SCUOLA PUBBLICA: verso un percorso di parità

 

Una recente sentenza del TAR a Milano, che ha fatto esplodere gli entusiasti della scuola statale centralizzata, da essi considerata come unica forma di “scuola pubblica”. La sentenza stabilisce che scuole pubbliche: statali o paritarie che siano  non devono avere diversità di trattamento riguardo ai frequentanti. Nel caso una disposizione della Regione sembra favorire i frequentanti delle scuole parificate (VEDI).

Non si sono accorti i nostri vessilliferi dello stato monopolista centralizzatore che il principio ha un carattere bidirezionale: vale anche e soprattutto per le scuole pubbliche che sono rette da enti o società private, pesantemente penalizzate. Anzi penalizzati sono gli scritti, che spendono parecchio per la libertà di scelta, di accesso ad un servizio riconosciuto dalla Costituzione.

Infatti qualcosa sembra cambiare, con il governo attuale e i suoi orientamenti. Ce ne informa Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia, un interessante contributo sulle scuole paritarie e l’esenzione dall’Imu alla luce delle possibili novità legislative. Riteniamo la riflessione interessante, per gli aspetti evolutivi verso cui si pone la valutazione attuale del ministero. In attesa che a tutti i giovani in età scolare sia riconosciuto un bonus da spendere nella scuola ove intendono inviare il proprio figlio. Finalmente la parità garantita per tutti. Leggiamo allora:

Novità per le scuole paritarie del nostro Paese?

Si può finalmente sperare di toglierle dall’emarginazione che le caratterizza? Sono scuole dichiarate pubbliche e, appunto, “paritarie” alle scuole statali dalla legge n. 62/2000, ma i genitori che le scelgono sono costretti a versare una retta scolastica. Tutto ciò nonostante la Costituzione riconosca il diritto alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie (art. 30) e la libertà d’insegnamento (art. 33). L’Europa ha sollecitato l’Italia a dare attuazione al dettato costituzionale con due risoluzioni, rispettivamente del 1984 e del 2012. Fino ad oggi inutilmente.

Ma ora vi sono novità. Vengono dalla bozza del decreto per l’esenzione dall’Imu degli enti non commerciali e dalle dichiarazioni del nuovo presidente del Consiglio Renzi nonché del ministro all’istruzione Stefania Giannini. Il regolamento n. 200/2012, che mira a disciplinare l’esenzione dall’Imu per gli enti non commerciali, applica il concetto di attività economica anche alle realtà didattiche ed educative ai sensi del diritto Ue.

Il regolamento stabilisce dunque che le scuole statali, in quanto gratuite, non sono tenute al pagamento dell’Imu; le scuole paritarie invece, se non erogano il loro servizio a titolo gratuito o con un prezzo simbolico, devono versarla. In quasi tutti i Paesi europei le scuole non statali godono di finanziamenti pubblici e possono dunque permettersi di praticare una retta simbolica. In Italia ciò non può avvenire. Una palese discriminazione.

Ma ecco che arriva un lampo di luce. La recente bozza del nuovo decreto Imu per gli enti non commerciali, risolve il problema proponendo un parametro innovativo, molto interessante:il confronto tra le rette medie chieste alle famiglie e il “costo medio per studente”, un dato che il ministero dell’Istruzione colloca sopra i 7.600 euro annui. Quindi quando le tariffe/rette delle paritarie sono inferiori a questo dato (un costo standard) l’attività di queste scuole non è definita commerciale e quindi scatta l’esenzione dall’Imu.

È una novità assoluta e positiva in vista del riconoscimento del diritto della famiglia alla libertà di scelta educativa. Partendo dal costo standard è infatti possibile renderla effettiva anche per l’Italia. Con l’auspicio che la bozza preannunciata, non si areni in qualche meandro della burocrazia.

Al proposito, il presidente del Consiglio Renzi ha coraggiosamente definito la scuola come un “punto di partenza”. Parole confermate dalle dichiarazioni inequivocabili del neo ministro all’istruzione Stefania Giannini che ha affermato: “È fondamentale garantire la libertà di scelta educativa” e anche: è necessario “valorizzare l’autonomia delle scuole” e “riconoscere piena dignità alla paritaria”.Per il Ministro, bisogna infine“considerare le spese per l’istruzione non come costi ma come investimenti in capitale umano”.

Il nostro è il Paese che, per la scuola, spende di più e peggio in Europa. Bisogna spendere meglio, azzerare gli sprechi, trovare un meccanismo che rilanci davvero la scuola. Ed è qui che l’intuizione della bozza del decreto Imu potrebbe rivelare la strada giusta: si individui il costo standard dell’allievo nelle forme che si riterranno più adatte, si dia alla famiglia un bonus corrispondente con la possibilità di scegliere liberamente fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria.

Risultati saranno una salutare concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato; un innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico con la fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore a un Sistema d’istruzione d’eccellenza quale l’Italia deve perseguire; una valorizzazione dei docenti come risorsa insostituibile per la scuola e la società; un abbassamento dei costi. Si innescherà infatti un circolo virtuoso che affosserà il meccanismo dei tagli, conseguenti a sempre minori risorse che producono a loro volta altro debito pubblico. Il welfare italiano non può sostenere altri costi:la sussidiarietà, costituzionalmente riconosciuta, oltre ad avere una valenza etica, è anzitutto un prioritario principio economico. Europa docet.

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