Commissione Statuto: manca spessore prevale l’ideologia

Triste riconoscerlo, ma occorre prenderne atto per partire. Capire con chi abbiamo a che fare nella nostra Buccinasco. Città Ideale è forse l’unica lista elettorale che ha fatto una analisi e preso cura in modo sistemico lo Statuto esistente e si è impegnata davvero, cercando di individuare un percorso di rinnovamento dando alla Charta Comunitatis locale un significato di modernità non contingente, guardando alla evoluzione del sistema democratico diffuso: la realtà verso cui stiamo andando.

Forse qualcun altro avrà proposto qualcosa ma non sistemico, non diffuso. Nella commissione Statuto, guardando la discussione e i temi affrontati, gli argomenti che si portano a difesa dell’impianto presentato, manca la coscienza del ruolo. Manca lo spessore culturale richiesto perché ciascuno si spogli del suo e metta sul tavolo contributi per tutti. Già la serata di presentazione della commissione è stata quel flop che si è visto.

Ho assistito all’esame dei primi punti: i cosiddetti contenuti politici. non sarebbe neppure il caso che si illustrino le banalità ideologiche addotte. Arrivato con qualche minuto di ritardo sento il presidente della commissione (citiamo il ruolo per rendere evidente lo scarto rispetto alla funzione) che sta pontificando sul mercato che origina differenze sociali crescenti, che è incapace di autoregolarsi e sconfina.

Cita la vicenda di due case farmaceutiche che si sono accordate per far pagare al nostro servizio nazionale prodotti farmaceutici 20 volte il prezzo venduto in altri paesi. Invece di denunciare lo sconcio del nostro sistema statale per cui bastano pochi soldi di mancia al primo manutengolo per massacrare  le spalle dei Cittadini, il nostro pubblico rappresentante se la prende con il dio mercato! Il mercato che regge quando il sistema sociale è competitivo e si fonda su poche regole dal valore assoluto. Per chi sgarra galera e spoliazione (azienda corruttrice compresa).

Bell’inizio. Poi si parla del concetto di eguaglianza, general generico come scritto nel testo. Cortiana si permette di osservare che l’uguaglianza deve vedersi in un’ottica di pari opportunità. Sorpresa… mezz’ora di discussione per dire che si vuol dire la stessa cosa (che però non è scritta). Insomma, lasciamo perdere gli “argomenti” addotti pro e contro. Vedremo il testo sistemato: il presupposto ideologico sarà certamente prevalente. Siamo nel terzo millennio e stiamo scrivendo la carta dei prossimi decenni. Sono così di corte vedute che faticano a vedere la punta dei propri piedi.

Non parliamo della famiglia (nelle sue diverse espressioni!) o della sussidiarietà (non integrativa e destinataria delle attività quando al Comune è più oneroso farvi fronte); della libera iniziativa (parola concettualmente esclusa);  dell’acqua e della recita del solito presidente che apoditticamente afferma che è “falsa” la affermazione del nostro rilievo:

il comune non ha titolo per legiferare sul merito dell’acqua, stabilito dalla legge. Ancora meno può determinare la forma di gestione del servizio, che la Costituzione garantisce possa essere pubblica o privata.

Sostiene di aver trascritto paginate di leggi locali che consentono al comune di legiferare sull’acqua. Confonde la potestà sui principi generali con la regolamentazione locale: un argomento strumentale, probabile derivato dal preconcetto ideologico.  Non fosse così ma ignoranza, sarebbe peggio.

Abbiamo deciso che da spettatori non assisteremo più a questo rito da sezione comunista. Del lavoro svolto hanno la disponibilità, se ne vorranno far uso. Dobbiamo ammettere che hanno avuto ragione i Cittadini a disertare la seduta pubblica. Un rito inutile, una partecipazione vuota nella quale si sentono parole espresse lì per lì senza riflessione. Flatus vocis. Tradotto in italiano d’oggi: aria fritta.

Dimenticavo la perla finale: la maggioranza del Consiglio è composta da una base allargata perché ciò consente maggiore stabilità nella gestione. Maggioranza valida per la gestione, ma non per definire la struttura della Charta Comunitatis, ove i rappresentanti  devono corrispondere alla volontà degli elettori. Città Ideale, unica, ha rilevato l’incongruenza e  proposto un correttivo suggerendo la approvazione all’80%.

 Accettata, propone il presidente; siamo sorpresi della novità, ma solo per qualche secondo. Si precisa subito che non vale per questo Statuto in approvazione. Qui rimane al 66%. Varrà per i prossimi!! Con una coerenza da dittatura del proletariato: loro lo approvano con la maggioranza automatica non corrispondente all’espressione degli elettori. Poi,  in futuro, se vorrete cambiare lo Statuto, allora ci vorrà l’80%! Questa è la sensibilità democratica dell’attuale maggioranza….

  1. #1 scritto da Andrea D. il 30 marzo 2014 13:59

    Il fervore ideologico porta spesso a basarsi su pregiudizi che si rivelano totalmente falsi. Il caso delle due aziende farmaceutiche ne è un esempio emblematico: in quella vicenda, che rivela un grave problema regolatorio non solo italiano ( in Francia lo scandalo è identico), il mercato ha cercato di correggere una stortura di tipo regolatorio.

    Il prezzo, infatti, non è determinato dal mercato, ma da un’autorità.

    Se fosse un caso isolato potrebbe anche passare; il problema è che diverse autorità in paesi diversi si sono appiattite su conclusioni chiaramente distorte.
    Il mercato non avrebbe mai permesso un tale errore e non per un tempo lungo.

    Il problema, quindi, è l’inadeguatezza del sistema delle regole.
    Proprio quello di cui si vanta, apoditticamente, la superiorità e che, invece, dimostra tutta la sua debolezza e inadeguatezza!
    Meno regole e più mercato, questa dovrebbe essere la via!

    Lo Statuto è sbagliato nella filosofia di fondo: cercare di imporre il proprio punto di vista e condizionare le scelte future è un atteggiamento anti- democratico.

    Pensare, poi, di blindare le scelte fatte, approvando lo Statuto con una maggioranza e poi imponendo una soglia molto più alta per le successive modifiche, appare del tutto folle!
    Si farà ricorso!

    Ps
    il concetto chiave dovrebbe essere quello di avere uno Statuto snello e condiviso tale da scongiurare continue modifiche dello stesso ad ogni cambio di maggioranza, non quello di avere uno Statuto di parte reso, con un colpo di mano, difficilmente modificabile.

    Sono sconvolgenti l’arroganza e la prepotenza di una minoranza, perché tale è l’attuale maggioranza, militarizzata.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 30 marzo 2014 14:26

    Il mercato che si autoregola e si corregge con l’applicazione ferrea di pochi principi generali, riduce la funzione “regolatrcie” della partitocrazia.
    La partitocrazia della sua funzione ha fatto un potere, che contratta in ogni dove (in Italia ben di più, ma ovunque abbia potere di normare le applicazioni, divenuto valore di scambio: base della corruzione).

    Quindi non va bene alla partitocrazia: in Italia siamo tanto pervasi dalla corruttela partitocratica, che arriva fino a Vattelapesca, passando per Buccinasco.

    Così come applicano il premio di maggioranza facendone una dittatura di fatto: fanno ciò che vogliono, vanificando le istituzioni democratiche.

    Una lezione della storia quella che vede i “progressisti” di una volta nella veste di conduttori della assolutezza partitocratica, calpestando le istituzioni democratiche.
    Reazionari… questo oggi il loro ruolo…

    RE Q

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