TE LA DO IO L’AMERICA!!

Ecco le considerazioni che ci trasmette Giorgio Vismara, alla lettura dell’articolo sul decalogo ricchi vs. poveri (VEDI). Il decalogo Vismara lo legge in chiave social culturale, derivando le differenze di origine e di mentalità fra il nostro vecchio mondo e il loro nuovo: disincantato e pratico. Sembra superficiale e sul piano generale fa molto per apparire tale.

Di fatto non è così ed anzi la struttura del paese è molto solida e ben condotta. Le strutture scolastiche superiori noi ce le sogniamo. Oltre il 50% dei Nobel da almeno mezzo secolo vengono dalle loro università. Una quota rilevantissima dei brevetti e gli investimenti nella ricerca sono robusti ed efficienti.

C’è però non poco del vero nella descrizione di Giorgio sulla filosofia di vita che differenzia le due culture. Viene naturale riconoscersi nelle sue veloci pennellate. Ringraziamo e diamo il rilievo che merita alla bella descrizione. Eccolo:

TE LA DO IO L’AMERICA!!

  (28/03/2014 alle 18:09 – Giorgio Vismara) Buongiorno,  Non siamo mica gli Americani
che loro possono sparare agli Indiani VACCA gli Indiani………………………. cantava Vasco Rossi nel 1979……..

Noi, italiani, ma anche europei, abbiamo una formazione civile che gli americani, pur essendo parzialmente nostri consanguinei, nemmeno si immaginano.
L’affermazione di ieri del loro presidente in visita al colosseo:
“è più grande di un campo di baseball!”……
La dice lunga sulla loro visione del mondo…..

Non scordiamo che, al di là dell’oceano, si sono mescolate popolazioni di origine avventuriera e mercenaria provenienti dall’Europa, che una volta sottomesse le popolazioni locali, si sono date alla tratta degli africani…..

Sono cresciuti, gli americani, poggiando la “colt” sul tavolo per discutere.
O sempre pronti ad estrarla per far valere le loro ragioni…..
Vizietto che, ancora oggi, hanno, credendosi paladini della democrazia, sempre pronti a difendere chi, a loro insindacabile giudizio, non condivide le loro regole di democrazia……

L’America di oggi.
Multietnica e multirazziale.
Piena di ricchi, perché è terra ricca di tutto…..
E chi è stato bravo a sfruttare…..
o a cogliere le opportunità…..

Piena anche di poveri.
Che possono sognare di diventare ricchi…..
Seguendo i consigli dei ricchi…..

Qualcosa mi lascia perplesso.
E, aggiungo, è necessario diventare ricchi?
Non ci si può accontentare di quello che si è?
E di quello che si fa?

Perché seguire modelli che non ci sono affini?

Perché, devo rinunciare ad un cotechino con lenticchie abbondantemente annaffiato da ottimo vino o anche una semplice carbonara o una amatriciana?

E, se casualmente, accenno durante il pranzo ai miei progetti che male c’è? Perché pensare che qualcuno mi voglia fregare?

Perché dovrei pianificare obiettivi che mi stressano se sono contento di quello che ho? Sognare cose impossibili è bello ma al risveglio si rischia di prendere schiaffoni dolorosissimi!

Una dieta o è cosa da “malati” o ti fa ammalare…. L’esercizio fisico, invece, è salutare. Serve, sopratutto, a farti venire la fame giusta per gustare deliziosi manicaretti della nostra cucina…..

Se lavori in fabbrica e devi lavorare al tornio o ad avvitare bulloni, o programmi di cambiare lavoro o è inutile farti un’agenda.
Domani lavorerai al tornio o avviterai bulloni!

Trovare il tempo per leggere è, sicuramente, arricchirsi (non di soldi!). Piuttosto che perdere tempo davanti a programmi tv o giocando a carte al bar…..

Ricordarsi del parente, possibilmente benestante, per sperare in lasciti e solo negli anniversari mi pare decisamente americano. Altra cosa è coltivare le relazioni interpersonali disinteressatamente……

Svegliarsi tre ore prima di andare sul tornio è come pestarsi una chiave inglese sugli “anzulli”! Salvo che il tornio non sia tuo…. Ma, anche se fosse, una bella dormita non ha mai fatto male a nessuno. Anzi!

Obbligare (brutto termine) i figli a leggere due o più libri al mese è un bel “match”… Come fare i lavoretti in casa e opere di volontariato. È senz’altro positivo. E non devono insegnarcelo gli americani…..

Quanto al gioco d’azzardo mi pare la cosa più stupida che un essere umano possa fare! E trovo ancora più stupido che il gioco sia pubblicizzato in tv!

Mi sono sempre accontentato di quello che la vita mi ha dato. Non sono diventato ricco, non appartengo al ceto medio. Non mi sento povero.
Semplicemente ritengo che la vita è da apprezzare per quel che ti dà. Percorrerla con onestá e rettitudine è compito di tutti.

Al di fuori dei Dieci Comandamenti, quelli veri, non c’è decalogo che ti insegni come e cosa è meglio fare.

Ogni individuo è artefice della sua vita. Non c’è schema che la possa costruire…. Se qualcosa c’è da costruire, è la giustizia sociale. Dove i ricchi continuino ad essere ricchi ed i poveri non esistano. Ma è storia lunga…. giorgio vismara

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 31 marzo 2014 09:23

    Se lavori in fabbrica e devi lavorare al tornio o ad avvitare bulloni, o programmi di cambiare lavoro o è inutile farti un’agenda.

    Proprio qui sta il problema: oggi, di regola, non è più così!

    Volente o nolente, devi essere preparato (e disposto) a cambiare “mestiere” diverse volte nel corso della tua vita lavorativa!

    E cambiare costa fatica, la gente, di norma, non lo fa volentieri e occorre motivarla.

    Ecco perché nell’approntare eventuali misure di protezione sociale occorre stare attenti che non si trasformino in ulteriori ostacoli al cambiamento.

    Non ce lo possiamo permettere!

    (il rilievo delle frasi è della redazione: i principi che ci enuncia Andrea sono quanto mai attuali e importanti).

    RE Q
  2. #2 scritto da Giorgio Vismara il 1 aprile 2014 16:16

    Buongiorno,

    Io, un’idea la ho; per giunta, presa dagli americani!

    Si tratta di istituire una “riserva”.
    Loro, gli americani, ci hanno messo gli indiani….
    Noi potremmo relegarci tutta la nostra gerontocrazia politica, sindacale, manageriale, burocratica e nullafacente.

    L’importante è non fare la “riserva” sotto il Gran Sasso…. La Gelmini potrebbe convincerli a fuggire tutti in Svizzera!

    E poi, largo ai giovani! con la speranza che ricostituiscano uno stato che sia moderno, agile ed efficiente.

    È troppo?

    giorgio vismara

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 1 aprile 2014 16:37

    Salve Giorgio Vismara,

    la questione non riguarda tanto l’età.
    Oggi vediamo tutti i giorni fior di ottantenni dotati di lucidità ed esperienza preziosissima, che sarebbe davvero un peccato sacrificare.
    L’anziano, dopo un lungo periodo nel quale con l’avanzare dell’età perdeva presto freschezza di intuito e di reazione, a causa di arteriosclerosi incurabile, un evento ineluttabile legato all’età, dopo le cure sempre più efficaci e regimi di vita salutistici, come categoria sta tornando ad essere prezioso perché affianca alla mente agile una presenza viva del vissuto che trasmette nel suo agire e nelle sue iniziative, mentali e non solo.

    Troviamo per contro ogni giorno persone ben più giovani dal pensiero superficiale e schematico: non sono moltissimi, ma abbastanza diffusi.
    Giovani validi e competenti, belle menti e persone ve ne sono.

    L’età di per sé non è più una categoria che qualifica.
    Mentre qualifica, purtroppo in modo non positivo, l’appartenenza agli apparati.
    Come si dice che qualcuno abbia detto di Berlinguer nell’immediato dopoguerra: ” ancora da ragazzo si è iscritto alla segreteria del partito”.
    Fece un percorso mirabile, pur dentro quel partito e in quelle stagioni, divenendo icona dell’impegno nello studio e nell’etica, nel rigore (anche troppo magnificato, probabilmente per la sua condizione non ordinaria, non organica a quell’apparato).

    In quella categoria, gli iscritti alla politica fin dalla giovane età, arrampicatori che sgomitano in un sistema che coopta (che sceglie dall’alto quelli da far crescere, in base al tasso di fedeltà, di esecutori affidabili), ecco: tutti questi vanno nel mucchio con l’intera partitocrazia.
    Una rieducazione in chiave simil “maoista”, che cambi loro del tutto i parametri del vivere, potrà consentire di reintrodurli poi come Cittadini nella vita civile.

    Buona giornata

    RE Q
  4. #4 scritto da Andrea D. il 1 aprile 2014 17:21

    Più che la Svizzera direi che, almeno i nostri, potrebbero tentare la fuga in Albania, se non altro per la vicinanza, geografica e, nel mito di Hoxha, politica.
    Là, magari, potrebbero tentare di far risorgere il Paese dove lo Stato è tutto, fa tutto e può tutto, il paradiso del comunismo reale (e l’inferno, reale e tangibile, per i poveri disgraziati che lo hanno patito).

    Mi viene da sorridere pensando a quale nome indiano potrebbero prendere i nostri politici!
    Chi potrebbe essere Nuvola Rossa?
    E Cavallo Pazzo oppure Piccolo Corvo o Si Tanka (Piede Grosso)?
    O anche Satanta, Fiele, Orso Seduto, Geronimo, Toro Seduto o Cochise?
    O quale altro nome indiano originale avrebbero avuto?

    In fondo potrebbero riconoscersi nel discorso di, casualmente, Nuvola Rossa (tratto da “Gli spiriti non dimenticano” di Vittorio Zucconi):

    Fratelli della Grande Prateria, ora voi dovete ricominciare la vostra vita e dimenticare gli insegnamenti dei vostri padri.
    Per diventare come l’Uomo Bianco e per imparare a vivere nel suo mondo dovrete imparare ad accumulare cibo e ricchezza solo per voi stessi, e dimenticare i poveri e gli altri uomini, che non sono fratelli, ma selvaggina da cacciare.
    Dovrete costruirvi una casa di legno e pietra, e, quando la vostra casa sarà costruita, dovrete guardarvi intorno e cercare quale altra casa e quali ricchezze potrete portare via al vostro vicino.
    Perché questa è la maniera dei bianchi e questo è il mondo nel quale il nostro popolo ora dovrà imparare a vivere e sopravvivere.

    Personalmente preferisco questa:

    I bianchi descrivono solo un’aspetto degli avvenimenti.
    Dicono solo ciò che fa comodo a loro.
    Dicono molte cose che non sono vere.
    L’uomo bianco ha raccontato solo le sue azioni migliori, e solo le peggiori azioni degli indiani.
    Lupo Giallo “Manitoutankazi” Nez Percés

    Come si suol dire … ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale ;-)

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 1 aprile 2014 18:55

    Troverebbero oggi cittadini albanesi che votano per il ritorno di Hoxha, anche se in vesti rinnovate da qualcuno della nostra maggioranza?

    Presumo che incontrerebbero qualche difficoltà e forse li rispedirebbero volentieri a casa.

    Teniamoceli qui e continuiamo a spiegare loro la Democrazia.

    Faremo un articolo su Tocqueville (c’è molto da imparare, da parte di tutti): un nobile dalla grande apertura mentale, un vero illuminista dell’ottocento

    buona serata

    RE Q
  6. #6 scritto da Dezio il 2 aprile 2014 08:01

    Se il dato della disoccupazione giovanile rimanesse costante (nella migliore delle ipotesi) significherebbe nel nel giro di alcuni anni ed in assenza di un vero ricambio generazionale in Italia ci sarà lavoro per un abitante su due.

    Traete voi le conseguenze.
    Pensare che la popolazione sia fatta da persone tutte in grado di affrontare una vita professionale fatta di incertezze è una mera illusione.

    Le cosiddette “fasce deboli” , costituite da milioni di persone, hanno bisogno di certezze.
    Non vedere questo problema significa dare fuoco alla miccia sociale, di cui la microcriminalità è solo la prima scintilla.

    Consentitemi poi un piccolo sfogo : troppo spesso leggo di esempi come l’America, la Svizzera: io ho vissuto in questi paesi e spesso ci torno : la realtà, quella vera, è ben diversa dall’immaginario.

    Potrei citare una marea di esempi, ma temo risulterei prolisso.

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 2 aprile 2014 08:24

    Dezio ha ragione sulla questione che pone (buona giornata).

    Sul lavoro e la sua crisi abbiamo cercato di dire qualcosa lo scorso mese (vi sono tre o quattro articoli che affrontano il tema in un’ottica globale, guardando alle tendenze.
    La situazione che si prospetta per l’umanità è un cambiamento di grande rilievo; in Italia siamo molto meno attrezzati e informati (more solito).

    Ne parleremo ancora, ma piace ricordare il tasto su cui battiamo più frequentemente: questo secolo sembra proprio essere caratterizzato da un lavoro che sarà meno generale e meno per tutti.

    La tendenza va verso la diffusione di sistemi di welfare che coprono masse crescenti di senza lavoro, per le quali bisognerà inventarsi attività socialmente utili (non la italiana parodia spendacciona degli anni novanta); una parziale riduzione dell’impegno lavorativo, assorbita da spazi crescenti dedicati ad aggiornamenti e cultura permanente; una fascia consistente di occupazioni crescente fatta di specilizzati multitasking.
    L’evoluzione della robotica e delle applicazioni sistemiche sta coprendo fasce di lavoro da semplici a più complesse, riducendo l’occupazione come viene oggi intesa.

    L’informazione diffusa, i media, le tv, di questa rivoluzione del terzo millennio (o meglio: di questo secolo, di questi decenni) non ne parla, e il mancato aggiornamento diffuso contribuisce a generare disillusione e sfiducia in se stessi.

    Ne parleremo ancora: è un tema davvero importante Dezio.

    RE Q
  8. #8 scritto da Giorgio Vismara il 2 aprile 2014 09:53

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/01/rivoluzione-sharing-economy/932877/

    Buongiorno,

    Ecco una possibile via da percorrere….

    giorgio vismara

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 2 aprile 2014 10:05

    Molto interessante Giorgio Vismara, davvero.

    Rientra nella attività che abbiamo prima definito a contenuto sociale, dal respiro più ampio che possono permettere una vita attiva, attività gratificante per i suoi contenuti, dall’impegno il cui ritorno in termini economici ha contenuto diverso ma positivo.
    Sarà una delle strade da percorrere.

    In Italia è struttura da riformare e rendere seria.
    Da sottoporre a regole più stringenti al fine di evitare abusi, espellere malintenzionati (che oggi ci navigano).

    buona giornata

    RE Q
  10. #10 scritto da Andrea D. il 2 aprile 2014 19:31

    Sig. Dezio, la certezza non può più essere il tranquillo tran-tran fino alla pensione.
    Non esiste più e non tornerà.
    Cambiare lavoro più volte nel corso della vita è e sarà sempre più una cosa normale; occorre formazione continua e volontà di apprendere.

    Nulla di sconvolgente: è già così per milioni di lavoratori.

    Il problema vero è che per anni si è parlato e si parla ancora di qualità, di investimenti, di innovazione per creare nuovi posti di lavoro, ma sono ambiti nei quali se ne crea sempre meno e la globalizzazione sta rendendo più arduo il tutto.

    Per inciso queste cose le diceva l’Economist già una quindicina di anni fa e forse più.

    Ma noi continuiamo ad andare avanti con la favoletta dell’innovazione!

    Non ci salveremo avendo 20 milioni di Bill Gates, di Steve Jobs o di Richard Branson; sarebbe già una gran cosa averne qualcuno, ma se poi il lavoro lo vanno a far fare da qualche altra parte, che non necessariamente deve essere un Paese a basso costo (e questo è il vero problema), ci serviranno a poco!

    Le nostre aziende se ne vanno non solo in India o in Cina, ma anche in Svizzera o in Austria!

    RE Q
  11. #11 scritto da Giorgio Vismara il 3 aprile 2014 17:17

    Buongiorno,
    Per rendere più chiaro il concetto di “riserva” sotto il Gran Sasso, collegato alla nostra vetusta classe politica ed alla Gelmini, consiglio la lettura di:
    http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_24/gelmini-velocita-luce_d91a222c-e6a4-11e0-93fc-4b486954fe5e.shtml

    RE Q
  12. #12 scritto da Giorgio Vismara il 3 aprile 2014 18:12

    Sulla luciditá ed esperienza degli ottuagenari non ho nulla da da obiettare.
    Salvo che le loro idee sono maturate in tempi ormai lontani e, probabilmente, non sono più così attuali.
    La stessa visione del mondo non è più corrispondente.
    I giovani, che qualcuno definisce bambocci, sono più disincantati e meno inclini a vedere problemi dove noi “over” ne vediamo. O, viceversa, non considerano problemi quelli che noi riteniamo lo siano……
    Ma è la forza che manca con l’avanzare dell’etá.
    Oltre all’affievolirsi dei riflessi ed al calo della vista….
    Insomma, che ci piaccia o no, si invecchia.
    Quindi, ribadisco, largo ai giovani!

    Non è questa la libertá che chiedevamo e pretendevamo nel “68″!?
    E adesso…. …. siamo qui “ancorati” ai nostri ricordi, convinti che il nostro vissuto sia preso d’esempio?
    Ma ci rendiamo conto di quello che i nostri “vecchi” hanno fatto, per noi, nel dopoguerra?
    E ci rendiamo conto di quello che noi “68ttini” abbiamo provocato a questo povero mondo?….
    E vogliamo continuare?
    Lasciamo perdere e sopratutto, lasciamo spazio a chi ha idee più fresche.

    RE Q
  13. #13 scritto da Giorgio Vismara il 3 aprile 2014 18:14

    Un’ultima osservazione sul lavoro.
    Da sempre siamo un paese manifatturiero.
    Non avendo ricchezze naturali, ci tocca lavorare….
    La nostra classe vetusta (quei politici, sindacalisti, manager, burocrati e nullafacenti che vorrei rinchiudere in riserva) nulla ha fatto per mantenere e salvaguardare questa nostra, spesso anche geniale, peculiarità. Anzi!
    Deve essere vietato alle nostre aziende che “emigrano” verso mercati dove la mano d’opera è più conveniente, chiudere le sedi in Italia.
    Chi decide di investire all’estero, deve farlo in modo che gli utili prodotti dalle aziende “de localizzate”, siano parte del bilancio globale dell’azienda stessa e reinvestiti in Italia.
    Per quanto riguarda, invece, le aziende che de localizzano in Svizzera piuttosto che in Austria, la cosa più elementare da fare è il proporre in Italia le stesse condizioni, o anche migliori, rispetto a quei paesi, mantenendo qui la produzione.
    Quindi, nuove leggi per mantenere e preservare il lavoro e salvaguardare l’occupazione.
    Infine, sviluppare il turismo. Siamo il paese più bello del mondo, più ricco di storia e cultura.
    Svegliamoci e facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi!
    E allora: sòta a cu biott!
    giorgio vismara

    RE Q
  14. #14 scritto da Saccavini il 3 aprile 2014 18:21

    Buon giorno Vismara,

    ho spezzato il commento dividendolo per argomenti, che mi sembra meglio funzionale.

    Quanto ai giovani e alle idee fresche: giusto che siano sospinti ad andare avanti, a farsi strada…

    Il paese ne ha bisogno e loro sono i più interessati a individuare i percorsi più adatti epr le decisioni che riguardano più loro di noi.

    Quindi ben vengano. prendano in mano il loro futuro e lo costruiscano.

    Non riesco però a considerare di per sé l’età un valore da privilegiare.
    Ciò che pesa e la capacità di analisi e di aggiornarsi: vi sono vecchi a trent’anni e giovanissimi a 88… in grado d iintepretare al meglio le politiche del futuro.

    Ho un ricordo impressionante della Montalcini, in una intervista fatta alla fresca età di 97 anni… viveva il presente in modo ammirabile

    buona serata

    RE Q
  15. #15 scritto da Andrea D. il 3 aprile 2014 18:53

    Le aziende investono dove risulta più conveniente e, purtroppo, l’Italia, come sistema Paese, non lo è.
    Troppa rigidità nel mondo del lavoro, troppo bassa la produttività, troppo elevata e complicata la burocrazia, troppo incerti i tempi e la giustizia (incerta e lunga) e via discorrendo.
    Il resto è legato alla legislazione internazionale che non si può vincolare a piacimento: o il Paese si chiude nell’autarchia o si apre e ne accetta le conseguenza, sia quelle positive sia quelle negative.

    Forse sarebbe stato opportuno gestire con più prudenza la transizione, ma i caveat di Tremonti (che hanno fatto venire la pelle d’oca ai liberisti puri, ma che andavano valutati in un sistema con un welfare state pesante e con un sistema produttivo fragile come i nostri) non sono stati ascoltati.

    La realtà è che, pur essendo il numero di veicoli prodotti pressoché identico a quello di 35 anni fa, lo stabilimento della FIAT di Mirafiori, tanto per fare un esempio, impiega una piccola frazione dei dipendenti di un tempo.
    Automazione, riorganizzazione e delocalizzazione hanno fatto evaporare migliaia di posti di lavoro. Cosa fare per rendere l’Italia un Paese ancora attraente per gli investimenti, la produzione e, conseguentemente, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro?
    Le riforme, se e quando ci sono, sono timide, abbozzate e parziali e non risolvono il problema: dobbiamo “Ammazzare il Gattopardo”.

    Quello di Friedman (Ammazziamo il Gattopardo) è un libro con alcuni spunti interessanti, non la panacea ma una buona base di partenza per una seria riflessione sullo stato di un Paese dove si continua a dire di voler cambiare tutto e tutto rimane sempre così com’è.

    Certo, quando si parla di un ritorno al centralismo mi vengono i brividi: la devolution è stata un fallimento perché ha decentrato senza responsabilizzare, ma la soluzione non è un ritorno allo Stato anni ’80, bensì un completamento della riforma in senso federale, con l’applicazione di costi standard e con la tassazione decentrata (oneri e onori sullo stesso piano).

    Occorre sicuramente correggere alcune storture e ridurre drasticamente le materie concorrenti, che hanno aumentato a dismisura il contenzioso istituzionale, ma tornare al vecchio sistema appare folle (così resuscitiamo il Gattopardo non lo ammazziamo!).

    RE Q
  16. #16 scritto da Giorgio Vismara il 3 aprile 2014 19:02

    Buonasera Saccavini,

    Vecchi come quelli che Lei cita in politica non ne vedo….

    E, se ci sono, sono ben allineati e coperti!

    Tiremm innanz!

    RE Q
  17. #17 scritto da Saccavini il 3 aprile 2014 22:05

    Senta Vismara, in tutta sincerità: totalmente d’accordo sui politici d’oggi.

    tutto il sistema partitocratico e il coté burocratico va mandato a casa; proprio tutto.

    Se il nostro compito è: AMMAZZARE IL GATTOPARDO.

    Cioè l’insieme dell’establishement che da cento anni ha gestito il paese: quel modo totalmente a-democratico del gestire il Paese in consorterie, circoli chiusi estranei del tutto alla vita democratica vera.
    Luoghi ove si decide tutto, con i politici a fare da serventi o co-partecipi.

    Mai cambiare nulla: e se proprio è necessario, sopravvivere e partecipare al cambiamento perché nulla cambi.

    Sto leggendo il libro di Alan Friedman che un amico mi ha molto opportunamente regalato e che ringrazio (certamente leggerà queste righe).

    AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO….

    Necessario fare tabula rasa o il paese andrà a fondo.
    Per ripartire, l’industria e il Paese si solleveranno subito, ma questi vanno proprio annullati tutti: un cancellino sulla lavagna…

    buona serata

    RE Q
  18. #18 scritto da Saccavini il 3 aprile 2014 22:09

    Che coincidenza combinazione, Andrea.

    cinque minuti fa ho avuto il medesimo riferimento al titolo di Alann Friedman, richiamando il titolo del suo libro.

    Davvero una riflessione che merita di essere rimbalzata quando parliamo del nostro Paese, del nostro futuro.

    Buona serata

    RE Q

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