Scuola e obbligo dell’istruzione: lavori in corso Finora nulla cambia

La riflessione sul tema viene da una conferenza che il sottosegretario del ministro Roberto Reggi (area PD nel piacentino, Sindaco per due tornate a Piacenza, ingegnere, da Febbraio 2014 sottosegretario), ha tenuto ad un convegno FISM (federazione scuole materne di ispirazione cristiana). L’occasione si presenta opportuna per fare un punto sulla situazione, senza dire si o no, come ci si può aspettare da un politico.

Le scuole materne negli ultimi tre anni, a causa della perdurante crisi,  hanno subito un taglio drastico delle frequentazioni, con un taglio dei contributi dallo Stato. La grande maggioranza di queste ha carattere non pubblico e si regge sui contributi, sulle rette, che versano le famiglie: anche da questo versante le criticità si fanno sentire e non poche rischiano la chiusura.

Faccende di cui non si parla; nel nostro paese che invecchia, i cui figli continuano a diminuire e si regge quindi sulle nuove generazioni degli immigrati, la questione non va in cronaca, sui giornali o in tv. Eppure è seria, molto seria: fra le difficoltà nel andare al lavoro non è secondaria la possibilità di poter collocare i bambini piccoli. Un ciclo che si avvita.

Il Ministero dell’istruzione (Stefania Giannini di Scelta Civica) ha subito un taglio dei fondi disponibili del 10%.. i maledetti tagli lineari che vanno bene ai politici, costretti a contenere lo scialo e farlo in modo “neutro”, non esponendosi con scelte organizzative di efficienza e meritocratiche. L’incapacità di decidere ha il risultato di dequalificare l’istruzione nel paese.

Finita l’introduzione, vediamo a quanto dice Reggi, bellamente trascurato dai media, come riportato da un articolo di Avvenire (VEDI). Ha evitato il discorsino d’occasione per entrare nel merito e parlare a tutto campo; non si è limitato al tema delle materne ed ha preso il toro per le corna, parlando chiaro:

Non ha più senso dividersi in conflitti ideologici senza futuro. La legislazione deve tenere conto di un sistema misto pubblico-privato, dove ci sono diverse voci che hanno pari dignità.

Davanti all’emergenza educativa che colpisce profondamente le nostre famiglie  … bisogna lavorare insieme per liberare tutte le energie a disposizione.

Purtroppo negli ultimi cinque anni c’è stata una riduzione del 10% delle risorse messe a disposizione del Miur che ha messo in crisi tutto il sistema. Il vero problema è che la mancanza di certezza e di stabilità delle risorse non consente d ifare programmazione.

C’è un conflitto aperto fra Ministero e Regioni  sulla gestione dei fondi per le paritarie… è necessario garantire omogeneità nel trasferimento dei  fondi. Altrimenti rischiamo di dar vita a Regioni d itipo A e regioni di tipo B, compromettendo la presenza di scuole paritarie no profit … che invece rappresentano una risorsa per tutta la società.

Il discorso sembra chiaro, anche se bisogna leggerlo fra le righe: i soldi non ci sono e non possiamo andare avanti così (anzi, probabilmente bisognerà tagliare ancora, anche se non lo ha detto). Le scuole paritarie rappresentano un minor costo per allievo e vengono bene per accrescere qualità formativa, contemporaneamente riducendo i costi di sistema (l’apparato burocratico centrale e intermedio:il vero gattopardo che fa resistenza passiva al cambiamento).

Non si tratta della solita promessa di fondi per le paritarie, costrette da sempre ad elemosinare per sopravvivere, in un giochetto che rasenta la spesa in cambio di voti (usuale nella nostra politica). A noi sembra di leggere la presa di coscienza, ancora timida e prudente, di un percorso che si indirizza verso una scuola pluriculturale e autonoma, ove le paritarie partecipano a “pari dignità”.

Staremo a vedere. Anche qui i tempi non possono essere quelli biblici di sempre, con il tira e molla che ha l’effetto sostanziale di non modificare nulla. La sfida di questo governo è battere il gattopardo… dall’interno. Difficile, ma non saremo noi ad opporci. Indispensabile passare presto dalle parole ai fatti.

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