Conflitto di interessi e gestione della cosa pubblica

Forse alcuni dei lettori saranno a conoscenza che sul tema del conflitto di interessi è in corso di discussione la presentazione delle legge di questo governo, che rinnova quella di Frattini che ha oltre dieci anni. Non gloriosa la legge attuale per i palesi buchi denunciati allora, resi evidenti in corso d’anni. Troppe le esclusioni e l’elencazione di fattispecie attenuanti, mentre sono ovunque le condizioni che generano una posizione conflittuale, con l’obbligo a dichiarare il conflitto e astenersi.

Posta così la legge è una questione di lana caprina, che comunque fa sempre paura alla partitocrazia. Se un legge funziona in modo efficace, il potere politico si riduce e con questo il giaguaro (la corruttela)  a Roma (ma in tutti gli enti compresa Buccinasco) vede ridotta la sua mano libera. I partiti contano meno nel deliberare le scelte che hanno rilievo economico.  Ovvio che non va bene  alla partitocrazia, infatti.

Un impegno primario del governo Letta e poi di Renzi, il rifacimento della legge, per rimontare la caduta di credibilità generata dagli scandali.  Il conflitto di interesse è l’origine della corruzione, da cui deriva tutto. Indispensabile quindi dare al principio “conflitto di interessi”  l’obbligo assoluto di non occupare un incarico, esclude dal partecipare a una decisione. Obbligo del pubblico amministratore di preavvertire dello stato in cui viene a trovarsi.

Un principio generale che deve essere senza esclusione, senza limiti. Consentirebbe sempre, anche in seguito, di annullare decisioni viziate dalla presenza del conflitto di interessi. Invece… la nostra legge (e la nosta riformulazione di Renzi)   prevede casistiche (escluso il settore dell’editoria), limiti di parentela (escluso il cugino), o cose del genere.

Fino all’indecente proposta che esclude dal conflitto d’interessi i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali!  Naturale che deve comprendere tutti coloro che trattano danari dei Cittadini, dall’usciere al Presidente della Repubblica, nessuno escluso. Nonostante queste “vergogne” il governo Renzi (palazzo Chigi) sta ritardando l’emanazione del suo parere tecnico senza il quale la legge non può iniziare la discussione alla Camera (paura di immagine, con le bordate di M5S e della stampa?).

L’ennesimo sconcio: a Roma questa volta. Buccinasco con la Commissione d’indagine può dare la possibilità al Consiglio di votare, inserire nei propri regolamenti una strutturazione del conflitto di interessi tale da rendere la nostra Comunità, forse per la prima volta, fra gli enti più virtuosi che dicono no, che rifiutano la corruzione in ogni sua forma. Una ragione in più per dare un esempio al parlamento, al giaguaro di Roma. Al Paese.

BUCCINASCO COMUNITÀ LIBERA DAL CONFLITTO D’INTERESSI

CITTA’ IDEALE: SI PUO’ FARE

SOSTENIAMO LA COMMISSIONE D’INDAGINE

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  1. #1 scritto da Giorgio Vismara il 28 ottobre 2014 17:23

    Buongiorno,

    Certo che se duecento anni prima di Cristo Catone predicava così e siamo ancora qui a raccontarci le stesse cose….
    Ghèmm inscì de curr……

    giorgio vismara

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 28 ottobre 2014 23:23

    Ciò che Catone il censore denunciava al Senato della morente repubblica di Roma, era la situazione del disfacimento etico e morale che avrebbe portato allo stato imperiale.

    Molto simile allasituazione d’oggi, egualmente caratterizzata dal declino triste della partitocrazia, con connessa crisi dei valori che come è sempre successo alla vigilia dei rivolgimenti di sistema.

    ‘a da passà a’ nuttata… ma il risveglio sarà tremendo, Vismara

    buona notte

    RE Q

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