“Indottrinarci” –“blogger scalcinati”: sintomo di un male oscuro?

Franco Gatti è sempre degno di riflessione. In una seduta consiliare densa di avvenimenti, per certi aspetti chiarificatrice, coglie due termini espressi nel Consiglio ed invita a rifletterci su. Non è banale o minore l’argomento di Franco Gatti. Ha spessore e importanza perché attiene all’approccio mentale con cui si avvicina il vivere della Comunità. In due parole: aperti e attenti ai nostri interlocutori oppure preclusivi, da contrastare a priori, “abbattere”.

Non si tratta più di banalità, ma diventa qualcosa di intrinseco al vivere sociale e politico. Gatti vuol farci riflettere su un modo di discutere delle diverse posizioni: la modalità aperta, che si misura con l’opinione dell’altro, degli altri. Per questo percepisce stimolante un parere, una posizione diversa o distante dalla sua, e si confronta. Se questa disponibilità è tenue o viene a mancare, allora è il pericolo, la tragedia dell’Uomo: piccola e meno piccola.


Se la forza delle proprie posizioni è assoluta, aprioristica, ideologica, allora il pensiero che se ne differenzia è portato a non approfondire. Come avere paura del diverso, del  pensiero di cui il “diverso” è portatore. Si ritiene di avere già la risposta pronta a tutto; senza soffermarsi a  riflettere, confrontarsi. E’ più facile.  Ci si chiude e la motivazione tende a diventare che il pensiero diverso è colpevole; quasi demoniaco.

Ecco che fra gli strumenti di questo male oscuro arrivano terminologie che presuppongono l’esclusione e facilmente si arriva allo spregio, all’offesa, ad un argomentare disonesto.  Con la propria ragione, con se stessi prima ancora che verso chi ci ascolta.  Una bella lezione ci regala Gatti. Invitiamo i lettori a leggerne il blog, che da altri lati affronta la medesima questione che ci ha inviato quale commento (titolo della redazione, ndr)

COGITO ERGO BLOG : IL CONFRONTO CI FA CRESCERE

(Franco Gatti – 01 novebre 2014) Consiglio di Mercoledì mi hanno colpito due locuzioni, sulle quale credo sia il caso di tornare, perché esemplificano il rapporto tra maggioranza ed opposizione che è creato in questo Consiglio Comunale. N.B.: rapporto tra maggioranza ed opposizione in Consiglio Comunale, se il numero dei Consiglieri Comunali fosse proporzionale ai voti raccolti la situazione sarebbe ben diversa.

Il Consigliere di maggioranza P. dopo essersi avvitata in una distinzione tra Parlamento e Senato, rivolgendosi ad un Consigliere di opposizione: Lei “…grazie alla esperienza pregressa può indottrinarci…” Esperienza pregressa: sarebbe forse bastato avere dato una rapida scorsa alla Costituzione Italiana…! Ora capisco perché in tanti non si rendano conto dei difetti della Riforma Costituzionale imposta da Renzi: se è questa la cultura civica media dei nostri amministratori, quelli chiamati ad eleggere il Consiglio Provinciale e, forse in futuro, i membri del Senato della Repubblica, come posso pretendere che i cittadini si mobilitino su questo tema?

Indottrinare: parola a mio parere dal significato molto diverso da quello per il quale è stata qui usata. Forse segno di una difficoltà ad ascoltare i suggerimenti provenienti da chi non milita nella propria parte politica. L’ “altro” è un nemico col quale nessun dialogo è possibile. Se solo perdessi qualche minuto ad ascoltarlo potrebbe tentare di indottrinarmi, di modificare con metodi persuasivi scorretti le mie certezze. Meglio non contaminarsi e frequentare solo chi condivide le mie stesse certezze, e mi aiuti a rafforzarle, e non permettere che il tarlo del dubbio possa intrufolarsi nei miei pensieri.

Secondo episodio: il Consigliere di Maggioranza B. parla a lungo di “blogger scalcinati”. E’ due giorni che ci penso e non ho ancora capito cosa volesse dire. Come si capisce che un blog è scalcinato? Uno che non viene aggiornato da tempo? Uno che ha una grafica scadente? Uno che riporta notizie che preferirei non venissero diffuse? Uno che pone critiche motivate al mio modo di governare e quindi mi mette in difficoltà? Uno non allineato ai miei desideri? Uno non abbastanza plaudente? Cosa avrà voluto dire quel Consigliere Comunale intervenendo ufficialmente in Consiglio?

Ovviamente le mie sono solo interpretazioni, sarebbe bello se i due Consiglieri fossero in grado di smentirle; accoglierei con gioia i loro chiarimenti. Grazie in anticipo. Franco

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  1. #1 scritto da Saccavini il 2 novembre 2014 11:11

    Esclusione dei Cittadini: un’ulteriore motivazione si percepisce, che deriva dai comportamenti sprezzanti al limite dell’offesa (e anche oltre).

    Il Cittadino eletto, che entra a far parte dei nostri rappresentanti, se anziché ebtrre nel merito, confrontarsi, cercare di capire, discutere…. si limita all’aggettivazione sminuente,

    dall’autorevolezza che gli viene dal luogo e dalla sua funzione,
    pone uno sbarramento alla partecipazione, alla collaborazione, alla proposizione da parte dei concittadini, compresi quelli che lo hanno eletto.

    Li tiene a distanza: come se dicesse: “non proporre, non criticare, non sollevare obiezioni perché sono io che sono competente”.

    Ottiene così:
    il timore ad esprimersi;
    la vita della Comunità che diviene cosa estranea;
    l’indifferenza per le attività svolte dalla sede municipale;
    la rinuncia, che poi quando nel tempo gli tocca vedere cose che giudica sbagliate,
    diventa ripulsa.

    La meno che scarsa considerazione in cui è tenuto il far politica oggi trova il suo humus in questi comportamenti.

    Ci riflettano i nostri Cittadini che hanno l’onore ma anche l’onere di rappresentarci.

    Buona domenica

    RE Q
  2. #2 scritto da Flavio T. il 2 novembre 2014 17:01

    Caro Biologo Gatti,
    basta vedere come scrivono gli esponenti della Maggioranza !
    Io non ho tempo da perdere con costoro,
    con la loro “cultura”,
    io alla mia ci tengo, vado a Teatro, alla Sinfonica, ai Musei, alle inaugurazioni d’Arte Astratta e Contemporanea, frequento i Bookshop,
    leggo, compro libri dei Classici,
    e, dopo tutto, mi vergogno di Buccinasco
    - detto così, stavolta, non offende nessuno -

    Saluti, caro Franco !

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 2 novembre 2014 18:29

    Buona domenica Flavio,

    far politica richiede “cultura”,

    davvero una preparazione ad ampio spettro se la gestione della Comunità si propone la crescita in tutti i sensi, qualitativa e culturale.

    Proprio per questo l’attenzione di chi ha l’avventura di essere stato collocato a condurre (in nome per conto dei Cittadini, ricordiamolo sempre) questa attenzione dovrebbe sempre averla; proporsela quotidianamente nello svolgimento dei compiti.
    Sarebbe naturale un’apertura verso tutte le categorie sociali, culturali, economiche.
    Aggregare e non escludere.

    Che questo comportamento manchi può generare dispiacere.
    Non disgusto però: Buccinasco è una bella Cittadina, con tanta brava gente.
    Ho solo bisogno di una conduzione più adeguate al tempo in cui si vive e alle potenzialità che il territorio mette a disposizione.

    Dobbiamo partecipare e impegnarci: Buccinasco lo merita.

    RE Q
  4. #4 scritto da Flavio T. il 2 novembre 2014 20:07

    Una provincialotta,
    fresca e vestita a festa,
    non sarà mai una dama !

    Guardi bene i ritratti di bottega del Pollaiolo, Saccavini …

    Fin troppo “colta” come battuta !

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 2 novembre 2014 20:28

    Di Pollaiolo si parla in questo giorni per una importante mostra in corso a Milano.

    I profili di dame rinascimentali sono straordinarie, commoventi nella loro iterazione cntemporanea al tocco personale di ciascuna, che non scava la psiche ma cerca l’equilibrio dei tratti…

    Siamo su piani gestionali diversi, seicento anni non sono passati senza lasciar segni.

    Nessuna di queste dame, già allora, era anafabeta: la qualità e la profondità poi era propria di ciascuna.
    Fino la secolo scorso l’analfabetismo era la condizione prevalente del “popolo”, quasi tutti contadini ma anche lavoranti o pizzicagnoli, barbieri o ciabattini.

    Delle dame del Pollaiolo ci restano i ritratti e l’immagine trasfigurata della dama nella sua visione classica: un punto di arrivo il gesto aggraziato, il sorriso appena accennato.

    Anche oggi l’immagine del Pollaiolo è un punto di arrivo, resta un riferimento (non solo per le dame odierne, che vengano dal contado o frequentino salotti “bene”).

    Una osservazione la sua, Flavio, che non è “colta”: anzi utile spunto e riferimento per un’Italia che ha dato di sé immagini destinate a segnare i seocli a venire, oltre che i trascorsi.

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 2 novembre 2014 20:38

    Ancora Flavio….

    la provincialotta fresca e vestita a festa, fa tornare alla mente

    La donzelletta vien dalla campagna,
    In sul calar del sole,
    Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
    Un mazzolin di rose e di viole,
    Onde, siccome suole,
    Ornare ella si appresta
    Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

    …..

    Una bella immagine,
    che a suo modo Leopardi dipinge in modo onesto e pure amorevole.
    Viene alla mente per analogia il dipinto di Segantini da poco rivisto dal vero:
    Mezzogiorno sulle Alpi, con la contadina pastora in blusa blu, il cappello largo di paglia, la mano alzata che lo regola per ombreggiare la fronte e il viso.
    Siamo sull’Engadina, alla fine dell’ottocento…

    Le emozioni non hanno stagioni, Flavio.
    Sono di ogni tempo

    buona serata

    RE Q

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