Integralismo islamico vs Occidente: tema che ci riguarda

Riflessione che viene da un tema affrontato da Ostellino sul Corriere, dal titolo: il califfato a Roma? Non è uno scherzo. L’assunto del presidente onorario del Centro Luigi Einaudi ha carattere storico. Il portato della seconda guerra mondiale, consolidatosi anche durante la guerra fredda, è chela guerra come metodo di soluzione dei conflitti non conviene, genera troppe tragedie entro la società civile e non è “etico”.

In pratica, a parte la permanenza di conflitti localizzati, ha la guerra ha carattere potenzialmente residuale. Vi sono altri e più efficaci strumenti come le sanzioni economiche, il blocco del commercio che per un paese ha carattere strategico, la ricerca di un punto di incontro che prima o poi si può sempre trovare. Concetto forse non teorizzato, ma praticamente adottato, anche a seguito di esiti non proprio fortunati a cominciare dal Vietnam, ma anche in Afganistan e in Iraq.

Questa guerra non guerreggiata, condotta con altri mezzi, sostiene Ostellino, non va sempre bene. In particolare non può andar bene con una guerra integralista che rappresenta una via di fuga per categorie crescenti di persone, una sorta di riscatto individuale e rivalsa che ha il suo terreno di coltura in paesi sopravanzati nell’epoca dell’ industrializzazione, ridotti a colonie o protettorati.

L’idea prevalente nell’occidente, che in ogni caso non potranno rendere concreta una ipotesi che può far sorridere; sono da commiserare, dice Ostellino,è bene che sia approfondita.  Invita a prendere sul serio l’ipotesi della bandiera nera sul vaticano a Roma. Città Ideale ritiene non banale una ipotesi che può apparire azzardata. Vi sono anche altri aspetti, su cui Ostellino non si è soffermato, che riteniamo di peso, di grande peso.

La questione che riteniamo importante è ”la guerra” e la sua evoluzione. Per un periodo non breve le guerre sono state decise dalla tecnologia. Si può risalire fino all’antichità: i carri veloci a due ruote di Ramsete  II che sconfisse gli ittiti, ad esempio. Vi è stato un lungo periodo nel quale le armi “collettive”, dagli obbiettivi a largo spettro (in primis i civili) sono state determinanti nel vincere. Da alcuni decenni non è più così.

Le armi collettive e tecnologiche distruggono attrezzature e contraeree. Possono abbattere edifici, paesi, intere città. Poi diventa indispensabile presidiare il territorio attraverso il contrasto individuale del nemico nel rapporto uno a uno. Ecco: qui l’evoluzione delle armi è arrivata ad una banalizzazione della capacità individuale e conta il numero. Puoi distruggere tutto del nemico, poi devi essere lì e restarci (oltre a confidare in una parte locale consistente di supporto). Il numero degli individui combattenti diventa il fattore che alla lunga vince.

Ciò che sta succedendo con le varie forme di integralismo islamico è il valore vincente del combattente individuo. Gli occidentali non ce la fanno più con il livello odierno delle armi individuali. Se non si riesce a neutralizzare il nemico da remoto, bisogna tornare ad un tipo di guerra che vogliamo dimenticare. Questo è il problema, diciamo tecnico, che oggi l’occidente deve risolvere.

Siamo tutti convinti, fra noi: popoli che le guerre disastrose del secolo scorso hanno condotto che la guerra non si fa. Abbiamo subito le ecatombe di morti: di militari e civili, che far uso della guerra per risolvere un problema politico o di interesse fra stati non conviene e lo rifiutiamo. In Europa di guerre non ce ne sarà. Meno male, è un passo avanti nei rapporti umani.

L’integralismo islamico questo “valore” non lo accetta. Popoli molto numerosi sono ancora ai margini dello stato civile, della democrazia che non considerano un valore, che vedono come la causa dei loro problemi. Per affermare i loro  valori non vedono altro che la “liberazione” dei loro territori dall’occidente, dalla sua cultura dai suoi modelli. In questa fase la loro “avanzata” riguarderà territori a maggioranza diffusa islamica e cultura industriale modesta o nulla.

Seguirà una seconda fase di espansione, per risolvere con l’ulteriore espansione territoriale la crescita economica di masse enormi  che circondano l’Europa (ove è la ricchezza e il benessere). Con il supporto dell’integralismo religioso la spinta proseguirà e bisognerà allora vedere se avremo i sistemi d’arma che li fermano  individualmente, oppure fra non molto bisognerà tornale alle coscrizioni, irreggimentare soldatini e combattere.

Un’alternativa possibile? Realizzare piani di sviluppo, cominciando dalle infrastrutture, che generino una visibile continua crescita economica e civile nei loro paesi. Piani decennali di sviluppo che riducano le distanze, avvicinino i paesi ed i popoli. Che riducano la spinta rivendicativa dei disperati che non vendono per loro un futuro degno di essere vissuto. Investire su beni e infrastrutture anziché armi.  Bisogna rifletterci sul tema, elaborare progetti e soluzioni. Stare solo a guardare è colpevolmente perdente.

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