Movimento Cinque Stelle e ritorno alla lira

Città Ideale riceve l’invito a firmare il referendum sulla lira, a firmare e invitare a firmare. Intanto ringraziamo per l’invito. La nascita e il progetto di democrazia diretta che sfrutta le risorse della rete, del web, per una democrazia ben più partecipata e consapevole che generi una crescita reale della democrazia come questa è possibile oggi, è affascinante. Va diritta verso il nostro futuro, il futuro dell’umanità.

Progetto possibile grazie al livello medio di cultura, di competenze e di conoscenze, che ogni giorno si accresce, tale da rendere  il “popolo” meno massa (incapace di sintetizzare volontà, per cui è richiesta partecipazione). Insieme di distinti Cittadini che interagiscono e costruiscono insieme l’unità di un sentire, di una volontà.

Il Movimento Cinque Stelle lavora per il futuro di noi Cittadini, dobbiamo essergli grati e partecipare nel sostenere la crescita della democrazia diretta, molto meno delegata, che manda in pensione il far politica dei partiti su cui ancora regge il nostro vivere pubblico, i reggimenti della cosa pubblica. Ciò detto non per questo ciò che viene da M5S è oro colato. Quando dai principi organizzativi si passa al far politica d’oggi, decisioni e orientamenti discutibili  non mancano.

Parliamo del referendum sulla lira, allora. Le difficoltà che ci vengono dall’euro (ce ne sono) si possono affrontare entro l’euro.  Moneta unica per l’Europa, entro un coacervo di norme, diritti e regole dei diversi paesi; che riguarda condizioni  e strutture diverse. Non potendosi proporre che chi sta meglio deve coprire i debiti di chi sta peggio, le regole confederative si  devono per forza  avvicinare di molto: il codice civile, la normativa del lavoro, le normative fiscali, su tutto. Finché non si normalizza, vince il più forte, e i deboli subiscono.

Abbiamo il problema Italia: lo spaventoso debito pubblico (1.700 miliardi). Una cifra esplosiva che preoccupa tutti  (non solo l’Europa)  per il rischio di un default che provocherebbe un terremoto in tutto il mondo, avanzato e non.  Ciò ci penalizza oltremisura;  le pressioni perché si metta mano alla situazione si fanno insistite e sempre più forti (Italia BBB- può far ridere e probabilmente è esagerato al ribasso. Ci si deve chiedere quali possano essere i motivi di questa forzatura: hanno paura del default e spingono perché si intervenga. Questo il nostro parere).

Sostenere il passo avanti nelle regole Europee, integrando il progetto confederale (che stranamente l’Italia non promuove), richiede  che si metta mano a un programma ferreo di riduzione del nostro debito, in l’Italia. Che la spesa dello stato deve ridursi, di molto, i partiti non hanno la faccia di dirlo ai Cittadini.  L’alternativa sta nel realizzare la riduzione del debito, svalutandolo: quindi si torna alla lira, uscendo dall’Europa (che dopo l’uscita dell’Italia, è probabilmente destinata a sgranarsi).

Svalutare per ridurre il debito pubblico, significa far pagare l’operazione a chi vive di lavoro, di una pensione.  Il patrimonio mobiliare (azioni e quote di aziende) o immobiliare (case, terreni) con la svalutazione è  destinato a rivalutarsi (in lire). Inoltre il debito pubblico italiano farebbe saltare il sistema bancario (che ha in pancia quote rilevantissime di bond statali, svalutati).

Un avvitamento: la lira, soggetta a evoluzioni imprevedibili nella dimensione finale; non controllabili. I detentori di debito pubblico, per lo più grandi istituzioni, pretenderanno il pagamento nella moneta di emissione (il debito pubblico in lira assumerà un aumento enorme e saremo sempre noi a doverlo pagare).  L’effetto sulle pensioni e sugli stipendi sarà drammatico (come ai tempi della ex lira, moltiplicato enne volte). Proprietari e patrimonializzati si fregheranno le mani su un paese a catafascio, da rifare cominciando da capo.

Con i fortunati sarebbe unita la partitocrazia, l’insieme orrendo di malaffare, delinquenza e gestione politica delle risorse. Tutti a dare la colpa all’Europa che non ci ha aiutato (a pagare il nostro debito!?), Germania in testa. Un colpevole esterno, inventato per presentarsi come difensori della Patria (avendo le tasche da cui sporgono dollari, mica euro, tanto sono imbottite).  Si chiamino fuori da queste responsabilità  i Cittadini del Movimento Cinque Stelle. Lascino perdere la tentazione di una iniziativa populista e demagogica per accattare consensi facili. Il target di Cittadini che vede l’alternativa al gattopardo è fatto di persone serie e informate.

Il Movimento Cinque Stelle a parere di Città Ideale deve incalzare la partitocrazia sul superamento della rendita di posizione dei paesi forti in Europa (Germania in primis) subordinando ogni regola monetaria all’introduzione di normative di equilibrio.  Ciò non ridurrà il debito ma consentirà di impostare un lungo e sacrificato piano di rientro, con la differenza che a pagarlo saranno tutti. Tutto il Paese, tutti insieme: nessuno escluso. Un piano graduale e controllato che gli italiani gestiranno insieme. Potranno farlo Cittadini incorruttibili di grande credibilità.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 9 dicembre 2014 09:51

    Abbiamo più volte ragionato sul punto, qui su Città Ideale, a volte anche con differenti sensibilità.

    Il ritorno alla Lira, da più parti invocato, potrebbe non essere affatto la panacea che certi politici sostengono; benefici pochi e transitori, grane tante e durature!

    Il problema è fare le riforme che servono al rilancio del Paese, farle subito, prima che sia troppo tardi, e farle bene.
    Senza tali riforme, euro o lira non fa alcuna differenza: il Paese è destinato al declino più o meno lento, ma inesorabile.

    Che l’euro non sia una moneta perfetta credo sia evidente a tutti: è la media dei due polli di Trilussa, chi ne mangia due e chi nemmeno uno, fanno un pollo a testa.
    Ovviamente così non può andare e questa stortura deve essere bilanciata in qualche modo.
    In questo momento gli svantaggi di una moneta forte sono bilanciati dai vantaggi di tassi sul debito pubblico molto bassi (oggi sotto il 2%, con la Lira eravamo al 13% o più), ma i tassi sono liberi di alzarsi sul singolo Paese, dal momento che la moneta è unica ma i debiti sono diversi (non esiste un debito europeo).

    Uscire dall’euro non sembra, quindi, la soluzione ai mali del Paese anche se, in certi scenari (spread oltre una certa soglia), potrebbe non esserci alternativa!

    PS Col ritorno alla Lira quanti sottoscriverebbero (liberamente) titoli di Stato in Lire? E a che tassi?
    Quanti li sottoscriverebbero solo in Euro? A che tassi?

    A ogni svalutazione il nostro debito (in euro) subirebbe un’impennata e i tassi crescerebbero!
    Sicuri che il ritorno alla lira sia la scelta giusta?

    Ovviamente nessuno lo dice, ma il ritorno alla Lira si associa col rischio che tale scelta venga abbinata all’autarchia finanziaria (per impedire la fuga di capitali che emigrerebbero alla ricerca di stabilità, fuggendo dalle reiterate svalutazioni) e, peggio che peggio, al prelievo forzoso dei risparmi che dovrebbero necessariamente finanziare il nuovo debito (altrimenti la spirale tassi/svalutazioni condurrebbe molto velocemente al default).

    In parole povere il ritorno alla Lira sarebbe un danno per i ceti bassi a reddito fisso (pensionati, operai, impiegati e senza lavoro i cui redditi verrebbero falcidiati dall’inflazione) e per tutti quelli che abbiano qualche risparmio da parte (eroso dalle svalutazioni e dall’inflazione).

    Chi beneficerebbe del ritorno alla Lira, allora?
    Quelli pesantemente indebitati (che beneficerebbero delle svalutazioni e dell’alta inflazione) e i detentori di attività reali (immobili) che risentirebbero meno delle svalutazioni e reggerebbero abbastanza bene all’inflazione.

    E, naturalmente, i politici che per qualche mese (al massimo un anno o due) riaprirebbero i cordoni della borsa per spendere e spandere nell’ultimo canto del cigno prima della fine.

    RE Q

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