Città Metropolitana argomento tabù: ora sembra decisa

Nei paladini del progetto (da far risalire al governo Monti), abbiamo fra i primi il nostro Fiorello Cortiana. Città Metropolitana salutata da molti genericamente con favore ma poi lasciata stare dalla partitocrazia. Ferma nei suoi sviluppi possibili, che non si sapeva quando e soprattutto come partisse; fino a ieri. Non si sa ancora bene il dettaglio, mentre vengono fuori ricorrenti temi di centralizzazione, di una messa in comune di servizi al fine di realizzare economie di scala.

Più passa il tempo, più il dibattito resta fermo, più il progetto svanisce e, guarda un po’: maggiore diventa il timore di un ennesimo pastrocchio politico centralista e monopolista del progetto. Usuale modo di intendere il far politica di questa triste fase che attraversa il nostro Paese. L’assenza di approfondimenti, di un piano di partecipazione e coinvolgimento. Il silenzio sulle leggi e sulle modalità, sui contenuti, è proseguito. Almeno così è sembrato, salvo qualche articolo generico ricorrente.

Cerchiamo allora noi di Città Ideale di individuare alcuni punti su cui ancorare un progetto di megalopoli che possa incrementare la partecipazione e il tasso di democrazia, che possa far convivere l’inurbamento crescente del terzo millennio con spazi di vita locale compiuti, nei quali i Cittadini riescano a partecipare, convivere, ritrovandosi. Qualcosa abbiamo già scritto (VEDI). È venuto il caso che ci si riprovi con maggior metodo.

Guardiamo prima cosa il governo Renzi, nel suo progetto che annulla le Province e ridefinisce i Comuni, ha deciso secondo quanto ci dice la presentazione apparsa ieri su ilSole24Ore (VEDI). Come si poteva prevedere, dopo tre anni di parole a vuoto, senza che la politica formulasse qualcosa di un indirizzo, il sistema del gattopardo (cambiare tutto purché tutto resti come prima): ecco  la soluzione. Centralistica, con un incremento del potere partitocratrico:

A differenza delle Province le città metropolitane avranno dei compiti “pesanti”. Oltre a quelli rimasti alle Province si occuperanno di pianificazione territoriale generale, comprese le strutture di comunicazione, reti di servizi e delle infrastrutture, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano, viabilità e mobilità e dello sviluppo economico. di Andrea Gagliardi – Il Sole 24 Ore -

Deciso dall’alto, senza partecipazione dalle Comunità. Ciò che ne esce è un ingrandimento delle aziende municipalizzate: Mezzi pubblici, Sistema rifiuti, Energia, Acque.  Teoricamente si potrebbe anche impostare una struttura multicentrica come gli urbanisti che abbiam sentito a Buccinasco due anni fa, caldeggiavano. A deciderlo però saranno 30 sindaci eletti (non si sa per quale programma e progetto, entro il 30 Settembre 2014).

Pensare che a prevalere saranno le già grandissime municipalizzate monopolistiche è eccessivo? (Avremo le uniche kombinat sovietiche nel terzo millennio). Sarà la soluzione naturale, perché più semplice, ma soprattutto con un potere ancora più concentrato. Mentre una città metropolitana condivisa deve ancorarsi su una autonomia locale ben più forte e partecipata. Dovrebbe essere ogni Comune a decidere se conferire poteri e servizi; dovrebbero esserlo i Cittadini. Avendo a disposizione alternative che competono.

Invece sarà una riduzione di democrazia e autonomia, una centralizzazione con maggiore potere politico al centro, sostenuto finanziariamente dalla maggiore potenza economica delle mega municipalizzate.  In pratica autofinanziato a spese dei Cittadini che, è naturale, finanzieranno la città metropolitana. Un monopolio pubblico più grande: con aziende che agiscono senza competizione, autoreferenziali.

Si capisce adesso perché la partitocrazia milanese (visto che stiamo parlando di casa nostra) non abbia affrontato il tema.  Perché il medesimo tema non lo abbiano affrontato nei comuni i partiti locali, la partitocrazia minore che gestisce le numerose cittadine dell’hinterland, spesso più grandi di una provincia media italiana. Non si è trattato di dimenticanza ma più che probabili ordini di scuderia per giungere a questo risultato.

Il gattopardo del cambiamento facendo in modo che tutto resti come prima, ha ancora vinto. Avremo molto poche sinergie, nessuna spinta all’efficienza (vengono meno i parametri perché le attività siano spinte a competere). La Città  Metropolitana continueremo a mantenerla noi. Saremo fortunati se risparmieremo qualche briciola. La metropoli multicentrica è stata buttata nel cestino (almeno per ora).

AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO

 

DEMOCRAZIA DIRETTA E DECENTRATA

 

AUTONOMIA E SANA COMPETIZIONE

 

PER RIDURRE LE TASSE E FAR CRESCERE IL PAESE

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  1. #1 scritto da Saccavini il 6 aprile 2014 22:54

    I timori iniziali trovano conferma… ahimé.

    …non ci saranno elezioni, le diverse figure saranno ricoperte da sindaci e consiglieri dei Comuni del territorio. In particolare, il sindaco metropolitano sarà lo stesso della città principale (in realtà potrà essere eletto ma solo previa istituzione di un’apposita legge). Il primo cittadino di Milano, dunque, guiderà il nuovo ente senza ulteriori indennità. Non ci sarà una giunta di governo: accanto al sindaco lavoreranno un consiglio metropolitano, composto da 24 persone elette dai sindaci e dai consiglieri comunali, e una conferenza composta dai sindaci dei Comuni. Il primo organo, di indirizzo e controllo, approverà regolamenti, piani e programmi; il secondo delibererà sullo statuto e le sue modifiche. I tempi: a Milano comincia dalla prossima settimana l’iter attuativo con la nomina della conferenza statutaria che dovrà predisporre lo Statuto entro il 30 settembre.

    Ecco cosa sul tema della nuova Città Metropolitana scrive ilgiorno, a firma Valentina Bertuccio.

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/04/06/1049375-provincia-citta-metropolitana.shtml

    QUESTA NON E’ DEMOCRAZIA

    NE RAPPRESENTA IL CONTRARIO

    E’ TIRANNIDE FINTAMENTE POPOLARE

    RE Q

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