Siamo sempre migliorabili: mettiamo attenzione alle idee nuove

Un argomento simile, l’abbiamo affrontato un paio di mesi fa (VEDI): Roberto Vacca ci invita riflettere sul rapporto  proporzionale fra complessità delle analisi e rischi di errore. A maggiore complessità si associa maggiore tasso di errore.  Ci suggerisce di non fermarci nelle nostre valutazioni, di approfondire, di tenere la mente sgombra e aperta al nuovo.

Troviamo adesso una riflessione che conferma l’esigenza di un approccio aperto, alla apertura con cui si devono valutare ipotesi nuove che siamo  portati naturalmente a scartare. Naturalmente si, perché il nostro cervello ha meccanismi semplificanti che ci orientano verso il già conosciuto, che ci fanno scartare idee che possono essere migliori.

Troviamo i saggio su “Le Scienze” di questo mese a firma di ricercatori e docenti universitari, un inglese ed un tedesco (VEDI). Si tratta di una analisi che parte da studi di psicologia per approfondire meccanismi di comportamento del nostro modo di pensare. Il termine utilizzato che identifica questo limite è Einstellung che si può tradurre come “atteggiamento”“modo di pensare” o forse più precisamente in “pregiudizio naturale”.

Non si tratta tanto di un limite culturale, di una rigidità caratteriale o di impostazione mentale che possono avere alcuni e non altri. Si tratta di un “difetto” del nostro cervello, il quale è portato per ragioni di praticità e semplicità di risposta, a privilegiare schemi mentali per analogia con altre situazioni affrontate: in prevalenza questa scorciatoia nella analisi funziona ma, non è scientifica e può rappresentare limiti, conseguenze negative nella vita di tutti i giorni.

L’articolo, che invitiamo i lettori interessati a leggere, fornisce esempi pratici diversi che non è il caso di enumerate tutti. Uno però è particolarmente efficace e colpisce per la sua risultanza confermata da diversi ricercatori di diversi centri di ricerca nel mondo. Capire se l’errore di impostazione del processo mentale riguarda il cervello e non solo i livelli inferiori di capacità di analisi. 

Si è scelto il gioco degli scacchi, presentando una serie di soluzioni che indirizzano verso lo “matto affogato” (il re impossibilitato a muovere) come soluzione più breve. In seguito problemi che prevedono sempre lo “matto affogato”  ma anche soluzioni più rapide, in minori mosse. Bene: sia giocatori di livello medio sia grandi maestri, tutti, sempre, hanno dichiarato di aver sempre trovato la soluzione più rapida e ne sono convinti. Mentre così non è.

Arriviamo al punto da affermare di aver previsto e valutato tutto, a sostenere di aver esaminato anche la soluzione “scartata” dal nostro cervello, mentre l’analisi dei movimenti oculari dimostrano la superficialità della soluzione che esula dagli schemi “collaudati”. Insomma l’einstellung ce lo abbiamo dentro; per ottenere il meglio dobbiamo fare davvero uno sforzo ripetuto, insistito.

Siamo fatti così: tutti siamo fatti così. Tutti possiamo quindi adottare criteri e processi mentali semplificanti che ci fanno non vedere, che bloccano le idee migliori. Dobbiamo esserne coscienti, impegnarci nello sforzo di mantenerci aperti ad accogliere le proposte, le idee innovative. Anche se saremmo portati a scartarle come sbagliate, accantonare la soluzione semplificante e approfondire.

Riflessione che riguarda la scienza e la ricerca, che può apparire meno dedicata al pensiero politico, alle ideologie, alla sociologia, all’economia. Crediamo invece che proprio in questi rami dello scibile, si debba applicare l’apertura mentale, la raccolta della sfida culturale insita in ogni nuova proposta.

Sono i cosiddetti rami umanistici nei quali è importante rifuggire dalle rigidità, aprirsi al nuovo, al confronto, essere disponibili a ragionare anche mettendo in discussione le convinzioni più radicate. Settori per loro natura complessi, caratterizzati da rigidità di impostazione, di “coerenza” come valore umano o addirittura etico.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 23 maggio 2014 09:00

    L’evoluzione ha fatto sì che il nostro cervello sia portato a privilegiare gli schemi che garantiscono la maggior efficacia nel minor tempo: quando si è inseguiti da una tigre dai denti a sciabola, non c’è molto tempo per valutare quale possa essere l’alternativa migliore!

    O il cervello è in grado di fornire la riposta “giusta” (non la migliore ma quella giusta) in un lampo permettendo così di mettersi in salvo e quindi di riprodursi e trasmettere le proprie caratteristiche alle generazioni future, o arriva prima la tigre e allora addio … il ciclo evolutivo si interrompe ;-)

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 23 maggio 2014 09:13

    Certo che il tempo è un fattore determinante nell’assumere la valutazione più utile nel caso specifico.
    Ci ha messo milioni di anni l’uomo e il suo cervello, per arrivare a dove è ora,..

    Ciò che si vuole rilevare, Andrea, è che dobbiamo avere la coscienza della fallacità e quindi della assolutezza relativa del nostro pensiero e comportamento, ponendo attenzione sempre alle idee e proposte che il cervello è portato a svalutare perché esterne o estranee rispetto ai nostri parametri acquisiti…

    RE Q

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