Riforma della politica: taglio della spesa o delle mani?

L’Europa di Bruxelles, quella vituperata un giorno si e l’altro pure, vent’anni fa ha dato l’indirizzo agli stati  membri perchè venisse applicata l’autonomia amministrativa agli enti locali, per modo di decentrare tassazione e spese, spingere gli eletti ad essere virtuosi. Se infatti sono obbligati a emettere tasse per le spese che fanno,  avranno una spinta concreta all’efficienza, al risparmio.

In Italia abbiamo rischiato l’infrazione: essere multati per la mancata applicazione del principio (dopo averla messa in Costituzione su spinta della Lega Nord) Eppure è semplice eseguire. L’anno in cui si parte, lo stato centrale riduce le tasse di un quid; non versa più soldi agli enti locali e questi si incaricano di far pagare ai loro Cittadini le spese necessarie per erogare i servizi alla Comunità. Nessun aumento di tasse, anzi. Possibilità di mettere alla prova gli amministratori locali per ridurle migliorando i servizi.

Una cosa improponibile per la nostra partitocrazia, che ha fatto solo finta di applicarla. Anzi, ne ha approfittato per aumentare la tassazione, riducendo i trasferimenti ai comuni, senza ridurre le tasse centrali (lo hanno fatto tutti i governi dell’ultimo decennio). Nello stesso tempo impostando una girandola di tasse locali che qui è inutile ripetere. Accusandosi a vicenda di aumentare le tasse sulla prima casa, più una infinità di baggianate sul tema. Tutti i media a reggere la nappa come lacchè.

Ma adesso, si dirà, c’è Renzi! Ci penserà lui a sistemare, a mettere ordine, a ridurre le spese  centrali e conferire ai Comuni l’autonomia amministrativa. Infatti lo stiamo vedendo in questi giorni. Il governo continua a tagliare i trasferimenti ai comuni, senza ridurre le tasse centrali. In questo modo è pacifico che ottiene la protesta dei politici locali, i quali tutto non vogliono,  MAI ASSOLUTAMENTE  raccogliere loro le tasse e sottoporsi al giudizio oggettivo sui risultati.

Impegnarsi a ridurre le spese, a razionalizzare e far bene a loro non interessa. Loro vogliono avere soldi da spendere in modo irresponsabile, come vediamo fare a Buccinasco, quotidianamente. Per continuare con la sceneggiata, Fassino, presidente dell’ANCI (i comuni italiani) va a Roma a parlare con Renzi; ottiene uno  sconto per le città metropolitane e approva l’operazione del governo. Farsa triste… o presa per i fondelli.

Credete che basti? No! C’è di peggio. La cosiddetta città metropolitana a Milano è stata occasione per centralizzare spese e servizi, nuove società o enti più o meno pubblici, nuovi politici occupati, ripartizione di sedie, e via così. dall’abolizione delle province zero risparmi.  Infatti si sono inventati i “piani di zona”, che chiamano: “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Si sono fatti una legge! l’unico dubbio: metropolitana o regionale?

Se è logico che a livello territoriale alcuni servizi possono utilmente essere messi in comune, lo si lasci pure decidere alle singole Comunità, in base al rapporto costi benefici. Se un comune non ci vuol stare perché i Cittadini decidono così, affari loro. Si pagheranno i maggiori costi. Deve essere l’efficienza, la convenienza a portare autonomamente alle integrazioni ove queste si trasformano in migliori risultati e benefici. Le strutture consortili saranno obbligate ad essere efficienti se vogliono attrarre adesioni .Questa politica sta diventando ogni giorno più orrenda, fino all’insostenibile.

Obbligare con una legge a individuare i servizi da mettere in comune ha l’effetto automatico che a determinare le scelte, non è più l’efficienza, il minor costo,il miglior servizio. A stabilirlo è la legge! Che poi funzionino bene o male, che costino uno sproposito, conta meno. Diventa un obbligo!  Una conseguenza provocata dalla legge. Pagheremo soluzioni consortili che sicuramente saranno costose, nel loro ambito monopolistiche, a gestione pubblica (quindi politica). Noi Cittadini a pagare per legge! Agli amministratori sarà facile “dare la colpa” alla “legge”!

Cosa sia l’economia e la gestione sana di un mercato questa partitocrazia (a qualsiasi orientamento appartenga), non è che non lo conosce. Non lo vuole e non vuole che se ne parli. Tutti i media, proprio tutti, a livello tv, giornali e periodici nazionali e locali, che seguono la sceneggiata e tengono all’oscuro i Cittadini. Partiti e sistema fermamente determinati a conservarsi e accrescere tutte le risorse che arrivano con le tasse.

Le imprese strozzate, i Cittadini tartassati e loro, la partitocrazia, a gestire e dirigere, a inventarsi ogni giorno un trucchetto per allargare le occasioni di nuove torte, nuove sedie da ripartire fra loro. Il gattopardo sta diventando un mostro sempre più orrendo, senza che vi sia la minima avvisaglia di un cambiamento che alleggerisca il costo dello stato, della gestione pubblica.

PROPRIO NON C’E’ RIMEDIO – MANDARLI A CASA TUTTI

CON UN GIGANTESCO CALCIO BEN ASSESTATO

MAI PIU’ UN VOTO AI PARTITI – MAI PIU’

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 13 aprile 2015 08:54

    A mio avviso la questione va letta sotto una luce leggermente diversa.

    Vero, e giusto, che i Comuni devono rendersi autonomi raccogliendo localmente i soldi di cui hanno bisogno senza dover contare sui trasferimenti statali (o regionali che siano).
    Vero anche che, in teoria, a questa maggior autonomia impositiva degli Enti locali avrebbe dovuto corrispondere una pari, almeno, riduzione delle imposte centrali che, invece, non c’è stata (per cui la pressione fiscale è aumentata a livelli insostenibili e continua a crescere).

    Il problema è che i trasferimenti continuano ad esserci e vanno nella direzione di premiare i Comuni maggiormente spreconi!
    Chi risparmia, chi ha già tagliato viene ingiustamente penalizzato.

    Oggi in molti Comuni del Nord Italia le spese sono già state razionalizzate e sono ai minimi storici.
    Lo spreco non è più nel pagare 100 quel che, di norma vale 10, ma nel pagare 10 quel che, in realtà, vale 5. I
    prezzi si sono, quindi, allineati al mercato da un punto di vista nominale (per cui non ci sono più gli sprechi vistosi di un tempo), ma la qualità del servizio acquistato è di molto inferiore al prezzo pagato.
    Lì è il dramma.

    Tagliare più di tanto, in certi Comuni, ormai non si può (non con la legislazione vigente): si potrebbe, invece, con gli stessi soldi dare servizi nettamente migliori.

    Questo non vuol dire che non ci sia spazio per ulteriori miglioramenti: c’è e ci sarà sempre, solo che in certi casi i risparmi sono notevoli, in altri molto più contenuti.
    Teniamo conto, poi, del livello medio degli Amministratori locali.

    Non sto parlando della pur dilagante, secondo la Corte dei Conti, corruzione.

    Mi riferisco, più banalmente, alle competenze e alle capacità di base: siamo davvero sicuri che siano tutti così capaci di contenere le spese, ottimizzare i costi e gestire al meglio le risorse?
    In tutta onestà, io ho diverse perplessità in merito.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 13 aprile 2015 16:43

    Proprio qui è uno dei problemi Andrea…

    le modalità di selezione per linee interne, la cooptazione in base alla capacità “politica” di creare “consenso”: finanziamenti, promesse e spese di natura elettorale, si inceppa il sistema attuale.

    Molto spesso gli amministratori sono incapaci di amministrare o di gestire e far fronte ai loro compiti:
    Non è casuale; la scelta degli amministratori mette la competenza in minor conto delle altre “qualità” prima indicate.

    Obbligare gli amministratori all’efficienza, al risparmio, alla crescita delle loro Comunità, come sarebbe se fosse davvero applicata la autonomia amministrativa degli enti locali, comporterebbe un rimaneggiamento considerevole della “forma partito” come oggi si manifesta.
    Avrebbero più consensi quelli che adottano un sistema di selezione più meritocratico in termini di competenze…

    Non lo vogliono, non ne parlano, non lo attuano… vanno avanti in questo modo per costruire enti, sedie, he determinano costi e tasse ulteriori, senza efficienza, senza confronti sul mercato.
    Adottano in sostanza un concetto sovietico della gestione pubblica… indipendente dai colori che indossano al momento.
    Ciò che conta è il potere e il malloppo delle nostre tasse che sono loro a dover spendere, impiegare.

    buona giornata

    RE Q
  3. #3 scritto da giorgio vismara il 13 aprile 2015 17:56

    Buonasera,
    Dubito che un calcio in quel posto e ben assestato riesca a toglierci di torno amministratori incapaci o peggio ladri, corrotti o corruttori. Comunque la fanno sempre franca…

    E allora?

    Penso che ormai possiamo solo sperare in un intervento dall’alto…
    Anzi, dall’Altissimo!

    Li fulmini tutti. Ma proprio tutti!

    Poi potremo ripartire.
    Non vedo altre soluzioni
    Su Alegher!
    giorgio vismara

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 13 aprile 2015 18:30

    Quanto ai comuni spreconi e ai trasferimenti:

    Giusto che il sistema adottato protegge i comuni indebitati e che sprecano;
    assurdo però che gli sprechi debbano essere raccolti dalle tasse locali di altri comuni.
    Queste carenze vanno compensate dallo stato centrale e solo dallo stato centrale:
    togliere fondi versati dalle comunità per la loro gestione locale è un’assurdità.

    questa compensazione viene chiamata fondo di solidarietà.
    prelevino queste risorse dalle tasse, con una definizione specifica: così tutti conoscono quanto pagano per coprire debiti fuori misura e rifondere le entrate degli enti locali incapaci di esigere le loro imposte (non vogliono farlo per ottenere in questo modo consenso, i voti. maledetta la politica e il voto di scambio).

    Individuare per ogni comune incapace di raggiungere l’autonomia un piano di rientro.
    La solidarietà non deve essere un regalo: così i ladri, i profittatori, gli amministratori pubblici indegni andranno avanti a sfruttare il sistema e continueranno a farlo.

    Sistema orrendo, indegno di un paese civile.

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 13 aprile 2015 18:31

    Noi però dobbiamo metterci del nostro, il ostro impegno

    buona sera Giorgio Vismara

    RE Q
  6. #6 scritto da Giorgio vismara il 13 aprile 2015 22:04

    “Quando lo stato diventa troppo potente,
    la gente sente di contare sempre di meno.
    Lo stato prosciuga la società,
    non solo della sua ricchezza
    ma della sua iniziativa,
    energia e volontà di migliorare ed innovare,
    così come di preservare il meglio.

    Il nostro obiettivo è di far sì che la gente
    senta di contare sempre di più.”

    .
    Margaret Thatcher
    House of Commons, ottobre 1980

    Beh, non direi che noi abbiamo uno stato troppo potente.
    Anzi, visto con un minimo di senso critico,
    direi che abbiamo uno stato di m…..

    Perché uno stato
    dove le scuole appena ristrutturate cadono sulla testa degli alunni,
    dove i viadotti collassano,
    dove le strade sprofondano,
    dove i costi di un’opera pubblica lievitano in continuazione
    pur essendo l’opera ancora da finire…
    Solo per citare fatti degli ultimi giorni.
    Giorni, non settimane o mesi o anni!!!

    Dove nessuno è responsabile.
    Dove lo scaricabarile è all’ordine del giorno.
    Dove tutti sono sereni.
    Dove puoi rubare e truffare alla grande.
    Dove tanto poi tutto si prescrive.
    Dove quindi puoi continuare a ladrare.

    Ecco, appunto.
    Dove tutto questo succede,
    Come si può chiamare uno stato?

    E ci vuole ben altro che il voto.
    Altro che taglio della spesa
    O delle mani….
    Altro che metterci del nostro!
    Altro che impegno!

    Ci vorrebbe una rivolta popolare!

    Ah, a saperla fare!

    Buonanotte.

    giorgio vismara

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 13 aprile 2015 23:05

    Come si fa a non comprendere l’amara considerazione di Giorgio Vismara….

    Purtroppo la realtà si incarica ogni giorno di dare a lui ragione, tuttavia…

    OGNI PAESE HA IL GOVERNO CHE SI MERITA….

    Tocca a noi venirne a capo, con il nostro impegno personale, quotidiano

    buona notte a lei Vismara

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 14 aprile 2015 09:30

    Un piccolo dato su cui ragionare.

    Si sente spesso invocare, come misura di equità sociale e fiscale, il ricorso alla patrimoniale, si fanno esempi di Paesi esteri che hanno tale imposta e via discorrendo.

    In realtà in Italia la, anzi le Patrimoniali ci sono già e colpiscono prevalentemente la casa.

    Tanto per capirci nel 2014 il gettito delle imposte sul reddito (delle persone fisiche) è stato pari a circa 150 miliardi di euro, quello sulla casa (IMU, Tasi, Tari, irpef che in realtà è una patrimoniale etc) a circa 42 miliardi di euro!

    Alla faccia di chi sostiene che abbiamo bisogno di una patrimoniale

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 14 aprile 2015 11:18

    Molto vero Andrea, anzi oggettivo e, finché la partitocrazia non sarà obbligata a rende il Paese e la sua gestione nettamente più leggera, le proveranno tutte pur di spellare all’osso i poveri Cittadini.

    Della patrimoniale, in certe condizioni e con molta attenzione e misura, si potrà anche parlare ma….

    Prima bisogna intervenire con:

    UNO spending review pianificata su base almeno quinquennale, non emendabile e dai tempi certi, con l’obiettivo di ridurre i costi di 200/250miliardi;
    DUE piano di vendita di immobili e beni dello stato che si possono mettere sul mercato, anche qui piano quinquennale, non emendabile, da affidare a struttura internazionale di primo standing.
    TRE tutti questi risparmi da allocare esclusivamente a riduzione di tasse, oppure investimenti che generino ricchezza e crescita competitiva internazionale.

    Poi, e solo dopo, se si profilassero criticità eccezionali sui mercati, la riserva può essere un tassa patrimoniale.

    Quella che adesso viene definita patrimoniale sulla casa è solo lo sconcio, orrendo modo con cui i nostri legislatori e governanti hanno inteso applicare la autonomia patrimoniale: UNA VERGOGNA!

    RE Q

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