Globalizzazione: l’Uomo è impreparato e le tragedie proseguono

La globalizzazione nella quale siamo immersi, che sta procedendo a tappe forzate, ci rende ogni giorno più coscienti di vivere entro una specie di corte lombarda, di cascina della bassa, ove ci si conosce tutti e si è interdipendenti l’un l’altro. Una convivenza che ci obbligava a capirci, a far la tara su ciò che non si condivide, qualche lite per questioni da poco. Allora si andava senza scossoni.

La società umana, sulle conseguenze della globalizzazione è impreparata. Intanto sono ancora pochi coloro che ne hanno coscienza. I paesi più avanzati, con più cultura, con la multi etnicità che tende a crescere, possiedono strumenti più adatti al cambiamento, ma ancora in modo parziale, con rallentamenti; non mancano anche passi indietro.

Eppure, se facciamo lo sforzo di spostarci con la mente in avanti di qualche decennio, capiamo subito che il nostro globo sarà abitato da etnie, lingue, culture, credenze e religioni diverse, nelle quali si convivrà in modo più integrato e rispettoso dei diversi. Le reazioni, i rimbalzi che difendono le culture locali; i dialetti e le lingue “minori”, sono portati a convivere con la piattaforma comune del globo nella quale ci riconosciamo tutti.

Vedendo le vicende di questi anni, le difese e gli attacchi volti a far prevalere ciascuno la propria situazione e condizione, la religione, sembrano prevalere, acquistare forza. Invece paiono superate, parlando dell’area cristiana, l’epoca delle divisioni, degli anatemi, delle “notti di San Bartolomeo”, degli stati dalla declinazione religiosa omogenea, divenuta elemento distintivo. Ci siamo passati, noi: sangue e guerre ripetute, per finire con le ecatombe del novecento e ultime, le divisioni balcaniche.

Trascorso, ma  è poco il tempo: sembrano secoli. Diventa incomprensibile e tragico assistere alle divisioni interne al mondo mussulmano (sciiti e sunniti), in lotta per la prevalenza su un credo religioso ove ciò che unisce è molto più di quanto divide.  Pare un dejà vu di ugonotti e cattolici. Egualmente fuori dal mondo proporsi l’omogeneità religiosa entro un paese, quando il confine di un territorio è sempre meno chiuso: siamo sempre più trasmigranti.

La globalizzazione ci sta portando verso una interdipendenza, un rispetto delle differenze, un loro apprezzamento. Le nostre società vivono ancora con gli occhi volti all’indietro; anche da noi non sono trascurabili le spinte al chiudersi, a respingere. Le società meno globalizzate, da un lato spinte a raggiungere condizioni più vicine agli arrivati, dall’altro a ritenere di poter raggiungere questo risultato con la conquista militare.

Se poi queste spinte alla chiusura, all’occupazione del territorio altrui perché scritto nella Bibbia, al disconoscere l’altro, partendo da un presupposto religioso, trovano il consenso della maggioranza in un paese acculturato e  civilissimo come Israele,  si capisce quanto l’Uomo del terzo millennio sia ancora inadeguato rispetto alle sfide che la globalizzazione ci chiama ad affrontare.

Non sappiamo ancora, non possiamo prevedere quanto tempo si richiederà perché Israele e Palestina   siano un paese solo nel quale convivono tutti, si rispettano e creano un mondo condiviso, ricco di diversità e per questo più umano, più prospero, pacifico, ove è bello vivere. Neppure possiamo prevedere quando l’islam andrà nella direzione di una diversità di riti e credenze che positivamente si intersecano nel formare un’area di eguali e rispettosi dell’altro.

Non lo sappiamo, ma sentiamo fermamente che l’evoluzione della società umana globalizzata non sarà fatta da vincitori o vinti, ma da diversi che colgono e fanno proprio quanto di meglio apprezzano dell’altro. Un insieme fatto dei multicolori di un iride, diversi, anche competitivi fra loro  ma conviventi. La società globale non potrà che essere così. Prima ce ne rendiamo collettivamente conto, prima si ridurranno, fino a fermarsi, le attuali tragedie. Dobbiamo aiutare l’Uomo a diventare globale.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 20 marzo 2015 09:17

    Bel discorso, pieno di ottimismo, di fede nella ragione e nell’uomo illuminato. Purtroppo le aspettative non sono altrettanto rosee e nel passato è stata la barbarie ad avere la meglio sulla civiltà e non il contrario.

    La nostra civiltà ha radici profonde a partire dalla …………..

    l’interessante commento di Andrea segue con l’articolo:

    Globalizzazione: auspica i miglioramenti; aspettati il peggio

    RE Q

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