Trasparenza e pubblica amministrazione: Città Ideale trova conferme

Città Ideale,  fin dagli inizi ha posto il tema: da sempre considera la trasparenza un indispensabile fattore di democrazia. Siamo così insistenti che i nostri critici se ne lamentano come di una fissazione che non ha valore che, dicono, non si sa bene a cosa serva. Naturalmente non è così. Andare avanti con una amministrazione pubblica tendenzialmente chiusa è la base principale perché chi pro tempore gestisce si trovi in condizioni di arbitrio nelle decisioni. Base del sistema corruttivo che colpisce il paese.

Trasparenza. Cerchiamo di spiegarla in termini pratici: un’altra sigla tecnica, chiara per gli addetti ai lavori, ma oscura ai Cittadini è: open data, ancorata alle opportunità che internet da all’umanità intera nello sviluppo delle relazioni, ma anche della partecipazione alle decisioni. Base per questo sviluppo è data dalla conoscenza: più è ampia e diffusa, maggiore la democrazia diretta, obsoleta la democrazia delegata, quella  cui siamo stati abituati da due secoli.  Eccone qualche definizione:

L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government cioè una dottrina in base alla quale la Pubblica Amministrazione dovrebbe essere aperta ai Cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”: i dati andrebbero trattati come Beni Comuni; di seguito alcune delle argomentazione utilizzate a sostegno di questa tesi:

  • I dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione, in quanto finanziati da denaro pubblico, devono ritornare ai contribuenti, e alla comunità in generale, sotto forma di dati aperti e universalmente disponibili
  • Restrizioni sui dati e sul loro riutilizzo limitano lo sviluppo della comunità
  • I dati sono necessari per agevolare l’esecuzione di comuni attività umane (ad esempio i dati cartografici, le istituzioni pubbliche, ecc.)
  • In campo scientifico il tasso di scoperta è accelerato da un migliore accesso ai dati.

La trasparenza così intesa è una rivoluzione: la sfida che abbiamo davanti. Tutti i politici, cariatidi odierne, se ne dichiarano paladini, ma non la applicano oppure vendono come trasparenza cose che sono addirittura il contrario. Come sta sostenendo il nostro David Arboit, che spende un articolo auto elogiativo su Buccinasco Informazioni dopo aver interpretato in chiave oscurante il nuovo Statuto, che interpreta oscurando gli atti dopo il minimo temporale sull’Albo Pretorio.

Oggi ne parliamo per  una richiesta della società civile che promuove e si propone l’adozione in Italia dei principi USA del Freedom of Information Act  (sigla FOIA) che chiede la pubblicazione delle proposte spending review di Carlo Cottarelli “fermi in un cassetto del Presidente del Consiglio”. Un’applicazione pratica della trasparenza e di quanto questa obbliga e condiziona il far politica, locale o nazionale che sia (VEDI, con l’elenco dei promotori, Cittadini di tutti gli orientamenti, pochissimi i politici. VEDI anche la proposta di legge).

L’esigenza sta diventando sempre più accesa sull’onda di eventi traumatici che riguardano i comportamenti pubblici. La spinta da parte dei Cittadini è sempre più diffusa; per contrasto sempre più deprecato e inaccettabile il modo oscuro di comportamenti  che tuttora adotta l’attuale nostra amministrazione (salvo il logo pubblico della trasparenza, che poi non applica). Deve aprirsi e mettere a disposizione tutto: ne ha paura perché  sente ridursi la licenza nel decidere e praticare un potere conferitole dalla maggioranza blindata per legge . Cittadini informati,  in grado di conoscere e sapere, sono concreta espressione di  un livello di libertà oggi disponibile.

CHIEDIAMO UNA  COMUNITÀ INFORMATA

CONSENTIRE LA CONOSCENZA

RIDUCE LA CORRUZIONE

MAGGIORE LA CONOSCENZA

GESTIONE PIU’ CONDIVISA

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