Anticasta e democrazia diretta: c’è da fare ma il futuro diventa concreto

Riguardo alle forme della democrazia il mondo stiamo attraversando una fase evolutiva complessa. Un percorso di cui finora non si vede ancora un approdo definito.  Un filo rosso che viene da almeno un decennio, composto da internet e  dalla rete informatica. Strumento che dà possibilità nuove di interazione fra governanti e governati, fra Cittadini e rappresentanti: la delega può essere ridotta, fortemente ridotta.

I Cittadini intenzionati a partecipare, a dire la loro, quindi ad informarsi e proporre, crescono. In parte, solo in parte deviati dalla essenzialità dei social network: questi stanno velocemente diventando una sorta di primo accesso, di scalino  iniziale per poi salire. Dalla definizione fulminante (spesso semplice) il discorso tende a divenire più articolato. Paradossalmente la rete sta facendo crescere, a  dismisura, i Cittadini che fanno uso dello scrivere.

Scrivere significa anche leggere: sempre più facendo uso di internet. Cresce anche la lettura nelle diverse declinazioni che gratificano ma anche della saggistica. Insomma sta crescendo, ogni giorno di più, la generazione di Cittadini che rifiutano la condizione di soggetti passivi che si esprimono solo col voto. Il voto è un potere potente ancora oggi, ma perde appeal  se è lì che si limita  la partecipazione alla vita della Comunità.

Riflettendo su questo movimento comunicativo, imponente, la politica denota tutti i suoi limiti e finora non sa fare altro che difendere un modo di concepire la vita democratica che si dimostra ogni giorno più superato, scontato. Politica come mestiere, con tutte le sue miserie che oggi si fanno sempre più evidenti. Stantia la comunicazione e l’esercizio, la ritualità del vivere politico.

Politica che è una casta, sulla difensiva, a mantenere l’esistente (che è poi la sua ragion d’essere). Normale la difesa di un sistema che ha codificato posizioni di potere, da parte di chi ora lo detiene. Per quanto ancora potrà andare avanti? Fosse una istituzione come la Chiesa cattolica, alla politica d’oggi servirebbe un conclave. Una sorta di “stati generali” che ridefiniscano i ruoli e stabiliscano gli scalini della discesa.

SEMPRE PIU’ DEMOCRAZIA DIRETTA

SEMPRE MENO DEMOCRAZIA DELEGATA

non succederà probabilmente. Intanto però ogni giorno crescono le ripulse al sistema delle rappresentanze, che partono da fuori. Cittadini e società civile che si organizza all’esterno prefigurando e proponendo il superamento del sistema partitocratico. Una marea lenta, che deve molto crescere in consapevolezza e nella percezione del nuovo. Intanto però cresce, non solo in Italia.

I sondaggi in Spagna stanno prefigurando il movimento anticasta che qui si chiama “podemos” (VEDI): possiamo. Qualcosa di simile allo slogan di Obama “yes we can”, qui inventato da sociologi maghi della comunicazione che spremono le spinte generali dal basso per trasformarle nelle indicazioni di un leader. Che però poi entro il sistema non potrà realizzarle. “podemos” in Spagna è dato come il più grande gruppo politico, probabile vincitore alle prossime elezioni territoriali.

Ripetizione dei movimenti come l’italiano M5S; qui in Spagna forse con maggiore consapevolezza del ruolo. In Italia il movimento trasversale a-politico fatto di teste d’uovo, rivelatosi poco capace di interpretare le profonde pulsioni delle categorie cui il messaggio della democrazia diretta può utilmente  rivolgersi. Parliamo di FARE per FERMAREILDECLINO: nobile tentativo, non capito e finora rimasto indirizzo di pochi.

I cambiamenti, il progresso, la società del terzo millennio meno segmentata, più eguale fra le diverse categorie sono rappresentati da questo magma in movimento, nel quale molto è da fare, da inventare, da costruire.  Sono entro questi movimenti che si costruirà la democrazia dei prossimi anni. La storia è fatta anche di tragedie, che speriamo di non ripetere in questo secolo, di rivolgimenti che da un paese all’altro oggi si diffondono come pandemie grazie al filo rosso della comunicazione in rete. Partecipare al nuovo, al cambiamento può farsi qui, entro i movimenti anticasta. Facciamoli crescere, impegniamoci a farne la realtà della società del terzo millennio.

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  1. #1 scritto da Roberto il 9 novembre 2014 17:59

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 9 novembre 2014 18:36

    Buona sera Roberto e ben trovato,

    non siamo tanto lontani dal big bang…. non solo per il Veneto, torneremo a sei staterelli, grosso modo da come siamo partiti.

    Questo governo le riforme non è capace di farle.
    Quelle che ci vorrebbero: la riduzione delle spese, la autonomia vera delle Comunità locali, i sacrifici che tutti dobbiamo fare a nome di tutti.
    Cosa oggi impraticabile perche del sistema non si fida più nessuno, ma soprattutto perché ridurre le spese dello stato non consente ai politici di comprarsi i voti con le categorie, i dipendenti pubblici, i lavori che sono sprechi ma permettono di dare un finto lavoro, ecc.

    Ne abbiamo parlato 15 giorni fa e il tema è proprio lo scioglimento del paese: che ciascuno vada per la propria strada…

    http://buccinasco.cittaideale.cerca.com/19372/stagnazione-lavoro-che-manca-stato-che-spende%E2%80%A6-senza-futuro/

    trent’anni fa, Gianfranco Miglio aveva previsto lo sfascio e indicato la soluzione possibile.
    L’unica che oggi sembra valida.
    Succederà il giorno dopo che questi di adesso se ne saranno scappati (con la cassa, come d’uso…).

    buona serata

    RE Q

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