fondato. Non mi stupisce che gli elettori che votarono per partiti diversi dal PD (o meglio dalla alleanza PD – SEL) alle ultime elezioni politiche sia contento della trasformazione del partito di maggioranza relativa: hanno ora una maggioranza in Parlamento che sostiene le proprie idee, anche se esse furono invece bocciate dalla maggioranza dagli elettori! Ma dovete anche capire che ci siano elettori PD che sono delusi dalla “social democratizzazione del PD”. Elettori che ora sono delusi e scelgono di non votare, oppure di votare per un ultima volta il PD sperando in (a mio parere inutilmente) in un ritorno alle origini, agli ideali ora abbandonati.
    Lascerei che siano gli ex elettori PDL a votare PD (come alle primarie in Liguria?), ed inviterei gli altri a votare chiunque (o quasi) ma non per i candidati presenti nelle liste PD.
    O almeno non votare per quelli che nel loro programma presentano le “riforme” approvate dal Governo Renzi come cosa buona e meritevole.

    Mancano solo alcuni giorni alle elezioni regionali: sono “quasi” contento che Renzi sia così impegnato nella campagna elettorale, viaggiando a spese del Governo (e quindi di tutti noi) per tenere comizi come Segretario di partito: più gli elettori vedranno confondersi l’immagine di Renzi con quella dei candidati PD, più spero che molti di loro decidano di votare per chiunque altro, ma non per i candidati presenti nelle liste del PD.

    Poi posso sbagliarmi, e posso sottovalutare gli effetti che la promessa dei 500€ una tantum ai pensionati (a carico dei lavoratori e dei giovani… , con l’aggiunta del silenzio tombale sul necessario ricalcolo delle pensioni calcolate su base retributiva anche per i baby pensionati) potrà avere.
    Potremo magari vedere un successo del partito unico della Nazione, in attesa del Sindacato unico e del Senato delle corporazioni…, chissà…, anche se spero che gli Italiani non vogliano questo.
    Per il momento lasciatemi sperare…

    Cordiali saluti
    Franco Gatti

    RE Q
  2. #2 scritto da giorgio vismara il 26 maggio 2015 15:36

    Puarètt ma gnück!

    Non hanno ancora capito che il comunismo è fallito?

    G’han proprii el dun de Dio de capì nagott….

    E insistono.

    Si sono estinti i dinosauri….
    e il comunismo non può?

    Si stanno sciogliendo i ghiacciai….
    e il comunismo non può?

    I tempi cambiano.
    I figli crescono.
    Le mamme “imbiancano”….
    e il comunismo non può?

    È ora che la capiscano:

    In finì cont el cü per tèrra!
    (Definisce chi fallisce in un’impresa. La frase nasce dall’uso medioevale di costringere i falliti a battere il sedere nudo, in pubblico, per tre volte su di una pietra di granito nero che si trovava in piazza Mercanti).

    Basta!
    Il mondo cambia,
    La politica deve adeguarsi.

    Te capì “compagno”.

    Làssa pèrd!

    Ghe n’è minga!

    A Buccinasco come in Italia.

    giorgio vismara

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 26 maggio 2015 18:43

    Franco gatti buona serata e scusi per il ritardo, dovuto a impegni fuori casa.

    L’analisi è lucida sul piano di un patto non scritto (ma sostanziale) che dovrebbe vincolare gli eletti agli elettori (meno rigido rispetto al partito e ai suoi attivi).
    In politica, per come è venuta declinandosi dal novecento in su, una volta preso il pallino, cosa fare da parte di un governo lo decidono gli eletti che a quel posto sono stati messi.
    Non sempre, anzi poche volte, il programma elettorale viene poi applicato da chi governa; l’attuale governo non è stato eletto, se non dai parlamentari.
    Sta cambiando la costituzione, e le regole elettorali: con un conflitto di interessi abnorme.

    Viviamo in Italia una condizione commissariata dal 2011 ad oggi e fino alle prossime elezioni.

    La vicenda politica che stiamo vivendo riguarda però anche il coacervo di interessi che oggi fa del parlamento una cosa sola con le parti recitate come fossimo in un teatrino (con l’esclusione del M5S, che rifiuta programmaticamente qualsiasi coinvolgimento).
    In questo contesto il partito, i partiti, sono una forma di rappresentanza che è superata; ipotesi di autoriforma non se ne vede.

    Di questa faccenda parleremo ancora e di frequente…. il nocciolo del problema che abbiamo in Italia è proprio questo…

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 26 maggio 2015 18:53

    La cràpa l’è dùra, ma poeu la se rùmp
    (o la se smòla…)

    bisogna aver fiducia, Vismara.
    Ricorda il Conte di Montecristo fervente napoleonico nel 1820?

    Sarà la realtà a vincere, come sempre.
    Al massimo possono essere incolpati di contribuire al ritardo nell’evoluzione della società.

    Per paragone mi viene in mente un papa poi fatto santo (Pio X) che considerava progressisti indecorosi i sacerdoti che facevano uso della bicicletta… ma eravamo qualche anno dopo l’Unità d’Italia, del 1860.

    Spesso nelle nostre spinte emotive teniamo poco conto del fattore tempo (che tutto aggiusta), ma noi dovremmo fare in modo di aiutarlo con le nostre capacità di analisi….

    buona serata

    RE Q
  5. #5 scritto da Rinaldo Sorgenti il 26 maggio 2015 19:08

    Condivido in buona parte quanto dice Franco Gatti, non tutto.

    E’ evidente che l’attuale gestione del potere non abbia nulla a che fare con la risicata maggioranza che la “coalizione elettorale 2013″ ha consentito.
    Ma i molti opportunisti che si posizionano da quella parte non hanno tempo (ne alcuna voglia – cui prodest?) per rendersene conto ed analizzare la realtà; a loro basta avere le redini in pugno, anche se il cavallo non riesce a trovare la direzione che serve al Paese per uscire dalla cronica recessione.

    Se c’è una cosa che mi ha sempre disturbato delle auto-definizioni di costoro è quello di cercare di definirsi … “riformisti”, quando invece sono sempre stati tenaci ed incorreggibili … “conservatori”, conservatori del potere che in vari modi sono stati capaci di okkupare e che non riescono neppure a riconoscere, dandolo come ovvio e scontato.
    A loro tutto è permesso.

    Ed “ovviamente” danno dei “conservatori” ai loro nemici (così considerano infatti i loro avversari e coloro che non la pensano come loro)!

    Basta guardare a cosa sono le coop e quali vantaggi discriminanti riescono ad imporre al sistema ed a tutto danno dei loro concorrenti e del libero mercato, nonchè della vera e sana competizione sui meriti e sulle vere capacità.
    Basta osservare il ferreo protezionismo della spesa pubblica e degli apparati, per non parlare dell’occupazione della pubblica amministrazione, ovunque nel Paese.

    Riguardo al tema della pensioni, invece, vedo ripetutamente affermare che i pensionati sarebbero dei … “parassiti”, mantenuti dai lavoratori giovani ed addirittura anche dagli immigrati.
    Potrà certamente essere vero se il riferimento è alle famose rendite parassitarie dei “vitalizi” e dei contributi figurativi che molti sono riusciti a farsi riconoscere (sindacati e politicanti (dove è batsta la dichiarazione del responsabile del partito o similia, per far riconoscere loro un presunta “anzianità”!) talvolta senza aver minimamente versato o con versamenti davvero “nominali e simbolici” i relativi contributi (ricordate la vergognosa legge Mosca?).

    Invece, una larga maggioranza dei pensionati ha regolarmente lavorato e direttamente versato i contributi che la legge imponeva e che, se non distolti per finanziare capitoli di spesa che con la pensione NON hanno nulla a che fare (!), avrebbero consentito di maturare una corretta e ragionevole rendita a questi lavoratori.

    E’ quindi fuorviante e mistificatorio far sentire questi lavoratori, che hanno contribuito alle sorti del Paese con 40 anni di serio lavoro (soprattutto nel privato – diversa cosa i famosi insegnanti che con poco più di 15 anni di contributi hanno passato e stanno passando buona parte della loro vita sulle spalle delle successive generazioni), che non meritano tale banalizzazione e mortificazione.

    Infine, quello che conta sono le cose concrete e per realizzarle bisognerebbe che tutti facessero davvero la loro parte, ma senza protezionismi e privilegi e qui … casca l’asino!

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 26 maggio 2015 21:49

    Tutto vero, caro Rinaldo, per non parlare di illustri esponenti di governo (volutamente minuscolo) che si esaltano all’idea dello Stato che riprende in mano il pallino degli investimenti, che criticano gli sprechi delle duplicazioni del mercato: una sola rete di infrastrutture per la banda larga, una e una sola, quella di Stato!

    Forse i più giovani non lo ricorderanno, ma chi ha qualche annetto in più ricorda bene lo splendore, la velocità, l’efficienza e i costi esorbitanti del monopolista pubblico delle telecomunicazioni!

    Si sta meglio oggi, in quel mercato sciupone, imperfetto, con sprechi e duplicazione di risorse o si stava meglio 30 anni col monopolio SIP?

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 26 maggio 2015 22:46

    Statalismo, monopolio, centralizzazione politica del processo economico….

    il fatto drammatico è che questi strumenti li porta avanti la partitocrazia, l’insieme che Alan Friedman chiama il Giaguaro….
    stanno incartando il paese…

    molto molto meglio il mercato multipolare, la libera concorrenza, l’autority che funziona davvero (e per farlo stanga pesantemente).

    ne parleremo ancora, Andrea

    RE Q

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