Costituzione, cambiamenti e democrazia: confusione e interessi

In Italia la Costituzione originale è cresciuta e si è adattata alla guerra fredda. Il confronto globale è stato tosto e ha coinvolto tutti i paesi. L’Italia forse più di altri per una presenza diffusa di area “rossa”  o “progressista”. Ad evitare scontri ancor più accesi per soluzioni che non sarebbero state consentite, la sistemazione “all’italiana” si è avviata gradualmente con un governo sostanzialmente inamovibile controbilanciato da cessioni di potere e compartecipazioni nelle decisioni alla minoranza, istituzioni che il tempo ha intrecciato e controbilanciato.

Qualche esempio? Il potere di rappresentanza dei sindacati è diventato abnorme, supportato da istituzioni collaterali che consentono entrate consistenti, sia cooperative che enti. I regolamenti di Camera e Senato sono garantisti e consentono bilanciamenti e scambi di decisioni. La formulazione delle leggi pure, così come l’autonomia della magistratura, superata dall’esistenza di associazioni più o meno velatamente riferite a una o l’altra area.

Le regioni cui è stata affidata la gestione del servizio sanitario nazionale (rappresenta il 90% delle spese delle regioni), con cessione di potere economico rilevante a maggioranze diverse dal governo. Insomma cessioni di potere e bilanciamenti che hanno reso il governo una cosa condivisa fra i partiti. Apparentemente una “furbata” all’italiana, non sempre gradita ai nostri alleati; che ha avuto conseguenze interne pesanti, a cominciare dalla spesa sfrenata, il debito pubblico e un diffonde della politica di interessi e di potere.

In pratica si è strutturato un sistema partitocratico, dai partiti che sono portaerei costose e mastodontiche, che si intendono e accordano. Perché ciò succeda però il bilanciamento dei poteri finisce per non cambiare mai nulla. La più piccola riforma incide sull’equilibrio dei poteri. Tutto resta come prima. Questo è il gattopardo. da qui ha origini.

È richiesta comune che le regole devono essere cambiate, che lo Stato deve alleggerirsi; il potere a chi ha la maggioranza deve essere liberato da lacci che oggi lo condizionano. È indispensabile perché si devono prendere decisioni che nel breve periodo saranno poco popolari: può farlo solo un governo che non sia tirato per la giacca ogni giorno, che possa coerentemente portare a termine il suo progetto, senza scuse, per poi essere giudicato dagli elettori.

Per contro, chi si trova in minoranza avrà molto meno potere, molti meno strumenti per condizionare il governo, potrà meno condividere quote di decisione e di prebende. La contrarietà al cambiamento è naturale, così come una lotta politica molto dura. Pure è una strada che è necessario percorrere. La guerra fredda ove si potevano fare gli affari in casa propria sotto l’occhio vigile del padrone d’oltreoceano e finita da trent’anni.

Le modalità con cui realizzare il progetto possono essere le più diverse. Ma il cambiamento sta diventando un valore a prescindere. Come e cosa sta succedendo in questi giorni è,  al solito in Italia, ricco di bizantinismi e falsi obiettivi, con l’intento di tenere tutto fermo. Vincerebbe il giaguaro e tutto resterà come ieri. Ciò non vuol dire che il pastrocchio di questa prima elaborazione del governo Renzi sia una panacea: è anzi molto migliorabile e si porta dietro qualche rischio.

Nel nostro debito pubblico che continua a crescere, nel contatore che qui in Città Ideale continua a girare in aumento (in 4 anni da 33.500 euro cadauno, si è arrivati a superare i 37 mila! Quasi un aumento del debito individuale di mille euro l’anno: debito che bisognerà pagare, anzi che dovranno pagare i nostri figli e nipoti), qui si può individuare il rischio. Non vorremmo che ciò che ne uscirà alla fine si riduca al solito “nuovo” perché tutto resticome prima. E il debito a crescere fino all’esplosione.

Ciò che può risultare comunque può essere l’inizio di un cambiamento: viene alla mente la Francia del 1959 con de Gaulle che realizza la riforma costituzionale.Praticamentela impone, con il doppio turno, ancora oggi in vigore. Si temette una deriva autoritaria, allora si disse gollista. Fu l’inizio di una forte ripresa economica, politica, strategica, di ricerca e sviluppo.  In quei giorni in Italia erano davvero in pochi a pensare che sarebbe andata così.  Finì de Gaulle ma il sistema rimase.

La democrazia italiana è più forte di quanto normalmente non si è portati a ritenere. Certamente una serie di meccanismi compensativi del potere al premier di turno deve essere richiesto, ma consideriamo anche l’esigenza del paese e vediamo se questo napoleone toscano in sedicesimo sarà in grado di pensarla in grande e mettere mano ai santuari finora intoccabili (finora ha fatto poco e parlato molto). Non conta il colore del gatto, basta che faccia bene il suo mestiere e acchiappi i topi.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 1 maggio 2015 10:29

    Considerando la situazione complessiva del sistema Italia, con una cancrena, diffusa e interrelata, che ormai è arrivata fino al midollo, un periodo di “tirannia” che ristabilisca l’ordine e permetta di ripartire potrebbe, teoricamente, anche essere auspicabile.

    Il problema vero è che i “tiranni” si sa esattamente quando prendono il potere, ma non si può sapere quando lo molleranno.

    Aggiungiamoci il fatto che nessuno oggi può dire cosa voglia fare davvero Renzi – quali siano i suoi progetti o intendimenti, visto che chiacchiera e chiacchiera, ma poi, nei fatti, salta di palo in frasca cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, sempre con intenti puramente elettorali – e la frittata è fatta.

    L’unica cosa che possiamo dire di Renzi è che vuole il potere a tutti i costi, per farci cosa, dopo, nessuno lo può dire e, in una situazione del genere, la “tirannia” potrebbe essere molto lunga.

    Renzi novello San Michele che in sella al suo destriero sconfiggerà il drago della burocrazia e libererà il Paese o Renzi novello Fidel Castro che ha detenuto il potere assoluto per oltre 30 anni?
    Nel dubbio, no grazie!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 1 maggio 2015 11:45

    Buon giorno, Andrea.

    Non a caso l’immagine è quella di De Gaulle (a fianco di Churchill): il generale francese che ha stilato più di mezzo secolo fa una costituzione presidenzialista ma dal forte contenuto alternativo ottenuto con il ballottaggio.
    Un uomo dalla statura (anche fisica) difficilmente individuabile nel pantano della nostra politica… già allora cosciente dell’esigenza di un sistema politico di tipo statunitense….

    Noi ci stiamo arrivando adesso, in una maniera pasticciata e condizionata, con un premier che è riuscito a sgretolare la gestione collettiva del PD, incredibilmente.
    Il nostro sistema d’oggi deve essere cancellato e bisogna riscriverlo.
    Farlo in modo collettivo non è possibile perché tutto resterebbe come prima, ciascuno a difendere la propria fettina di potere.

    Per sperare su ciò che può avvenire dopo ci vuole un coraggio da incoscienti… ma nonostante tutto siamo così mal messi che, come dice Carlin Porta

    Paracar che scapee de Lomardia

    …..
    Ma n’avii faa mò tant violter balloss
    col ladrann e coppann gent sora gent,
    col pelann, tribolann, cagann adoss,

    che infin n’avii redutt al punt puttanna
    de podè nanca vess indiferent
    sulla scerna del boja che ne scanna.

    siamo messi che non possiamo neppure essere indifferenti sulla scelta del boia che ci scanna….

    Andiamo ad accendere un cero a Sant’Ambrogio…..

    Buon primo maggio per noi che, oltre ad essere Cittadini impegnati nella vita e nelle vicende della nostra Comunità, meritiamo la qualifica di lavoratori…

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 1 maggio 2015 14:17

    Non credo che Renzi abbia sgretolato la gestione collettiva del PD; a Renzi serve il PD e al PD serve Renzi.

    Si stanno usando l’un l’altro e al momento buono qualcuno verrà scaricato.
    Chi sarà quello furbo che resta in piedi e quello che invece si troverà col sedere per terra?

    Non me ne voglia Renzi, o come lo definisce Grillo l’ebetino di Firenze, ma in questo strano gioco, temo che la parte dell’utile idiota tocchi proprio a lui.

    Chi vivrà vedrà …

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 1 maggio 2015 14:52

    Certo che rischia in proprio Renzi, tutt’altro da escludere che le forze contrarie ad un sistema presidenziale si coalizzino e riescano a metterlo fuori.

    Chi è nella posizione di premier in Italia vive 365 giorni l’anno condizionato, rischia il pericolo di essere mandato a casa…. così però non si può decidere nulla se non con l’approvazione degli stakeholders della politica.

    Hanno inchiodato per anni Berlusconi, ….. le forze del gattopardo dalla casacca variamente colorata ma dal principio inossidabile di essere loro che collettivamente devono conservare il potere.

    Hai ragione Andrea…. staremo a vedere,

    RE Q

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