Italia e elezioni: il fenomeno Renzi

Forse un primo riepilogo si può fare; proviamoci. Il primo ministro (di riflesso il suo partito) hanno avuto un plebiscito o poco meno. Tanti italiani hanno dato un segnale di incoraggiamento, una richiesta di aiuto e un aiuto a fare quanto indicato da lui nel programma e nella campagna elettorale. Difficile vederlo come consenso verso il PD: oggi tutti i partiti hanno credibilità molto scarsa.

Gli italiani hanno capito poche cose ma chiare: la situazione è molto seria; se non si riparte si rischia l’equivalente di un fallimento. Troppo grandi per fallire, le istituzioni internazionali, FMI compresa, ci metteranno sotto tutela. Un calo traumatico del tenore di vita, l’aumento dei disoccupati, un paio d’anni di gravi rinunce (soprattutto per i redditi minori).

Sul tema del ”che fare” nessuno dei movimenti in lizza ha detto alcunché di serio.  Le accuse all’Europa non convincono. Renzi è l’unico dei player nazionali che ha detto qualcosa di chiaro. Non proprio in modo completo come da due anni va dicendo FARE ed altri economisti di area liberal, ma qualcosa dei dieci punti Renzi li ha ripresi, avendo l’intelligenza di far coincidere l’elezione con una prima faticosa riduzione del cuneo fiscale. Da sola serve a poco, ma indica una tendenza.

Dov’è il problema adesso? il parlamento è diventato superato, composizione falsa rispetto alla volontà degli elettori. Le vecchie strutture che vogliono difendere il sistema esistente mantengono tutta la loro forza. Indeboliti sul piano dell’immagine, ma solo lì. Cercheranno di frenare i cambiamenti e condizionarli. Dal loro punto di vista è logico; allungare il brodo, riportare Renzi alla situazione Letta.

Appare quasi inevitabile per Renzi, restringere anziché allungare il brodo. Fare in fretta e minacciare seriamente le elezioni. La sola minaccia è però difficile che basti, con le postazioni del potere invariate, robustamente nelle mani di potentati politico statalisti, burocrazia ministeriale, sindacati, grandi aziende pubbliche.

Renzi non può dare loro il tempo di  assestarsi come se nulla fosse successo. Sarà costretto a ripetere l’operazione precedente, costringendo il Quirinale a sciogliere le camere e rifare in fretta le elezioni. Probabilmente senza aspettare un voto di sfiducia (che non riceverà, perché sarebbe davvero un assist formidabile per Renzi al voto successivo).

Viceversa i tentativi gattopardeschi di concedere qualcosa per salvare il malloppo, inizialmente anche qualcosa di importante per poi rimontare la china perché il parlamento è questo, rischiano di far perdere il momento magico, di svilire il trend del consenso. Di fargli intendere che comanda ma tenendolo per la giacca. Il popolo italiano ha detto si al progetto Renzi: indubitabile. E’ quasi obbligato ad affondare la sciabola se vuole rispettare i voti ricevuti.

L’area di destra: non è così debole come può sembrare dal voto. Lo spostamento è dovuto alla fiducia accordata a Renzi da elettori moderati delusi. Avrebbe bisogno di tempo per ricomporre i pezzi in un nucleo forte e credibile. Un accordo di volata che rimetta insieme sigle e facce, ha l’inevitabile sapore di minestra riscaldata.  Renzi per quanto detto non potrà dargli troppo tempo.

M5S: tutti i media e l’area del PD stanno facendo la corte perché lasci il progetto antisistema e si omologhi. Sarebbe un gravissimo errore, che in breve lo porterebbe ad essere spremuto come un limone e finirebbe la sua ragion d’essere.  Deve fare la sentinella, continuando a pressare il gattopardo: questa la sua funzione, la sua azione più utile per il paese. 

Rafforzando le basi progettuali può stimolare e pressare sulle riforme molto più di quanto farebbe una stampella con un po’ di voti. Deve tenersi pronto, rimanendo intatto e pronto a riprendere il pallino, a rappresentare il nuovo se Renzi fosse battuto dagli “amici” di casa. Se come spesso è successo, vincesse ancora il Gattopardo.

  1. #1 scritto da Giorgio Vismara il 30 maggio 2014 16:04

    Buonasera,

    Questa mi sembra una bella analisi di quanto successo domenica scorsa.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/26/elezioni-europee-2014-vittoria-di-renzi-cinque-parole-chiave-per-capirla/1000992/#.U4ctis9dgPY.twitter

    Una cosa mi riesce difficile capire:
    Siamo andati ad elezioni per l’Europa?

    Mi spiego. Sia in campagna elettorale che in fase di analisi dei risultati, mi pare che queste elezioni si siano, da parte di tutti, considerate come una questione nazionale. Sbaglio?

    Qualcuno ci ha parlato o ci dice cosa intende fare per l’europa?

    Nell’attesa,

    giorgio vismara

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 30 maggio 2014 16:18

    Caro Giorgio Vismara,
    Una bella analisi, del carattere comunicativo, per come ha influito sul risultato.
    sostanzialmente giusta: guarda al risultatoper come conseguito, mentre l’articolo cerca di identificare un possibile percorso interno partendo dal risultato.

    Circa l’Europa?
    ancora oggi non viene visto come uno statounico, i cui risultati prevalgono sull’interese proprio, del singolo paese.
    Tutti gli europei hanno votato con l’occhio al proprio paese e agli effetti che questo voto avrebbe avuto.
    Hanche chi ha votato contro l’Europa come declinata oggi ha sostanzialmente votato per casa propria (contro l’Europa in casa propria: mentre se l’Europa sparisse del tutto e si tornasse agli stati nazionali, avremmo un disastro).

    Sembra quindi ragionevole una valutazione che tenga conto degli effetti in casa sui singoli paesi, su ciascun paese.

    L’Europa può attendere……

    buon pomeriggio

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 30 maggio 2014 16:49

    Luigi, penso di potermi definire un europeista convinto, ma da lì al fanatismo, per cui l’Europa deve prevalere su tutto e su tutti e non deve essere messa in discussione, quasi si trattasse di un dogma di fede, no!
    A quei livelli non ci arrivo.

    L’Europa potrebbe essere una grossa opportunità, se fatta bene o almeno discretamente; se fatta male diventa un danno! Rimettere in discussione l’Europa è una possibilità, che va valutata attentamente nei pro e nei contro, ma che può essere presa in considerazione, come extrema ratio, se vogliamo; non può essere scartata a priori.

    Sia ben chiaro, le maggiori forze cosiddette europeiste in Italia, siano a destra, a sinistra o al centro, premono e scalpitano per avere il via libera all’incremento della spesa pubblica, per superare il limite del 3% del deficit, scorporando la spesa per investimenti, dicono. Ma quali investimenti e investimenti?

    E’ sempre e comunque spesa pubblica fatta a debito, quel debito che già supera il 130% del PIL, la cui produttività, oggi in Italia, è nulla, anzi spesso negativa visto che potrebbe portare con sé ulteriori costi per il futuro!

    Insomma, vogliono che ipotechiamo il futuro, i nostri figli, per qualche briciola oggi, perché il grosso, come sempre finirà in sperpero, clientele e nelle tasche, avide e capienti, dei soliti noti!

    Per capirci meglio, proviamo a pensare a quanti investimenti ha fatto negli anni la Cassa del Mezzogiorno!
    A che sono serviti?
    Si sono ripagati?
    Hanno generato ritorni tali da restituire il capitale maggiorato degli interessi?
    Eppure erano “investimenti”!!!!

    No, la soluzione non è quella di allargare nuovamente i cordoni della borsa a una classe politica che ha creato un debito pari al 130% del PIL, ha saccheggiato il sistema pensionistico mettendo in forse la pensione delle generazioni future, e che già oggi, con la spesa pubblica attuale, ha un peso sul PIL superiore al 50%!
    E vogliono altri soldi?!?

    Vogliono fare investimenti?

    Che trovino il modo di tagliare le spese improduttive e gli sprechi, altri soldi da buttare dobbiamo smettere di dargliene!

    Renzi vuol fare il nuovo con le stesse politiche degli anni ’80?

    NON VENDETE IL FUTURO DEI VOSTRI FIGLI PER UN TOZZO DI PANE OGGI.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 30 maggio 2014 17:17

    Questo è il problema, Andrea.
    L’Europa di oggi è un insieme di interessi nazionali, ciascuno dei quali prevale sul pubblico.

    Più facile apprezzare l’interesse nazionale se questo genera dall’Europa una bilancia ocmplessiva favoreovle (Germania).
    Più ostico apprezzarla l’Europa se questa chiede di mettere ordine ai propri conti.
    Non sai potrà comunque uscire come qualche politicante d’accatto propone come minaccia… (a chi? alla Germania?…).
    Già detto: Troppo enormi per fallire, il sistema mondiale delal finanza e degli stati ci metterebbero a dieta (che sarebbe ben più secca e costosa di quella che potremmo fare noi).

    Spero proprio che le sirene degli investimenti pubblici alla cavolo cappuccio non prevalgano.
    Funzionaro solo negli anni trenta, ma c’era un uomo solo al comando e ci avrebbe messo dieci minuti per tagliare le mani a chi avesse voluto farsi gli affari suoi.
    Fece una politica finanziaria ai limiti dell’incoscienza ed oltre, sprecò montagne d’oro e monete in avventure coloniali e spagnole dal ritorno olto improbabilre se non nullo, ma la macchina degli enti pubblici a suo modo fu efficiente.

    Li hanno ridotti tutti a piattaforme per mangiare, nominare, distribuire potere, appalti e mangiarci ancora…

    Sono strutture da sgretolare e rendere competitive: tutte….

    Che la soluzione degli investimenti il Gattopardo (partiti e media interessati) la proponga a Renzi in questi termini è pacifico ma vanno stoppati subito!!

    NON VENDIAMO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI PER UN TOZZO DI PANE OGGI!!

    RE Q

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