Globalizzazione: auspica i miglioramenti e aspettati il peggio

La riflessione sulla inadeguatezza dell’umanità rispetto al correre della globalizzazione. Il rimanere indietro, con un fossato che tende a allargarsi fra i movimenti trasversali di culture e lingue dalle quali si è meno isolati, più conviventi. Qui su Città Ideale abbiamo cercato di mettere a fuoco la distanza culturale fra le urgenze del mondo che cambia e comportamenti, fedi, usi e costumi preservabili, ma soggetti al  confronto con gli altri, i “diversi”.

La reazione di difesa e chiusura rispetto al “contagio” o l’aggressione verso l’altro per prevalere. Pure il mondo non potrà non percorrere questo processo. Non sarà una cosa semplice ne facile: sarà anzi una crisi evolutiva di lungo periodo. Ce lo ricorda Andrea con un contributo importante: vero. sono le criticità con le quali confrontarsi comunque. Il richiamo di Città Ideale vuole descrivere il processo in essere e quanto distanti siamo ancora oggi nell’adeguarsi.

Siamo nel solco di una enorme rivoluzione globale destinata a cambiare il mondo. Ne saremo tutti coinvolti; possiamo dare per certo che i paesi oggi avanzati andranno verso una stasi, un riduzione controllata e graduale se saremo bravi. Processo che richiede impegno, inventiva, sforzi di rinnovamento, da parte di tutti, coinvolgendo le istituzioni odierne che si stanno rivelando incapaci nel gestire le società stabili o on declino controllato. Tarate e sviluppatesi in una società affluente, di crescita secolare, sono da ripensare.

Consideriamo molto interessante il lato delle criticità che Andrea ci descrive, se vogliamo sono l’altra faccia della medaglia entro il medesimo argomento. Sono questi i problemi che abbiamo sul tavolo, cui trovare risposte. Non dimenticando il filo da seguire nel periodo lungo, per non rischiare errori, imparando a confrontarsi con un’umanità nella quale il confronto le armi rappresentano davvero l’ultima ratio.

GLOBALIZZAZIONE: UNA SFIDA IMMANE

(Andrea Dalseno 19 Marzo 2015) Replica all’articolo: Globalizzazione: l’Uomo è impreparato e le tragedie proseguono (VEDI)  Bel discorso, pieno di ottimismo, di fede nella ragione e nell’uomo illuminato. Purtroppo le aspettative non sono altrettanto rosee e nel passato è stata la barbarie ad avere la meglio sulla civiltà e non il contrario.

La nostra civiltà ha radici profonde a partire dalla civiltà greco-romana, nell’evoluzione dai secoli bui, al Medioevo, il Rinascimento, la scoperta del Nuovo Mondo, l’Illuminismo, la Rivoluzione americana, quella francese, la rivoluzione industriale, l’abolizione della schiavitù, il passaggio dalla monarchia alla repubblica, lo Stato laico, il suffragio universale, il concetto di diritti dell’uomo, il welfare state e via dicendo, un processo lungo centinaia di anni che, a piccoli passi, ci ha portato dove siamo oggi.

La nostra cultura democratica ha radici antiche, è maturata nel corso dei secoli, di lotte e piccole conquiste quotidiane, e, nonostante tutto, nella prima metà del secolo scorso ha prodotto i grandi totalitarismi che hanno condotto alla Seconda Guerra Mondiale (60 milioni di morti!).

Da noi il processo di separazione tra potere spirituale e potere temporale va avanti da secoli; non credo si possa dire altrettanto per altre religioni.

Il processo di globalizzazione sta spostando con vigore gli equilibri attuali, andiamo verso un mondo con meno disparità tra Nord e Sud, tra Occidente e il resto del Mondo, con più equilibrio, ma questo vorrà dire che per molti di noi il domani sarà meno roseo di ieri! In futuro si starà peggio di quanto non stavano in nostri padri, vuol dire prepararsi a consegnare ai propri figli un futuro più grigio e non è facile da accettare, non siamo preparati, anche e soprattutto culturalmente, ad accettarlo. Non parliamo dei sindacati che sono storditi come un pugile dopo un knock-out o della politica, dove il populismo e la demagogia portano a cavalcare l’onda emotiva (non razionale) del malcontento e della speranza di una cura miracolosa.

Il cittadino medio non è portato a votare chi gli prospetta la realtà e le soluzioni vere, concrete e attuabili. Preferisce chi gli promette meraviglie, anche se magari, sotto sotto, sa che le promesse non diventeranno mai realtà. Una sorta di novello Pinocchio nel paese dei balocchi, illuso, dal Gatto e la Volpe, che basti piantare le monete per veder crescere un albero d’oro (inutile dire che alla fine perderà le sue monete, ma, per una notte, avrà sognato un futuro meraviglioso).

Non ho il tuo stesso ottimismo Luigi; spero che le cose vadano per il meglio, ma sono preparato, o cerco di essere preparato, anche al peggio.

Hoping for the best but expecting the worst

  1. #1 scritto da Rinaldo Sorgenti il 24 marzo 2015 20:30

    Interessante riflessione che merita approfondimento.
    Parrebbe “logico” pensare, come si dice nei paragrafi conclusivi, che ridurre le enormi disparità che persistono tra Nord e Sud del Pianeta comporterà la perdita di privilegi e rinunce rispetto a quanto diversi di noi (immagino ci si riferisca ad una larga parte degli abitanti dei Paesi sviluppati del pianeta).

    Ma se guardiamo indietro anche solo di 50-70 anni, non è che la situazione fosse poi così agevole e benevola

    ……………..

    l’interessante riflessione di Rinaldo Sorgenti uscirà come articolo:

    Globalizzazione e il che fare: rimbocchiamoci le maniche

    RE Q
  2. #2 scritto da Rinaldo Sorgenti il 24 marzo 2015 20:31

    Seguito mio commento precedente, ecco qui sotto il link che suggerivo:

    Credo sia di interesse questo interessante inserto: pag. 11-12-13 de Il Giornale di oggi.

    http://www.ilgiornale.it/news/pentimento-verde-1108152.html

    Cordiali saluti.

    RE Q

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