Antistato e gestione pubblica nel Sud Milano

Stiamo assistendo, noi di Buccinasco, a un deja vu nel rendere pubblica una condizione di amministrazione locale pressata dall’antistato, resa pubblica per iniziativa diretta del Sindaco. Un già visto che genera attenzione su un possibile problema concreto, amplificata da dichiarazioni pubbliche. Con atti  che sarebbero intimidatori, seguiti mesi dopo, in questo caso, da lettere anonime.  Ne parla ilgiorno (VEDI), ma anche una illuminante intervista al Sindaco, di Klaus Davi (VEDI).

Città Ideale contrasta l’antistato in modo non discutibile e concreto, è pacifico. Partendo da ciò, con la chiarezza che si rende necessaria, riteniamo il caso di esprimere le nostre osservazioni, confidando in un rafforzamento e più sicuro agire che davvero sia di contrasto all’antistato. Prendiamo intanto atto che il Sindaco Fabio Bottero dichiara di aver aderito ad Avviso Pubblico e alla Carta di Pisa.

Benissimo! Abbiamo verificato sul sito e risulta. Non risulta invece ancora oggi l’iscrizione di Buccinasco: eppure il Sindaco di Buccinasco si propose altrettanto nel suo discorso di insediamento (giugno 2012!); finora solo una promessa. Adesso rivisitiamo la vicenda Trezzano, considerato quanto detto: il sindaco cita due incendi nell’estate scorsa, il secondo avvenuto il giorno successivo ad un consiglio comunale contro l’antistato. Quindi alcuni esercizi pubblici con vetrine sfondate da auto. Infine una scritta fuori dalla casa di un consigliere. Del tipo “Trezzano è nostra, fuori di qui”.

Per concludere, in senso temporale, con due lettere (primi Dicembre e dopo Natale) ricevute in comune, firmate ma dai nomi inesistenti, quindi anonime. La seconda successiva a una Commissione che riorganizza e sposta incarichi entro il comune. Sindaco e giunta accusati di essere malfattori, con scheletri nell’armadio. Le lettere non vengono rese pubbliche. Ci viene riferito che sarebbero circostanziate: delibere con date e numeri, con i contenuti, con ipotesi di reati. Lettere anonime ma circostanziate. La denuncia in termini temporali sarebbe pervenuta agli organi inquirenti prima dall’opposizione, in seguito dal Sindaco.

Questa la situazione, riordinata. Cerchiamo allora di spiegare: UNO: l’antistato non va confuso con piccola malavita… i segnali che manda l’antistato sono diretti, espliciti e concreti (come ad esempio lettere anonime circostanziate). Eventuali avvertimenti o pressioni sono successive e non sono generiche: specifiche e chiare verso chi riceve, spesso anche con un contenuto simbolico, per destinatario, luogo o modalità. Insomma l’antistato manda messaggi inequivoci. Il ripetersi di piccolezze generiche riguarda piccola malavita.

Non conosciamo Trezzano, ma non si tratta del paesino  calabrese ove l’antistato ha sostituito in gran parte lo stato nelle funzioni (che dello stato sono proprie), per cui anche il piccolo avvertimento serve a confermare il dominio del primo, la soggezione dei residenti. DUE l’antistato è fatto anche di interessi concreti e di peso, che vengono gestiti attraverso “intermediari” dai colletti bianchi, ma anche qui, chi deve sapere viene messo nella condizione di capire bene la situazione. Perché non vi siano dubbi.

Già da allora, ai primi “avvertimenti” verbali ambigui, ammesso che ci siano, chi li riceve deve essere chiaro e inequivocabile. Ricordiamo un indimenticato Sindaco di Torino (il PCI di allora lo mise da parte): “se lei mi dice queste cose io sono la persona sbagliata. O va lei dai Carabinieri o sono costretto ad andarci io”. Lasciare incertezze significa trasmettere un segnale di permeabilità, di questioni che non si possono escludere, se non di potenziale disponibilità. Gli avvertimenti allora proseguono.

TRE se ritiene doveroso fare una denuncia, questa va fatta e basta. Nel più rigoroso riserbo. Gli effetti li farà conoscere chi di dovere, ai destinatari (che capiranno al volo). Questo darà un segnale chiaro: se parlo di certe cose con il Sindaco (o chi altri pubblico amministratore), devo stare molto attento perché rischio davvero, senza che mi dica nulla.

QUATTRO se arrivano accuse circostanziate, anche se anonime, i casi sono due. A) Le accuse sono verosimili e forse in qualcosa si può aver sbagliato: senza timori o paure, bisogna ammetterlo pubblicamente e se del caso riparare l’errore. Non facendolo si dimostra debolezza e ricattabilità. B) Le accuse sono infondate: si rendono pubbliche e lo si spiega. Prima si fa e meglio è. Il rapporto con i Cittadini in ognuno di questi casi ne uscirà rafforzato.

Infine: ad evitare pretese forzate e lettere anonime che per i loro contenuti possono recare imbarazzo, la gestione del comune deve essere equilibrata e attenta alle regole. Favori, o decisioni che possono essere viste come tali vanno evitate o se proprio da fare, ben motivate e illustrate. In passato è successo? a maggior ragione si deve dare un segnale di stop. L’immagine di assoluto rigore deve essere indiscussa. Pretese di condizionamenti con lettere anonime, cessano di aver un senso. Probabilmente non ne arriveranno.

Fare denunce generiche all’antistato, senza mostrare le mani nette (anche se lo sono), è un  errore, soprattutto se, generiche, si rende pubblica la denuncia e non i contenuti.  Assume l’aspetto di una autodifesa pubblica preventiva rispetto a ciò che poi potrebbe accadere (ad esempio una inchiesta della magistratura); una sorta di vittimismo di maniera che potrebbe tornare utile. Non crediamo sia il caso del Sindaco Bottero, ma gli consigliamo di tenere conto di questi aspetti e muoversi in futuro con maggiore linearità e padronanza della sua funzione.

VALE ANCHE PER BUCCINASCO, NATURALMENTE!

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  1. #1 scritto da Saccavini il 4 febbraio 2015 09:42

    Ecco che il Sindaco Bottero diventa strumento di una mediatica rappresentazione giaculatoria.
    La vicenda che diventa un esemplare esercizio di antimafia di mestiere; professionisti.
    I politici di mestiere (e di area) mentre confermano una solidarietà (scontata, fuori discussione), non sanno far altro che passare la palla alle forze dell’ordine, alle istituzioni, al governo.
    Manca l’esame di come e cosa può aver originato l’inoltro delle lettere anonime di denuncia su delibere assunte dall’amministrazione…
    Ecco il Sindaco che, magari contro la sua volontà (?) diventa un’icona “vittima dell’antistato”. Additato come un eroe. Inquirenti e sistema giudiziario ci penseranno tre volte prima di procedere con eventuali inchieste (ipotetiche, sia chiaro, ma questo è l’effetto).
    Ecco ilgiorno cosa ci dice:
    http://www.ilgiorno.it/sud-milano/ndrangheta-milano-1.634590

    Magari contro la sua volontà, Bottero finisce col rientrare nel mondo opaco dell’antimafia di mestiere descritta da Sciascia ormai quarant’anni fa.
    Cosa fare in alternativa (che non viene fatto)?
    Scavare bene sulla gestione e sulle decisioni che possono essere state la causa delle lettere, individuando le risposte della cittadinanza per venirne fuori, è le procedure che consentono di emarginare il fenomeno, sterilizzandolo.

    L’agitarsi descritto al giornale ha invece le caratteristiche di una recita, di un girare a vuoto, senza risultati.

    RE Q

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