Globalizzazione e il che fare: rimbocchiamoci le maniche

La globalizzazione è un tema non sufficientemente trattato nei media, sembriamo una delle statuine giapponesi sedute che si guardano l’ombellico. Oggi il mondo sta girando, cambiando vorticosamente e noi sembriamo troppo schiacciati sulle questioni del quotidiano, su problemini di casa (tutti problemini mentre quello di gran lunga più grosso: lo stratosferico debito pubblico, viene accantonato). Pure le conseguenze della globalizzazione ci riguardano da vicino.

Rinaldo Sorgenti della globalizzazione coglie un fattore di potenziale grande sviluppo, e lo esemplifica con efficacia. I paesi avanzati stanno passando dalla crescita alla stabilizzazione e lo fanno a fatica. Per ora si indebitano sempre più. L’occupazione fatica a reggere perché i produttori ad alta intensità occupazionale sono destinati a diventarlo gli emergenti, dato il costo ridotto del lavoro.

Hanno però una grandissima opportunità i paesi avanzati: realizzare le infrastrutture, le grandi opere di base che fanno crescere le economie più povere, che permettono loro di diventare produttori. C’è un mare di investimenti, di occupazioni di lavoro e progettazioni da compiere. I capitali ci sono ed oggi sono ancora impiegati in speculazioni finanziarie. Fino a quando arriverà l’ennesima mega bolla e scoppierà il sistema d’oggi.(titolo della redazione, ndr).

C’E’  UN NUOVO MONDO DA SCOPRIRE E FAR CRESCERE

(Rinaldo Sorgenti – 23 Marzo 2015) –  Parrebbe “logico” pensare, come si dice nei paragrafi conclusivi (VEDI UNO, VEDI DUE), che ridurre le enormi disparità che persistono tra Nord e Sud del Pianeta comporterà la perdita di privilegi e rinunce rispetto a quanto diversi di noi (immagino ci si riferisca ad una larga parte degli abitanti dei Paesi sviluppati del pianeta.

Ma se guardiamo indietro anche solo di 50-70 anni, non è che la situazione fosse poi così agevole e benevola anche in tali Paesi e, forse, è anche questione di un approccio diverso alla realtà che ci circonda e che ci porti ed induca tutti a fare quel minimo di sforzi che le difficoltà che molti di noi stanno vivendo negli ultimi 5-7 anni (causa la crisi recessiva che ha colpito anche l’Europa e l’Italia in particolare) ci impongono. Forse, è proprio questo il vero problema!

Siamo talmente assuefatti al benessere che diamo per scontato tutto e ci guardiamo bene dal dare quel minimo di contributo individuale che ci consentirebbe di uscire da questa crisi recessiva, divenuta ormai cronica. Sentiamo tanti proclami, promesse, che evidentemente illudono una discreta parte di noi tutti e così le cose non cambiano e non potranno certo cambiare.

Attenzione: fare un minimo di sforzi, prestare un minimo di maggiore impegno NON vuol dire precipitare nel disagio o nello sconforto, ma dimostrare a noi stessi che occorre fare tutti qualcosa perché  le cose possano cambiare e l’economia (di cui l’Italia è stata un grande artefice, seppure Paese povero di materie prime naturali) riprenda a camminare.

Certo, per camminare, occorre primariamente rimettersi in piedi e questo è quello che, apparentemente, molti di noi non vogliono fare perché  lo considerano NON dovuto, non necessario, in quanto i problemi che stiamo vivendo dipendono da qualcun altro!

Faccio un altro esempio (tra i molti che si potrebbero fare), che riguarda la enorme speculazione demagogica che certe lobby (pseudo-ambientaliste) hanno fatto e cavalcato in abbondanza negli ultimi 20 anni e che hanno portato il nostro Paese ad essere il “campione” del NIMBY, con la retorica del NO-A-TUTTO!

Ieri Il Giornale ha pubblicato a pag. 11-12-13 (VEDI) alcuni interessanti articoli (in particolare quello di Stefano Filippi) che ha messo bene in evidenza il fallimento di quei “fanatici dell’apocalisse” che continuano a parlare di catastrofismo e così inducono buona parte della popolazione (non necessariamente esperta sui vari temi ed attività produttive) a prendere per buone quelle teorie, fuorvianti e ideologiche sulle quali costoro hanno costruito le loro fortune, politiche e non solo.

Altro esempio (per non farla troppo lunga) riguarda il tema dell’energia, dove gli pseudo-ambientalisti stanno demagogicamente illudendo il comune cittadino che le Fonti di energia, cosiddette Rinnovabili, ormai sono in grado di sostituire ed essere alternative a quelle convenzionali.

Quelle convenzionali sono le Fonti che hanno consentito ai Paesi avanzati di raggiungere tale condizione in un arco temporale che non va più lontano del secolo sco4rso. Se poi osserviamo le misere condizioni di vita dei troppi Paesi sottosviluppati del Pianeta, dove circa un terzo dell’umanità vive e che non hanno ancora accesso a tali (per noi “banali” e scontate”) fonti energetiche.

Sproloquiano dicendo che bisogna abbandonare il Carbone, il Petrolio (il Gas lo nominano meno e bisognerebbe domandarsi perché !), perché  ormai possiamo disporre del Sole e del Vento, appunto quelle Fonti che abbondano in molti Paesi sottosviluppati e che non consentono certo loro di evolversi ed uscire dalla loro misera condizione.

Tutto questo ha una vera e concreta risposta: le tecnologie che oggi consentono di poter usare le Fonti convenzionali (Carbone, Petrolio e Gas) in maniera opportuna e sostenibile, prevenendo gli effetti nocivi che, altrimenti, qualsivoglia combustione produrrebbe, a cominciare proprio dalla combustione delle Biomasse vegetali che, invece, taluni presentano come risolutive.

Ora, per aiutare quei tanti nostri simili che vivono in quei Paesi sottosviluppati, occorre che i Paesi avanzati portino tali tecnologie così da consentire loro di poter produrre l’elettricità che non hanno ancora conosciuto e l’energia che serve loro per uscire dal sottosviluppo e conoscere un graduale benessere.

Per farlo, occorre sconfessare i “fanatici dell’apocalisse” e far si che le Istituzioni internazionali contribuiscano ma finanziare la realizzazione di tali impianti convenzionali, alimentati a Carbone, Petrolio e Gas, che sono indispensabili per consentire tale evoluzione, senza per questo causare problemi ai Paesi avanzati, anzi, questo può diventare il volano per il rilancio economico anche in questi ultimi, che con le loro tecnologie possono realizzare tali impianti, rimettendo in moto l’economia, l’occupazione e lo sviluppo.

Allora, rimbocchiamoci le maniche e diamo tutti un contributo, smettendo di borbottare e lamentarci.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 27 marzo 2015 11:00

    Non proprio in tema col concetto di globalizzazione, ma davvero bello e illuminante questo articolo apparso su NoisFromAmerika (VEDI) che riguarda i falsi miti delle teorie keynesiane e l’illusione che dalla crisi si esca con spesa pubblica a go-go, aumentando i consumi e riducendo i risparmi (vedi TFR in busta paga). Nulla di più falso! (i grassetti sono miei)

    La visione keynesiana dell’economia esercita un fascino molto forte. Secondo i suoi sostenitori la cura per la crisi economica è una maggiore spesa governativa, senza preoccuparsi sul come verrà finanziata. Non solo la medicina keynesiana cura le nostre malattie, ha persino un buon sapore quando la si butta giù. L’austerità è perciò un orribile errore. La Grande Recessione sarebbe stata evitata se solo il governo avesse speso di più. Sarebbe stata infinitamente peggiore senza le misure di stimolo. [...]

    Il fatto è che la prescrizione keynesiana – spendi di più e non preoccuparti del conto che ti verrà presentato – sembra troppo bella per essere vera, un po’ come la macchina del moto perpetuo o come certi disegni di M. C. Escher. [...]

    Un’altra cosa che potremmo fare con il diagramma di Escher è provare a costruire la macchina – in tal caso scopriremmo che è impossibile. Arriveremo alla stessa conclusione analizzando la teoria keynesiana. [...]

    Non possono esserci investimenti o ricerca e sviluppo senza risparmi, quindi attenti alla teoria secondo cui la via verso la crescita maggiore passa per minori risparmi: minori risparmi = minori investimenti = minori innovazioni …

    Rieccoci qua: se prendiamo la teoria di Keynes e misuriamo gli angoli attentamente scopriamo che le macchine del moto perpetuo non si possono costruire. [...]

    Per coloro tra voi che, sensatamente, sono interessati ai fatti, ricordatevi che il principale canone del keynesismo è che il segreto per crescere è non risparmiare. Il paese che ha avuto la crescita più fenomenale, nell’intera storia del mondo, è stata la Cina degli ultimi decenni. Vi sorprenderebbe sapere che il tasso di risparmio in Cina, durante questi decenni, sia stato all’incirca del 50% – probabilmente il più alto nella storia del mondo? [...]

    Le versioni attuali di queste teorie sono molto diverse da teorie su persone completamente razionali e tutte identiche. Le teorie attuali non sono perfette, ma, diversamente dalla teoria keynesiana della macchina a moto perpetuo, esse spiegano molto e contengono molta verità. Un macroeconomista attivo che legga Krugman e DeLong si sente come si sentirebbe un dottore se il ministro della sanità si alzasse e dicesse che la cura per il cancro è il salasso con sanguisughe.

    Attenzione ai politici che dicono “non ci avete mai avvisati” mentre la verità è “abbiamo ignorato i vostri avvisi” … ed attenzione ugualmente agli economisti che fanno vuote promesse di macchine a moto perpetuo. E quando si parla di debito pubblico ricordatevi che, se nel lungo periodo siamo tutti morti, è altamente probabile che i nostri figli siano vivi.

    Già, i nostri figli saranno vivi e si troveranno a pagare il conto!

    Prendetevi qualche minuto per leggere l’intero articolo che si è sforzato di rimanere semplice e comprensibile a tutti.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 27 marzo 2015 11:45

    Questo contributo lo gireremo come articolo, Andrea, perché merita.

    la situazione concreta in cui ci troviamo con la globalizzazione non è per nulla affrontata nei nostri media. in Italia viviamo spensierati portandoci allegramente sul groppo un debito pubblico che continuerà a crescere..

    buona giornata

    RE Q

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