Libertà di Lavoro e di Impresa = Democrazia. Oppure lo stato padrone ?

Le riflessioni di Andrea Dalseno all’articolo uscito ieri sugli LSU meritano una attenzione e riflessione, per l’importanza che anno riguardo al titolo che gli abbiamo attribuito. Uno dei compiti, dei doveri che ci vengono dallo stato attuale e dalla globalizzazione, è riflettere e aggiornare le nostre abitudini mentali, le convinzioni di un secolo trascorso (che non ritornerà). Pensare alle generazioni che vengono e che verranno. Un dovere importante.

L’articolo precedente riguarda il Lavoro nelle sue declinazioni assistenziali: il welfare. In Italia fatto per i furbi, pensato dal sistema partitocratico imperante allo scopo di lasciare tutto come sta, distribuire danari a pioggia per mantenere il consenso. Eppure tutto il sistema: Lavoro – Reddito di cittadinanza deve essere totalmente ripensato, perché la quantità di lavoro non è destinata a crescere.

Welfare non significa carità, assistenza, intervento a chi è in difficoltà. Si tratta di un livello più alto: un aiuto a chi sta attraversando un periodo critico, perché lo superi. l’area ampia e indefinita nella quale è impalpabile il giusto e il troppo. L’incoraggiamento a sollevarsi dall’assistenza senza limite a chi si adagia. Lo stato padrone è nato dall’idea di assistere tutti, decidere per tutti. Inevitabile la trasformazione in monopolio: Cittadini trattati da minus habens, incapaci di decidere da soli. Non più protagonisti ma soggetti.

Il sistema nel quale viviamo è indispensabile che  si aggiorni e cambi, insieme ai nostri consolidati comportamenti. L’abbiamo già detto e giova ripeterlo: i nostri figli e in ostri nipoti hanno possibilità di autonomia e affermazione se dotati di competenze specifiche o avanzate. Il mondo del lavoro deve vedere imprese e occupati come un insieme collaborativo perché si arrivi ai risultati che il mercato richiede. Adesso leggiamo Andrea, titolo della redazione, ndr)

NON ESISTE IL PAESE DEI BALOCCHI

(Andrea Dalseno 30 Marzo 2015) Sempre la solita vecchia solfa keynesiana: il motore di tutto sono i consumi, lo Stato deve spendere (sempre e comunque), per cui basta dare contributi ai lavoratori – per fare cosa è del tutto ininfluente – per rilanciare i consumi e far ripartire la crescita! Il miracolo si autoalimenta e i LSU, o come li si vuol chiamare, vengo assorbiti dalla richiesta di nuova manodopera da parte delle aziende in crescita e via verso la piena occupazione reale. Qualcuno ha mai visto concretizzarsi questa favola? No! Certo che no.Non esiste, come non esiste il Paese dei Balocchi.

Occorre notare che in base alle varie teorie della spesa pubblica (l’unica che può farci uscire dalla recessione, secondo i sostenitori dello Stato sprecone) cosa facciano davvero i lavoratori è del tutto ininfluente: scavare buche la mattina per far sì che qualcun altro le riempia la sera, va benissimo! Non è quindi richiesta una reale utilità o una produttività del lavoro. Per la teoria, affinché si producano i magici benefici della ripresa, non serve. Basta dare un contributo ai lavoratori che poi spenderanno e, grazie al moltiplicatore (come si può parlare di spesa pubblica ignorando il moltiplicatore?), il trucchetto non può che riuscire, parola di Mandrake.

Noi, in Italia, ne abbiamo fatto un’applicazione illuminata: ti pago per non fare nulla, tanto che tu scavi buche perché poi qualcun altro le riempia non è di nessuna utilità, e al limite, se proprio serve, devi fare qualcosa di utile quando richiesto. Direi ineccepibile, in fondo perché dovresti romperti la schiena a scavare buche inutili? Inoltre se non fai nulla magari hai più occasioni di consumo e il moltiplicatore, ah il moltiplicatore, non può che esserne grato.

In questo senso il M5S col suo “reddito di cittadinanza” è molto più avanti di tutti: tutti pagati per non fare nulla, altro che Età dell’Oro. Il problema è: pagati da chi? Ma da chi lavora, che domande! Già, ma chi lavora, alla fine, potrebbe trovare più comodo stare a casa ed essere pagato per non fare nulla piuttosto che darsi da fare per lavorare e via via finché non ci sarà solo qualche fesso che lavora e che deve mantenere tutti gli altri, cosa ovviamente impossibile.

A quel punto addio moltiplicatore, addio reddito di cittadinanza, addio tutto. Eh sì perché il giochino di essere mantenuti a spese della collettività funziona finché da mantenere ce ne sono pochi mentre il resto (dei bauscia) lavora. Man mano che la quota cresce il sistema si rivela per quel che è: insostenibile! E’ stato così per le pensioni calcolate col sistema retributivo: finché erano pochi a prendere e tanti a dare, tutto bene, ma quando la proporzione è cambiata è saltato tutto! Un po’ come lo schema Ponzi, che all’inizio funziona alla grande!

Se sei il Signore del Castello puoi fare una vita agiata senza lavorare, tanto lavorano (e producono) per te i tuoi servi.

PS  Al “moltiplicatore” non interessa la quantità di individui coinvolti, quello che conta è quanto viene speso. Per cui – a patto di vietare il risparmio, quello che non spendi torna indietro – dare mille euro a dieci milioni di persone o dare dieci milioni a mille persone non cambia! La spesa aumenta, il moltiplicatore entra in gioco e via con la magia della ripresa: consumi, spese, domanda, crescita e occupazione. Le spese, che siano in servizi o prodotti, producono crescita. E allora facciamo una bella lotteria ed estraiamo a sorte i mille fortunati che avranno dallo Stato 10 milioni da spendere! In fondo la ripresa li ripagherà con gli interessi. Ogni anno nuova estrazione: un anno da Re, il Signore del Castello. Perché garantire una vita da servo tutti gli anni se posso renderti Re per un anno? La vita da servo, grazie al moltiplicatore e alla ripresa, la farai comunque lavorando per il Signore dell’anno!

Per chi non se ne fosse accorto,

la vita da servi la facciamo già,

lavorando, in mezzadria quando va bene,

per il Signore del Castello: lo Stato!

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