Giovanni Roberto Filippi: il pensiero dell’ambasciatore USA

Abbiamo italianizzato il nome dell’ambasciatore odierno degli USA, di origine italiana: i nonni emigrarono dall’Italia agli inizi del Novecento, americani autentici, tanto che il cognome lo resero in inglese. Da Filippi, all’attuale John Robert Phillips. Ha 73 anni; legale e partner di uno studio professionale di prestigio. Deve la sua notorietà per aver recuperato 55miliardi di dollari da imprese per evasione o elusione di tasse dal fisco (VEDI una presentazione video, sul sito ufficiale dell’Ambasciata).

Ricordare ai lettori questa premessa, che in genere i media italiani si dimenticano di descrivere, aiuterà a capire un intervento pubblico avvenuto ieri presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (VEDI); una delle non molte strutture universitarie d’eccellenza, di casa nostra. Da uomo di legge e di politica pubblica ha svolto un intervento di quelli che dovrebbero lasciare il segno.

Ce ne informa ilfattoquotidiano (VEDI) mentre dobbiamo registrare il flop della stampa nazionale (Corriere, Repubblica, perfino ilsole di Confindustria), che se ne è dimenticata. Non avendo ancora il testo integrale, prendiamo gli estratti virgolettati, che ci piacerebbe vederli come riflessione rilevante  dai nostri politici governanti o meno, nazionali o locali. Il profilo basso dei media invece ci preoccupa.

Leggiamo allora la lectio magistralis di questo americano autentico dalle origini italiane, che parla chiaro, perfino mettendo un po’ in second’ordine la sua funzione diplomatica, per esprimere quelle che sente come verità, importanti ed urgenti. A Città Ideale piacerebbe avere un ministro di giustizia e anticorruzione così. Grazie signor Ambasciatore.

“Sono essenzialmente due i principali problemi che tengono lontani gli investitori stranieri, e americani in particolare, dall’Italia: la lentezza del processo civile e la corruzione“. La corruzione, ha sottolineato l’ambasciatore, “in Italia è come una tassa da pagare sul 10% dei vostri prodotti” e per combatterla “è giusto innalzare le sanzioni, reintrodurre il reato del falso in bilancio, perché è proprio lì che si annida la corruzione, ma anche cambiare mentalità e sostenere, come abbiamo fatto in America, con una legge del 1986, i dipendenti che denunciano pratiche illecite delle aziende che intendono truffare lo Stato”. “Le sanzioni sono un deterrente, ma da sole non bastano perché molti pensano che rubare allo Stato sia meno grave che rubare a un privato, ma bisogna lavorare anche per fare crescere il senso civico di ciascuno”.

“Il vostro Paese – ha detto l’ambasciatore mostrando un grafico recentemente pubblicato dall’Economist – ha una durata dei processi mediamente lunga tre volte di più rispetto agli altri Paesi sviluppati. Se non si interviene in fretta in questo campo gli investitori esteri continueranno a dirottare altrove le proprie risorse”.

Philips ha quindi citato l’esempio di Mario Barbuto che “12 anni fa è diventato presidente del Tribunale di Torino e in 6 anni ha drasticamente ridotto le cause pendenti applicando una tecnica manageriale che ora il governo gli ha chiesto di applicare al resto d’Italia”. Secondo il diplomatico, una buona soluzione “che in America ha funzionato, è quella di colpire economicamente i magistrati meno produttivi: da noi c’è stata una risposta collettiva che non ha intaccato l’indipendenza dei giudici”.

L’ambasciatore ha espresso apprezzamenti per l’azione del governo Renzi: “Penso che in questo momenti in Italia e all’estero tutti facciano il tifo per Matteo Renzi, affinché riesca a portare in fondo e far applicare le riforme che ha messo in campo. Ma il cammino è ancora lungo”. In particolare sul fronte del lavoro: il job acts  crea maggiore flessibilità del lavoro e questo può attrarre più investimenti dall’estero e dagli Usa. E’ una buona riforma se l’Italia riuscirà ad applicarla”, ha affermato. “Moltissimi manager statunitensi – ha aggiunto – mi hanno detto di aver rinunciato a investire in Italia perché vi sono norme troppo rigide riguardo al mercato del lavoro, mentre il Jobs Act viene incontro alla domanda di flessibilità: garantisce che non vi siano discriminazioni sul lavoro, ma anche che si possa ridurre il personale da parte delle imprese se cala la domanda del mercato”.

“A marzo – ha ricordato – durante un colloquio tra il primo ministro italiano e il presidente degli Stati Uniti, al quale ero presente anche io, a un certo punto si è parlato della struttura parlamentare italiana e ho spiegato a Barack Obama che se la rappresentatività italiana fosse applicata agli usa ci sarebbero 5 mila tra deputati e senatori.  Un’enormità”

LENTEZZA DEL PROCESSO CIVILE

CORRUZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

FAR CRESCERE IL SENSO CIVICO DEI CITTADINI

MENO RIGIDE LE NORME DEL LAVORO

RIDUZIONE DRASTICA DI DEPUTATI E SENATORI

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  1. #1 scritto da Riccardo il 1 marzo 2015 10:31

    Articolo molto interessante, andrò a cercarmi la versione integrale.
    L’Ambasciatore ha proprio colto nel segno!
    Ricordo che 20 anni fa conobbi un italiano a Sidney in Australia, il quale aveva appena firmato un contratto per affittare un locale vuoto sotto l’abitazione ove mi trovavo ospite.
    Mi disse che in una settimana avrebbe ottenuto tutti i permessi (dall’ufficio di igiene, dai Vigili del Fuoco e dal Comune di Sidney) e in quella successiva avrebbe fatto collocare gli arredi e macchinari per aprire un bar.
    Al mio ritorno dal tour programmato sarei tornato a Sidney e il simpatico connazionale promise che mi avrebbe offerto il caffè.
    Risi pensando che fosse un sogno, ma dopo 3 settimane dovetti ricredermi quando trovai il bar operativo al 100%!!!
    Il banale esempio è solo per raccontare cosa accade, anzi già accadeva, all’estero, ove la macchina burocratica funziona veramente. Ci sono paesi ove l’impiego pubblico lavora più alacremente di quello privato e dove è soprattutto premiato per i risultati.
    Li gli impiegati pubblici hanno la possibilità di fare una vera carriera e di incrementare in modo consistente il proprio stipendio se dimostrano di essere validi!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 1 marzo 2015 16:38

    Sorprende il bassissimo profilo che i media hanno assegnato all’intervento.
    Oppure dobbiamo dire che è normale il disinteresse verso una prolusione in una delle scuole di eccellenza italiane, dal titolo “A NEW HORIZON”: come l’ambasciatore USA vede le problematiche e le possibilità perché l’Italia riparta.

    La versione integrale finora non è pubblicata, nemmeno nel sito della Scuola Superiore Sant’Anna.

    Fa piacere che i lettori di Città Ideale lo notino: un americano di prestigio, dalle origini italiane, che ama il nostro paese; siamo certi che lo senta anche un po’ suo.

    Ripetiamogli il nostro grazie, sincero.

    buona serata

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 6 marzo 2015 12:03

    Quanta concretezza e buon senso dall’ambasciatore, verrebbe da dire dal “nostro” ambasciatore, nel suo intervento!
    Come ha còlto nel segno, con la sua diagnosi!
    Ogni giorno i nostri politici, ce ne danno conferma con l’azione di rinvio e respingente alla proposta di legge presentata dal presidente del senato Grasso due anni fa: Marzo 2013, ancora ferma:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/06/coruzione-giovanardi-gravita-sovrastimata-pene-troppo-alte-melina-dei-partiti-blocca-legge/1478577/

    si è arrivati all’assurdo: il M5S sfida il PD e Renzi proponendo un emendamento che Renzi sostiene ogni giorno quando parla di anticorruzione: ineleggibili per sempre i condannati per corruzione.
    Bocciato compattamente in commissione dal PD!! Si sono messi addirittura a ridere…
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/04/corruzione-m5s-propone-daspo-chiesto-renzi-pd-boccia/1477452/

    Mandiamoli a casa e mettiamo su come premier il nostro ambasciatore USA… dovremmo assegnargli poteri straordinari per un paio d’anni!

    RE Q

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