Corruzione a casa nostra: bastano poche regole certe

Se si va vedere il sito del nostro comune, troviamo che oltre la metà è colmo di richiami alla trasparenza, al controllo, ai principi anticorruzione, ecc. se un Cittadino qualsiasi vuole capirci qualcosa deve diventarne un esperto di norme, richiami alle leggi, compatibilità, e altro. Il che è più di un esempio ma certifica che il nostro insieme di regole denuncia una diffusione di comportamenti  illeciti e la sostanziale inefficienza delle norme che lo contrastano.

Sul piano nazionale sul tema vengono alla mente due episodi: il Presidente del Senato Pietro Grasso, ex responsabile antimafia, appena entrato al Senato, il 15 Marzo 2013, deposita la proposta di legge sull’anticorruzione, su cui il Parlamento ancora discute.  L’altro è l’intervento dell’ambasciatore USA John Phillips alla scuola superiore di Pisa che ha affrontato l’argomento (VEDI Città Ideale),passato sotto silenzio dai media.

Sul tema, che ci sta particolarmente a cuore, vogliamo oggi sottoporre un articolo analisi di Luigi Zingales, docente di economia a Chicago, criticato come ultra liberista,  che sottolinea gli aspetti della corruzione sul sistema paese e i riflessi dei comportamenti sociali diffusi. La sua descrizione è di particolare interesse per la logica pratica ed efficiente (VEDI).

Ne riprendiamo alcuni aspetti caratteristici, sia per la innovazione pratica: Reagan, il liberista per antonomasia, ha  istituito la figura del “denunziante civico”  e lo ha premiato. Chi fa denuncia paga l’azione iniziale, poi interviene il governo che, di quanto incassa gira al denunciante civico dal 155 fino al 25% di quanto recuperato!

Questo è l’orgoglio del liberismo: con poche regole ma tassative. Riprendiamo gli aspetti essenziali, che dimostrano l’abissale distanza fra una società libera e civile e la nostra. Quanto spazio  dobbiamo imparare, anche culturalmente, come italiani dobbiamo recuperare per costruire un paese più giusto, capace di mettere in un angolo i furbetti e furboni in combutta con la partitocrazia. Dovremo arrivarci.

La corruzione è un cancro che se non viene estirpato si diffonde.  Prima che la metastasi uccida il nostro Paese è necessario agire.

Il Governo non è credibile nella lotta alla corruzione se non comincia prima di tutto in casa propria.

Per sradicare la corruzione ci vuole una forte volontà di pulizia al vertice. Nessuna organizzazione può prevenire gli atti di un singolo impiegato disonesto. Ma qualsiasi organizzazione può, se lo vuole, evitare la corruzione diffusa. Per farlo, però, l’esempio deve partire dal vertice e si deve applicare la tolleranza zero. Non solo chi viola le norme interne, ma anche chi le rispetta in modo solo formale deve venire penalizzato la prima volta e licenziato la seconda.

Purtroppo viene esteso in modo improprio il garantismo anche alla responsabilità manageriale. Per licenziare un dirigente non occorre dimostrare in tribunale la colpevolezza, basta che si rompa il rapporto fiduciario. Quando i vertici di una società si impegnano chiaramente nella lotta alla corruzione, anche solo il “girarsi dall’altra parte” di fronte ad un episodio di corruzione rompe questo rapporto. Non solo l’atto corruttivo, ma la tolleranza dell’atto diventa motivo di licenziamento. La protezione del posto di lavoro di fronte ad episodi di questo tipo è insostenibile.

Occorre un intervento ad effetto immediato. Questo intervento può essere un sistema di incentivi per i “whistleblower”, quelli che noi ingiustamente chiamiamo “delatori”, ma che si dovrebbero chiamare denunzianti civici.

L’idea di premiare i denunzianti civici in America nasce durante la guerra civile.  Lo stesso meccanismo è stato reintrodotto in America da Ronald Reagan nel 1986 con il False Claims Act. Chiunque può fare causa contro chi defrauda la pubblica amministrazione, ricevendo in compenso pari al 15%-25% dei rimborsi ottenuti dalla stato.

È poi il Governo a proseguirla, garantendo il 15% dei ricavi al denunziante. Dal 1986 grazie al False Claims Act, gli Stati Uniti recuperano ogni anno più di un miliardo di dollari attraverso questo meccanismo, quando prima recuperavano al massimo 50 milioni all’anno. Ma l’aspetto più importante del False Claims Act non è la punizione, ma la deterrenza. Sapendo che ognuno si può trasformare in un denunziante civico, i corruttori temono perfino i propri complici. Questo rende la corruzione molto piu’ difficile.

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